Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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2 marzo 2005
Mese di san Giuseppe


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Eccoci sulla banchina di New York, negli ultimi anni del diciannovesimo secolo. Alla ricerca di migliori condizioni di vita, fra cinquanta e duecentomila italiani vi sbarcano ogni anno! Tutti sognano di far fortuna, ma vengono relegati nei quartieri popolosi delle grandi città; d'estate, lavorano in qualità di manovali, scaricatori, muratori, minatori, o ferratori; d'inverno, eccoli ridotti alla disoccupazione. Ignorando la lingua del paese, i «dagoes», come sono chiamati, sono ampiamente sfruttati. Come se non bastasse, gli immigrati, quasi tutti cattolici, sono ben poco sostenuti spiritualmente. È in questa situazione di indigenza, che appare una giovane suora italiana, Madre Francesca Saverio Cabrini. Invitata a mandare Suore per servire i compatrioti emigrati, essa raccoglie la sfida e dà inizio ad un'epopea straordinaria.

Francesca Saverio Cabrini è nata il 15 luglio 1850, ultima di tredici figli, a Sant'Angelo, alla periferia di Lodi, non lontano da Milano (Italia). I suoi genitori, cattolici ferventi, allevano i figli sotto lo sguardo di Dio, in un'atmosfera di carità profonda. Al battesimo, riceve i nomi di Maria Francesca, ma in casa la chiamano «Cecchina». Nata con due mesi di anticipo, la piccola è gracile e soggetta ad una febbre maligna. Tuttavia, essa ha un sorriso meraviglioso. A undici anni, il confessore le permette di fare un voto privato di castità, che rinnoverà d'anno in anno, fino a quando, diciannovenne, consacrerà per sempre la sua verginità a Cristo. In occasione delle veglie in famiglia, si recita la preghiera e si leggono gli Annali della Propagazione della Fede. A questa lettura, Maria Francesca si sente infiammare dal desiderio di farsi missionaria in Cina. Sul mappamondo, paragona le contrade già cristiane con quelle che non sono state ancora evangelizzate, e sogna di andare, a sua volta, a portare la luce di Cristo a quei popoli. Nel 1870, la famiglia attraversa una dura prova: muoiono, uno dopo l'altro, entrambi i genitori.

«Fondi lei!»

Un giorno, il parroco chiede a Francesca di andar a sostituire un'insegnante ammalata, in una scuola di Vidardo. Vi rimane per due anni, si accattiva i bambini, inculca loro l'amore ed il rispetto di Dio, e si rivela ottima pedagoga. Ottiene dal Sindaco del paese l'autorizzazione di ristabilire l'insegnamento religioso a scuola. Tuttavia, Francesca, sentendosi chiamata a consacrarsi a Dio, chiede di essere ammessa a far parte della comunità delle Dame del Sacro Cuore, ma invano, perchè Dio ha altri disegni. Nel 1874, il vescovo di Lodi, Monsignor Gelmini, le propone una formazione un po' particolare in un orfanatrofio, la Casa della Provvidenza di Codogno, tenuta dall'anziana signorina Tondini. Il prelato vorrebbe che Francesca diventasse ad un tempo novizia e riformatrice, il che le varrà molti contrasti con la Signorina Tondini. Tuttavia, non sarà fatica sprecata: non solo l'istruzione viene migliorata, ma l'andamento temporale della casa si risente della sua amministrazione. Vengono accolte altre ragazze, e Francesca si accorge che esse aspirano alla vita religiosa. In capo a tre anni, con sette compagne, pronuncia i voti davanti al vescovo, che la nomina Superiora della casa. La Signorina Tondini rifiuta di obbedire a suor Cabrini e le rende la vita impossibile, cosa che le provoca vere angosce. Malgrado gli sforzi delle nuove religiose, la situazione della casa è disperata. Sei anni dopo l'arrivo di suor Cabrini, Monsignor Gelmini chiude la casa: «Lei vuol esser missionaria, le dice, l'ora è giunta. Non conosco istituti di Suore missionarie; allora, ne fondi uno lei stessa». La sua sola risposta è: «Cercherò una casa». Si sistema in un vecchio monastero francescano dedicato a Nostra Signora delle Grazie. La costruzione ha bisogno di esser riabilitata, la povertà è estrema; tuttavia, il 14 novembre 1880 vede nascere una nuova congregazione religiosa, l'Opera delle Suore Missionarie del Sacro Cuore. Monsignor Serrati, parroco di Codogno, celebra la prima Messa nella cappella e sistema sopra all'altare un'immagine del Sacro Cuore, usanza che verrà conservata in tutte le fondazioni dell'opera. Guidate da suor Cabrini e sotto la sorveglianza di Monsignor Serrati, le Suore decidono di aprire un orfanatrofio ed una scuola. Numerosi genitori mandano i figli in quella scuola assai povera, certi che i piccoli vi riceveranno un'educazione cristiana. Infatti, l'Italia è nelle mani di un potere ostile alla Chiesa, ed i cattolici fanno grandi sacrifici per trasmettere la fede ai figli.

