Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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14 febbraio 2006
ss. Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo, Patroni d'Europa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Quanto tempo pensa che bisogni consacrare ogni giorno all'orazione?», domanda una sposina a Padre Maria Eugenio di Gesù Bambino. «Per cominciare, un'ora al giorno», risponde il sacerdote. La giovane cade dalle nuvole: «Consacrare ogni giorno un'ora all'orazione! ma è impossibile! impensabile! Dove inserire quest'ora di orazione in una vita che già è piena come un uovo?» Un buon sorriso illumina il volto del sacerdote: «Signora, se non si sente pronta a concedere a Dio ogni giorno un'ora di orazione, per me ciò è la prova sicura che ha sbagliato porta venendo a bussare alla mia». Chi è mai il prete che ha esigenze tanto stupefacenti?

Enrico Grialou, il futuro Padre Maria Eugenio, è nato il 2 dicembre 1894, in seno ad una famiglia rurale del Rouergue, nel villaggio di Gua. Non ha ancora dieci anni, quando suo padre muore, in capo a pochi giorni di malattia, lasciando alla giovane mamma cinque figli da allevare. Crescendo, Enrico diventa un ragazzo robusto, intraprendente, volitivo, bellicoso. Più tardi, parlerà della propria «corteccia ruvida». Molto presto, indotto dall'ambiente familiare e incoraggiato dai Fratelli delle Scuole Cristiane, desidera farsi prete. Nel 1905, va a Susa, in Italia, dove potrà studiare gratuitamente presso i Padri dello Spirito Santo. Lì, si rende conto che la sua vocazione non conviene per tale Congregazione e chiede di poter entrare nel seminario minore di Graves; ma sua madre, che giudica impossibile per lei pagare la retta, lo manda come apprendista da un operaio montatore. Enrico si applica come meglio può a quel lavoro per il quale non si sente portato. Sua madre, molto intuitiva, capisce e si accolla il pesante sacrificio di pagargli la retta al seminario minore. Alla fine degli studi superiori, il giovane entra al Seminario maggiore di Rodez, il 2 ottobre 1911. Dopo il ritiro di ammissione, scrive: «È soprattutto durante il ritiro che si scorgono «il pro e il contro» del sacerdozio, se così posso esprimermi. Si pesano tutte le ragioni... ci buttiamo, con l'amore di Dio in cuore, con la speranza dell'avvenire in testa, in un campo chiuso, in cui, ci sembra, saremo felici, se non di spargere in una sola volta il nostro sangue, almeno, ed è forse un'identica buona cosa, di spargerlo a goccia a goccia, di esaurire a poco a poco le nostre forze fisiche e intellettuali, e di soccombere infine nell'arena come bravi capitani dell'esercito di Cristo». Nel corso di quegli anni, Enrico scopre gli scritti di suor Teresa di Gesù Bambino, per la quale si appassiona. «Prega molto per me, scrive nel 1913 ad uno dei suoi amici, affinchè io sia, come suor Teresa, la cosa da nulla del buon Dio, che Egli possa far di me quel che vorrà, consumarmi la vita a poco a poco, qui o altrove, o togliermela in qualsiasi altro modo, come vorrà. Chiedi per me questa perfetta conformità alla sua volontà». Anche la futura Santa aveva scritto: «La perfezione consiste nel compiere la volontà [di Dio], nell'essere quello che Lui vuole che noi siamo» (Mem. A, V 2, 20). Tale unione spirituale con Teresa progredirà in seguito, a tal punto che Madre Agnese di Gesù, sorella maggiore della santa, potrà dire: «Non ho mai visto un'anima che assomigli altrettanto alla mia sorellina, quanto Padre Maria Eugenio».

«Ci parla sottovoce»

Scoppia la prima guerra mondiale; Enrico parte per il fronte. Dopo aver passato sei anni sotto le armi, torna con il grado di tenente, decorato della croce di guerra e della legion d'onore. Nell'agosto del 1919, ritorna al seminario, ma le letture dei Santi dell'ordine religioso del Carmelo (Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, Teresa di Gesù Bambino), hanno risvegliato in lui il desiderio di farsi Carmelitano. Scrive alla più giovane delle sorelle: «Il Buon Dio ci parla direttamente e molto chiaramente soltanto in rare circostanze; di solito, s'insinua nella nostra anima attraverso ispirazioni, circostanze che fa nascere. Ci parla con parole velate, sottovoce e ci mostra quel che potremmo fare se volessimo compiacerlo». Ordinato sacerdote il 4 febbraio 1922, don Grialou varca, il 24, la soglia del convento dei Carmelitani di Avon, vicino a Fontainebleau. Dopo un noviziato austero, in cui ha imparato la supremazia dell'orazione, pronuncia i primi voti l'11 marzo 1923, con il nome di Padre Maria Eugenio di Gesù Bambino. «L'orazione, scrive ad un amico, è in qualche modo il sole ed il centro di tutte le occupazioni della giornata. Ogni sera, si ha l'impressione di aver fatto praticamente solo quello d'importante... L'orazione è una grande consolazione qui, e mi fa dimenticare tutto il resto». Che cos'è l'orazione? Santa Teresa d'Avila risponde: «L'orazione mentale, a mio parere, non è che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati» (ved. Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 2709).