Quest'esempio riveste una grande importanza per le famiglie della nostra epoca, poichè l'educazione cristiana dei figli è uno dei doveri maggiori dei genitori. «I genitori, perchè hanno dato la vita ai figli, insegna il Concilio Vaticano II, hanno il gravissimo obbligo di allevarli, e, a questo titolo, devono esser riconosciuti come i primi e principali educatori... Tocca ai genitori creare un'atmosfera familiare animata dall'amore ed il rispetto di Dio e degli uomini, tale da favorire l'educazione totale, personale e sociale dei figli. La famiglia è dunque la prima scuola delle virtù sociali necessarie a tutta la società. [...] Il compito di dispensare l'educazione, che spetta in primo luogo alla famiglia, richiede l'ausilio di tutta la società» (Decreto Gravissimum educationis, 3). Pertanto, non si possono che incoraggiare e sostenere gli sforzi di tutti coloro che instaurano strutture in vista di favorire le scuole in cui si dispensa un'educazione veramente cattolica. Le molteplici difficoltà in questo campo devono suscitare la nostra generosità, ma anche stimolare la nostra preghiera a san Giuseppe, protettore delle famiglie.

«Non una, ma due!»

La nuova opera fondata da Madre Cabrini trae vita dal Cuore di Gesù; ha per obiettivo la glorificazione e la consolazione del Sacro Cuore. In tale spirito, Madre Cabrini insegna alle ragazze che bussano alla sua porta, a coltivare una profonda vita interiore, ad essere semplici, umili, mortificate, e soprattutto ubbidienti. Per lei, l'umiltà non è altro che la verità su di sè, il perfetto abbandono alla volontà di Dio, la fiducia nella sua grazia per il compimento dei compiti affidati. «La vera missionaria non pensa mai: «Che carica mi verrà data da ricoprire? Dove sarò mandata?» e non dovrebbe mai dire: «Non posso far questo o quello; ne sono incapace». Che diventi Superiora Generale, che sia inviata ad insegnare in una classe di piccoli, o a spazzare una scala, dovrà adempiere serenamente al proprio obbligo... Tale è il vero amore, l'amore pratico, spoglio di qualsiasi interesse personale; è l'amore forte che dovreste avere tutte. Siete state immolate al Sacro Cuore di Gesù; è in tale totale abnegazione di sè che si trova l'essenza della santità».

Nel 1882, la comunità apre una scuola a Grumello. Due anni dopo, un'altra viene fondata a Milano. Le vocazioni affluiscono: bisogna ingrandire il noviziato. I seguenti sette anni vedono nascere altrettante fondazioni. Per assicurare l'avvenire, Madre Cabrini vorrebbe fondare una casa a Roma ed ottenere un'approvazione speciale dal Sovrano Pontefice. Glielo si sconsiglia, facendo valere il fatto che la sua opera è recente e che numerose sono le case religiose già insediate nella Città eterna. Ricevuta in udienza dal Cardinale Vicario di Roma, Madre Cabrini gli espone il proprio desiderio. Con grande delusione, riceve questa risposta: «Sia obbediente e torni a casa. Ritornerà in un momento più opportuno». In capo ad un certo tempo, il Cardinale Parocchi la richiama e le chiede: «Ebbene, Madre Cabrini, è sempre pronta ad obbedire? – Certo, Eminenza. – In questo caso, non le permetto di insediare una casa a Roma; le ordino di aprirne due. Una sarà una scuola privata a Porta Pia. L'altra, una casa per bambini ad Aspra». Non crede ai suoi orecchi! Il 12 marzo 1888, le regole dell'opera vengono approvate a Roma.

«Non in Oriente, ma in Occidente!»