Gli anni 1923-25 sono caratterizzati dalla beatificazione e dalla canonizzazione di Suor Teresa di Lisieux; Padre Maria Eugenio ne prova una grande gioia. Il 29 aprile 1923, data della beatificazione, scrive a un amico seminarista: «Ho l'impressione che sia uno dei più bei giorni della mia vita. È la realizzazione di desideri molto antichi e profondi... La glorificazione della piccola Sorella è la forma in cui meglio concepisco la glorificazione di Gesù stesso. La missione della piccola Beata è un'effusione dell'amore divino nelle anime, nella forma che il Buon Dio desidera per la nostra epoca». In occasione di quei due grandi eventi, ed anche per la proclamazione di san Giovanni della Croce quale dottore della Chiesa, nel 1926, Padre Maria Eugenio è chiamato a pronunciare numerose conferenze o omelie sulla spiritualità dei maestri dell'ordine religioso del Carmelo. Diventato specialista della loro dottrina spirituale, pubblicherà, nel 1949 e nel 1951, due libri, Sono figlia della Chiesa, e Voglio veder Dio, sintesi del loro insegnamento.

Un antidoto all'ateismo

Da molto tempo, Padre Maria Eugenio è convinto che la dottrina dei Santi dell'ordine religioso del Carmelo è accessibile a tutti, purchè sia presentata in una forma adattata alle necessità del nostro tempo. Il lunedì della Pentecoste del 1929, quando è superiore del Classico carmelitano del Petit Castelet di Tarascona, lo vengono a trovare tre insegnanti, fra cui Maria Pila, che desiderano conoscere la dottrina dell'ordine religioso del Carmelo e imparare a raccogliersi in preghiera. Egli si rende ben presto conto che Dio lo chiama a fondare un'opera per esse, ma sa altresì che bisogna «avere l'umiltà di saper aspettare il momento, il modo, l'ora, la grazia del Buon Dio, invece di precipitarsi in realizzazioni che sarebbero per forza orgogliose perchè personali». Attende pertanto il mese di maggio del 1931 per iniziare una serie di conferenze sull'orazione a «Nostra Signora di Francia» ad Aix-en-Provence. Scopre ivi un uditorio di giovani donne molto desiderose di essere avviate alla vita contemplativa, pur senza lasciare la loro professione. Nasce così un'istituzione secolare, che egli insedia sulla proprietà di Nostra Signora di Vita a Venasque (diocesi di Avignone), ed il cui fine è l'ideale primitivo dell'ordine religioso del Carmelo, realizzato dal profeta Elia: «Unire strettamente, nella società, vita contemplativa e vita apostolica, impregnando di orazione tutto l'apostolato, onde essere testimoni del Dio vivo attraverso la parola e la vita». Ciascuna delle donne comincia col passare un anno nella solitudine di Nostra Signora di Vita; poi, essa potrà portar con sè lo spirito di contemplazione nel proprio ambiente sociale, mentre si applicherà ad essere un modello di competenza professionale.