Verso quell'epoca, fa la conoscenza del vescovo di Piacenza, Monsignor Scalabrini, che si preoccupa dell'indigenza degli italiani emigrati negli Stati Uniti. Il prelato la invita a recarvisi per soccorrere i compatrioti; Madre Cabrini è travagliata, perchè pensa sempre al sogno della sua infanzia: la Cina! Ricevuta in udienza da Papa Leone XIII, gli sottopone il suo dubbio: «Non in Oriente, risponde il Santo Padre, ma in Occidente. L'opera è ancora recente. Vada negli Stati Uniti! Ci troverà un vasto campo di lavoro». Il Papa ha parlato, e, attraverso lui, Cristo. Madre Cabrini non esiterà più. «I fondatori fanno sempre prova di un vivo senso della Chiesa, che si manifesta attraverso la loro piena partecipazione alla vita ecclesiale in tutte le sue dimensioni, e attraverso la loro pronta obbedienza ai Pastori, specialmente al Pontefice romano. È nella prospettiva dell'amore per la Santa Chiesa, colonna e sostegno della verità (1 Tim. 3, 15) che vanno capite la devozione di Francesco d'Assisi per «il Signor Papa», l'audacia filiale di Caterina da Siena nei riguardi di colui che chiama «il dolce Cristo in terra», l'obbedienza apostolica ed il sentire cum Ecclesia di Ignazio di Loyola, la gioiosa professione di fede di Teresa di Gesù: «Sono figlia della Chiesa». Si capisce anche l'ardente desiderio di Teresa di Lisieux: «Nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l'amore...» Queste testimonianze sono rappresentative della totale comunione ecclesiale che santi e fondatori hanno vissuto in epoche e circostanze diverse e spesso difficilissime. Sono esempi cui le persone consacrate devono riferirsi costantemente, per resistere alle spinte centrifughe e distruttrici oggigiorno particolarmente forti» (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica, Vita consecrata, 25 marzo 1996, n. 46).

Il 31 marzo 1889, Madre Cabrini arriva a New York con sei compagne. Siccome non ci sono conventi, le suore passano la prima notte in una misera casa della «Piccola Italia», nel cuore del Lower Manhattan. Il giorno dopo, l'arcivescovo, Monsignor Corrigan, le riceve molto freddamente: «Non l'aspettavo così presto, Sorella. La situazione è tale, che qui non c'è niente da fare. Mi dispiace che siate venute. Non vi resta che tornarvene in Italia con la stessa nave». Con voce decisa, Madre Cabrini risponde brevemente: «No, Eccellenza, no! Non possiamo farlo. Sono venuta a New York per obbedienza al Santo Padre, vi rimarrò». Grazie alla carità di persone abbienti, Madre Cabrini apre un primo orfanatrofio. In poco tempo, tutta la Piccola Italia conoscerà Madre Cabrini e le sue Suore. Quella donna umile, dal corpo spesso fiaccato dalla malattia, sorprende per l'audacia con cui intraprende opere umanamente impossibili. Infatti, nel corso degli anni seguenti, il continente americano, dal nord al sud, vedrà nascere scuole, convitti, orfanatrofi ed ospedali, senza contare parecchie fondazioni europee. Alla morte di Madre Cabrini, la sua congregazione conterà 67 fondazioni! Essa ha potuto realizzare tante opere ammirevoli, grazie al tratto essenziale della sua spiritualità: l'incrollabile fiducia in Dio. Scrive: «Da tanti anni che esiste l'opera, sono Gesù e Maria che hanno fatto tutto per me. Se talvolta le cose sono riuscite meno bene, è stato perchè ci mettevo troppo del mio. Vado avanti, tranquilla, come una bambina che si riposa fra le braccia della mamma... Omnia possum in Eo qui me confortat! Tutto posso in Colui che mi dà la forza! (Fil. 4, 13)». La presenza dei doni dello Spirito Santo, ed in particolare del dono del consiglio, è manifesta nella sua vita. Tale dono perfeziona la virtù della prudenza, facendo giudicare prontamente e sicuramente, con una specie di intuizione soprannaturale, quello che conviene fare, soprattutto nei casi difficili. Molti santi hanno beneficiato dell'esercizio quasi abituale di questo dono. Santa Giovanna d'Arco, per esempio, non avrebbe mai potuto stabilire piani di battaglia, ammirati dai migliori capitani, senza un'ispirazione speciale dello Spirito di Dio. Le stupefacenti realizzazioni di Madre Cabrini vanno considerate sotto questa luce. Se la sua condotta ha potuto sconcertare e sembrar talvolta ignorare le previsioni umane, la sua docilità ha permesso al Signore di provvedere, attraverso lei, in modo straordinario, alle necessità di numerose persone indigenti.

Gli aranci del Papa

Profondamente fedele al Sacro Cuore di Gesù, Madre Cabrini ha realizzato l'unione dei cuori fra le sue suore, tanto diverse per l'origine, il temperamento, l'educazione e la lingua. «Mi applicherò a mantenere l'unione della santa carità fra le Suore, scrive. Le amerò profondamente, come una vera madre, sforzandomi in pari tempo di esser la serva di tutte... vedendo in ciascuna l'immagine del mio diletto Sposo e di Maria Santissima». Molto materna, si interessa a ciascuna delle suore, chiede loro di scriverle, e malgrado le sue pesanti occupazioni, risponde sempre alle loro lettere. Veglia altresì sulla loro salute e non esita a procurare sollievi a quelle che ne hanno bisogno.

Nella periferia di Buenos Aires (Argentina), le Suore dell'istituto incontrano un'infelice che vive da anni nel peccato e vi trascina numerose ragazze. Preoccupate di salvare quell'anima, esse vanno sovente a trovarla, scongiurandola di cambiar vita, ma inutilmente. Alla fine, una delle Suore le dice: «Non torneremo più, ma si ricordi, ogni volta che sentirà la campana del nostro convento, che vi sono religiose che pregano e soffrono per salvare quell'anima che lei è determinata, ad ogni costo, a perdere!» Ed ogni volta che le campane rintoccano, quelle parole risuonano nello spirito dell'infelice. A poco a poco, la grazia ha il sopravvento; si converte e lascia la sua casa malfamata per raggiungere un convento in cui morirà poco tempo dopo.

Quando torna a Roma, nella primavera del 1902, Madre Cabrini, colpita da febbre e stroncata dalla stanchezza, deve mettersi a letto. I medici credono che sia la fine. Papa Leone XIII le manda arance colte nei giardini del Vaticano. Non ha mangiato nulla da parecchi giorni, ma bisogna mangiare le arance del Santo Padre! Ne assaggia una, poi si mette a sedere nel letto: «Ottime! Ho ripreso forze». Poco dopo, rende l'ultima visita al Papa che morirà l'anno seguente. Molto attaccata alla persona del Papa, vicario di Cristo in terra, Madre Cabrini scriveva, a proposito di certi protestanti incontrati in viaggio: «Pregate molto perchè quei fratelli comprendano il legame soprannaturale che c'è fra Nostro Signore ed il Papa, affinchè tutti siano uniti a lui e formino, con noi, una famiglia, un solo gregge con lo stesso Pastore... Poichè la grazia della loro salvezza può venire soltanto dal Cuore amante del Sovrano Pastore, che ha radunato gli Apostoli ed ha promesso la grazia e la benedizione ai loro successori che rimangono fedelmente uniti a colui che è il fondamento, il Papa». Venticinque anni dopo la fondazione dell'opera, Madre Cabrini chiede un'approvazione definitiva, che le viene accordata dal Papa, san Pio X, il 12 luglio 1907. La sua congregazione conta allora più di 1000 religiose; più di 5000 bambini sono presi in carico nelle sue scuole, e circa 100.000 pazienti sono curati nei suoi ospedali.

Un cilicio alla portata di tutti

Madre Cabrini non prescrive austerità corporali, ma esige che le sue religiose si mortifichino in tutto e distruggano l'idolo dell'amor proprio. Non tollera il minimo mormorio. Un giorno, in occasione d'un viaggio, una delle Suore si lamenta del caldo. È immediatamente ripresa da Madre Cabrini, che aggiunge che il tempo è sempre il tempo del Buon Dio. La fondatrice domanda alle sue suore di assumere tutto quel che capita in silenzio, con pazienza e addirittura con gioia. «Contraddizioni? Ecco un vero cilicio! Se amate la penitenza, ecco una penitenza che ha fatto santi e che tutti possono praticare, anche con la salute più malandata. È un cilicio che potete portare non per un'ora, per tutto il giorno». In questo, Madre Cabrini raggiunge un'altra grande anima amante del Sacro Cuore, la Signora Royer (1841-1924), che diceva: «La devozione al Sacro Cuore non è una pratica di pietà che si aggiunge ad altre pratiche pie. È tutta l'intera vita infiammata dall'amore divino. Far amare prima di tutto Nostro Signore; poi verrà la penitenza. La penitenza non consiste nel fare di tutto per ricercare sacrifici o vie straordinarie, ma è dire «amen» a tutte le occasioni di mortificarsi che la vita s'incarica di proporci senza posa. È accettare la croce che Dio ci pone continuamente sulle spalle». Madre Cabrini pratica ciò che insegna. Durante tutta la vita, soffre di malattie croniche, ma si sforza di non lasciarlo vedere. Tale spirito di mortificazione non può esistere senza una vita di preghiera. «Pregate, pregate sempre, e chiedete senza posa lo spirito di preghiera, scrive... Qual è lo spirito di preghiera? È pregare secondo lo spirito di Gesù... in Gesù e con Gesù. Lo spirito di preghiera significa pregare in armonia con il volere divino, volendo unicamente quel che Dio vuole... Ciò significa che i nostri spiriti sono fissati sulla preghiera in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, mentre lavoriamo, camminiamo, mangiamo, parliamo, soffriamo... abitualmente e sempre».