Padre Maria Eugenio fa radicare i suoi discepoli nell'orazione di fede, quel semplice sguardo su Dio che fa scoprire il di lui Amore Misericordioso. Colpito dalla seguente frase di santa Teresa di Gesù Bambino: «Ti supplico di abbassare il Tuo divino sguardo su un gran numero di piccole anime, Ti supplico di scegliere una legione di piccole vittime degne del Tuo amore» (Mem. B 5 V, 42), egli spiega: «Vorrei che andaste dove noi (monaci) non possiamo andare, sui viali, in alto mare, in tutti gli ambienti». L'opera si vuole un antidoto all'ateismo pratico dei tempi moderni: «In un mondo che ha perso il senso di Dio, che forse lo perde sempre di più, l'Istituzione ha il suo posto, ha la sua missione, tanto più urgente in quanto l'ateismo vi fa più vittime; l'ateismo non ci fa fuggire, al contrario, ci chiama, perchè richiede una testimonianza, la testimonianza che afferma l'esistenza di Dio e dei di lui diritti». Infatti, più il mondo dimentica Dio, più bisogna testimoniare Dio. Gli uomini sono avidi di Dio senza rendersene conto, e lo cercano come alla cieca: «Preoccupiamoci di condurli a Dio!» si compiace di ripetere Padre Maria Eugenio. Ma le condizioni dell'apostolato sono quelle della «lotta fra due fermenti, fra due regni, quello di Dio e quello di Satana. Perchè trionfi il fermento divino, è necessario che esso sia il più forte ed invincibile nell'apostolo... Bisogna che tale fermento invadente sia capace non solo di sostenere la lotta, ma anche di fortificarsi per continuare la lotta... Se le cose andassero altrimenti, la presa di contatto sarebbe presuntuosa e porterebbe ad uno smacco del regno di Dio, e forse alla perdita dell'apostolo».

Aggrappati a Dio

Dunque, l'orazione è indispensabile: «Una certa esperienza di Dio è necessaria per fortificare la fede e mantenerla salda in mezzo a tante onde ed anche in mezzo a tanti maremoti, interni ed esterni, che tutti subiamo... È indispensabile incontrare Dio, prender contatto con lui, vivere nella sua intimità, aggrapparsi a Dio per non esser portati via dai marosi che minacciano tutti noi. Ora, l'attaccamento al Signore attraverso la fede presuppone che, ogni giorno, si consacri un certo tempo a Dio». Infatti, «non si fa orazione quando si ha tempo, ci precisa il Catechismo della Chiesa Cattolica, si prende il tempo di essere per il Signore, con la ferma decisione di non riprenderglielo lungo il cammino, qualsiasi siano le prove e l'aridità dell'incontro» (CCC 2710). Questo tempo dedicato a Dio suppone che si organizzi la propria vita quotidiana per farvi un posto. Quanto tempo bisogna prevedere? «Sembra, dice Padre Maria Eugenio, che, se si vuole che l'orazione abbia una certa influenza sulla vita, bisogni calcolare una mezz'ora. Come organizzarla? Si può dividere in due questo lasso di tempo, o in tre o in quattro, secondo le proprie capacità, e risolvere così il problema. Ho visto io stesso persone molto occupate, madri di famiglia, coppie, religiosi che hanno occupazioni impegnative, preoccupazioni di gestione con gravi responsabilità di corrispondenza, che riescono a sistemare nella giornata quelle due o tre ore di orazione». Com'è possibile? San Francesco di Sales spiega che le anime che si dedicano all'orazione agiscono in modo più efficace, perchè il tempo passato con Dio permette una distensione spirituale che affina e perfeziona le facoltà, anche da un punto di vista umano. Si può aggiungere che l'anima che posa sovente lo sguardo sulle verità eterne individua meglio le priorità nella vita ed elimina ciò che è inutile. Essa diventa in tal modo capace di prolungare la preghiera anche durante le occupazioni: «È possibile anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comprate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate» (San Giovanni Crisostomo). Tutto ciò assume maggior risalto se si considera che la preghiera è una necessità vitale; l'uomo che non si lascia condurre dallo Spirito, ricade sotto la schiavitù del peccato. «Chi prega, certamente si salva; chi non prega, certamente si danna» (Sant'Alfonso de Liguori; ved. CCC 2743-2744).