Verso la fine dell'anno 1917, Madre Cabrini torna a Chicago, dove, malgrado lo stato di spossatezza in cui si trova, provvede alle necessità dei due ospedali fondati nella città. Poco prima di Natale, avendo saputo che il curato locale non avrebbe potuto distribuire ai bambini le solite leccornie, esclama: «Come! nessuna leccornia per i nostri piccoli! Natale non sarebbe Natale! Provvederemo a tutto come al solito». E, il 21 dicembre, soprintende con soddisfazione alla preparazione dei pacchettini. Ma il 22, non riesce ad alzarsi per assistere alla Messa. Verso mezzogiorno, la si trova accasciata sulla sedia, con i vestiti machiati di sangue. Si ha appena il tempo di chiamare un sacerdote che le ammnistra l'Estrema Unzione. Dopo aver sospirato per due volte, la fondatrice spira, in età di 67 anni.

Formare una sola famiglia

Nel 1950, Madre Francesca Saverio Cabrini è stata dichiarata patrona di tutti gli emigranti. Oggi, la sua congregazione continua a servire la Chiesa nel campo dell'educazione, delle cure mediche e delle opere pastorali, in America, in Europa, in Australia, nelle Filippine e in Africa. Quando fu canonizzata, il 7 luglio 1946, Papa Pio XII aveva tratto il seguente insegnamento, ancora d'attualità: «Che i popoli apprendano da lei, che amò la sua patria di un amore ardente e riversò su altri paesi i tesori della sua carità e delle sue opere, che sono chiamati a formare una sola famiglia: una famiglia che non devono assolutamente dividere le agitazioni e le rivalità, nè le inimicizie eternamente occupate a vendicare antiche ingiurie; una famiglia che si unisca nell'amore fraterno, la cui fonte si trova nel comandamento di Cristo e nel di lui divino esempio». Gli uomini dei diversi popoli della terra potranno considerarsi fratelli e figli dello stesso Padre celeste, nella misura in cui ciascuno si farà artefice di pace, prima di tutto in seno alla propria famiglia. Quando marito e moglie, genitori e figli, fratelli e sorelle si accordano per realizzare la pace fra di loro, l'opera di pacificazione delle nazioni è già avviata. Quest'opera può realizzarla solo la grazia di Dio che scende sul mondo attraverso la preghiera, in particolare con il favore della recita del Santo Rosario. «Il Rosario è una preghiera orientata per natura verso la pace, per il fatto stesso che è contemplazione di Cristo, Principe della pace e nostra pace (Ef. 2, 14). Colui che assimila il mistero di Cristo – e proprio a ciò tende il Rosario – apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita. Inoltre, in virtù del suo carattere meditativo, nella tranquilla successione delle Avemarie, il Rosario esercita su chi prega un'azione pacificatrice che lo dispone a ricevere quella vera pace che è un dono speciale del Risorto, ed a farne l'esperienza nel fondo del proprio essere, in vista di diffonderla attorno a sè... Riprendete in mano con fiducia la corona... Che il mio appello non rimanga lettera morta!» (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariæ, 16 ottobre 2002, nn. 40, 43).

Chiediamo a santa Francesca Saverio Cabrini l'arte della preghiera a Maria, onde ottenere per tutte le famiglie e per tutte le nazioni la pace che viene da Gesù Cristo, Principe della Pace.

Dom Antoine Marie osb

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