Un'ascesi adeguata

L'avvio della nuova opera non dispensa Padre Maria Eugenio dall'assumere le gravose responsabilità che gli sono affidate dall'Ordine del Carmelo. Dopo aver esercitato la carica di Priore in vari conventi, diventa, nel 1937, Definitore generale dell'Ordine del Carmelo a Roma. Le sue numerose assenze lo spingono ad affidare la direzione dell'Istituzione a Maria Pila. Personalità forte, molto equilibrata, di notevole levatura intellettuale, quest'anima si dedica totalmente alla fondazione. Il soggiorno di Padre Maria Eugenio presso la casa generalizia dei Carmelitani, a Roma, sarà abbreviato dalla guerra del 1939, che lo richiama in Francia. Smobilitato verso la fine del 1940, ed impossibilitato a raggiungere Roma, rimane al Petit Castelet e dedica le sue attività alla Provincia francese dell'Ordine, fino alla fine della guerra. A quel momento, un gruppo di ragazze si unisce, a Nostra Signora di Vita, a quelle che formano il primo nucleo dell'Istituzione. Padre Maria Eugenio traccia per esse, destinate ad osservare nel mondo i voti di povertà, castità ed obbedienza, le linee principali di un programma di perfezione. Educatore molto realistico, integra nella formazione il lavoro manuale, le passeggiate, le ricreazioni; tutto ciò favorisce un ambiente fraterno, altamente necessario alla crescita spirituale che può subire crisi: «La massima prova di santità non è quella di non aver tentazioni o abbattimenti, ma quella di continuar sempre ad avanzare, di reagire, di salire verso Dio». Le forma altresì ad un'ascesi adeguata al temperamento di ciascuna ed alle difficoltà dell'epoca. Lungi dal portarle alle penitenze spettacolari, propone una «ascesi di piccolezza», che si potrebbe chiamare «il supporto delle pene del nostro stato»: «Se saprete, dice, accettare le prove, le preoccupazioni, le sofferenze e le stanchezze, disposte da Dio lungo tutti i giorni e le ore della vita, sarete ben servite in fatto d'ascesi, e non avrete da cercarne altre».

Un cristianesimo integrale

Non appena finita la guerra, Padre Maria Eugenio torna a Roma. La promulgazione da parte di Papa Pio XII della Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia, che riconosce ufficialmente le istituzioni secolari, rende possibile la fondazione canonica di Nostra Signora di Vita, il 15 agosto 1948. «Le istituzioni secolari, dirà Papa Paolo VI, costituiscono attualmente il grande esercito che la Chiesa lancia sul campo di battaglia del mondo. I membri vengono immersi nella realtà umana tanto eterogenea, tanto confusa e tanto disordinata, per santificarla dall'interno e configurarla secondo Dio». Bisognerà aspettare il 24 agosto 1962 perchè l'Istituzione, allora completata con un ramo maschile ed un ramo sacerdotale, sia riconosciuta di diritto pontificale. Il 23 febbraio 1948, Padre Maria Eugenio viene nominato Visitatore apostolico delle Carmelitane scalze residenti in Francia. In sei anni, visita 150 conventi dell'ordine del Carmelo. Nel 1954, egli diventa Vicario generale dell'Ordine: a tal titolo, durante gli anni seguenti, si reca al Cairo, nelle Filippine, nel Vietnam, in India e in Palestina. Nel corso dei viaggi, si sforza di acquisire una conoscenza profonda di uomini di culture differenti. «Bisogna dar loro un cristianesimo integrale, afferma, cristianizzare la loro civiltà, ma rispettando o addirittura esaltando i valori umani di tali civiltà affinate, come fece la Chiesa per la civiltà greca e latina... L'adattamento avrà come scopo il fatto di tradurre in un linguaggio chiaro per un uditorio, e in una forma adeguata ai di lui bisogni, una dottrina buona e valida per qualsiasi tempo. Tale compito è immenso. Esso esige una perfetta padronanza della dottrina, una conoscenza che non sia soltanto verbale, che abbia saputo superare le parole ed anche le definizioni, ma che si sia impossessata del reale significato». Tuttavia, mette altresì in guardia l'apostolo contemporaneo contro la tentazione di adattare la dottrina cattolica all'ultima moda, per farla accettare: «Il grande peccato è appunto quello di non trasmettere il messaggio integrale... Amputare il messaggio cristiano è un crimine non solo nei riguardi di Dio, ma anche nei riguardi delle anime... Cristo non ha edulcorato il suo messaggio per renderlo benaccetto».

Padre Maria Eugenio si interessa pure alla formazione intellettuale di tutti i membri dell'Ordine del Carmelo. Segue all'uopo molto da vicino la costruzione a Roma di un convitto internazionale, il Teresianum. Lo sviluppo generale della cultura richiede, per i giovani carmelitani, una formazione intellettuale approfondita, giudica Padre Maria Eugenio, ma, nello stesso tempo, egli insiste perchè essa vada di pari passo con la vita di preghiera e di contemplazione, onde favorire una miglior conoscenza del Signore. «La contemplazione, insegna il Catechismo, è sguardo di fede fissato su Gesù. «Io Lo guardo ed Egli mi guarda», diceva al suo santo Curato il contadino d'Ars in preghiera davanti al Tabernacolo. Questa attenzione a Lui è rinuncia all'«io». Il suo sguardo purifica il cuore. La luce dello sguardo di Gesù illumina gli occhi del nostro cuore; ci insegna a vedere tutto nella luce della sua verità e della sua compassione per tutti gli uomini. La contemplazione porta il suo sguardo anche sui misteri della vita di Cristo. In questo modo, conduce alla «conoscenza interiore del Signore» per amarLo e seguirLo di più (ved. Sant'Ignazio, Eserc. Spir., n. 104)» (CCC 2715).

Esonerato dai suoi incarichi a Roma, Padre Maria Eugenio può tornare in Francia e, nel 1961, ottiene il permesso di risiedere a Nostra Signora di Vita. Dopo tante fatiche, è sopraffatto da una grande stanchezza. «Si ha bisogno, dice, di questo senso di debolezza, di povertà, di incapacità fisica... È bene avvertire la nostra debolezza, per ricorrere alla misericordia! Ricordatelo anche voi. Il Buon Dio mi ha posto fra di voi perchè vi mostri l'utilizzazione della debolezza. È la strada che si riprende con gioia, con la pienezza della propria anima». Santa Teresa di Gesù Bambino si era espressa nello stesso modo: «O Faro luminoso dell'amore, so come giungere fino a Te, ho trovato il segreto per appropriarmi della tua fiamma. Sono solo una bambina, impotente e debole, tuttavia è la mia stessa debolezza che mi dà l'audacia di offrirmi quale Vittima al tuo Amore, O Gesù!» (Mem. B, 3 V 36).

«Lo Spirito Santo è il vostro amico!»

Le forze di Padre Maria Eugenio declinano. Dopo un disturbo circolatorio avvenuto nel febbraio del 1962, si riprende abbastanza per accettare l'incarico di Provinciale nel 1963, e per intraprendere la visita dei vari paesi in cui l'opera si insedia. Nel febbraio del 1965, un nuovo problema di salute mette in pericolo la di lui vita. In tale occasione, scrive ai suoi figli spirituali: «Ecco il testamento che vi lascio: che la grazia dello Spirito Santo scenda su di voi, che possiate tutti dire, il più presto possibile, che lo Spirito Santo è il vostro amico, che lo Spirito Santo è la vostra luce, che lo Spirito Santo è il vostro maestro...» Un nuovo miglioramento permette a Padre Maria Eugenio di riprendere le sue attività, e l'anno 1966 trascorre in viaggi e predicazioni di ritiri spirituali. Ma, verso la fine di dicembre, il suo stato di prostrazione lo costringe a fermarsi. Il Giovedì Santo del 1967, gli viene portata la santa Comunione a letto. Il Venerdì Santo, dopo aver ricevuto l'unzione degli infermi, mormora: «Dio mio, ti amo! Gesù, ti amo! Mi sembra di amarvi perfettamente e di assomigliarvi! Ogni minuto che passa mi permette di amarvi ancora di più. Il Buon Dio mi ha dato tutto... Le profondità di Dio sono l'Amore». La sera di Pasqua, sospira: «Nelle tue mani, Signore, rimetto il mio spirito», e, il giorno dopo, lunedì di Pasqua, il 27 marzo 1967, Padre Maria Eugenio si spegne, per, come dice, andare «verso l'abbraccio dello Spirito Santo». Il di lui processo di beatificazione è in corso a Roma.

«Per molte anime, anche cristiane, Dio non è più il fine della nostra esistenza», constatava tristemente Padre Maria Eugenio. Ora, aggiungeva, «l'uomo ha una vocazione soprannaturale. Il nostro fine è la Santissima Trinità!» Ed è appunto la preghiera che ci orienta verso quest'ultimo fine, mettendoci fin da quaggiù in relazione viva con Dio. Dedicandogli ogni giorno un certo tempo, compiamo un atto di fede in Colui che ci ha dato tutto ed a cui dobbiamo render conto nell'ora della morte. Allora, il Battesimo porterà frutto non solo per noi, ma anche per la salvezza di molte anime. Infatti, «un'anima piena di Buon Dio non può non darne», come piaceva ripetere a Padre Maria Eugenio. Se non sappiamo pregare, invochiamo la Santissima Vergine, Regina dell'Ordine del Carmelo. Perchè, «dappertutto dove Dio è Padre, Maria è Madre. Dappertutto dove lo Spirito Santo diffonde l'amore, essa collabora alla di lui opera, attraverso la sua funzione materna». Invochiamo anche san Giuseppe, che santa Teresa d'Avila raccomanda a tutti quale maestro d'orazione. In un mondo in preda alle distrazioni effimere del materialismo, che Nostra Signora e San Giuseppe aprano i nostri cuori alla luce dello Spirito Santo!

Dom Antoine Marie osb

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