Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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29 giugno 2004
Carissimo Amico dell'Abbazia di San Giuseppe,


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Il peccato del ventesimo secolo è la perdita del senso del peccato», dichiarava Papa Pio XII, il 26 ottobre 1946. Mezzo secolo dopo, la crisi del sacramento della Penitenza, trascurato da tanti cattolici, mostra che tale giudizio del Papa rimane della massima attualità. Eppure, «agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC 1488). La nostra epoca non è la prima che attraversi una crisi del sacramento della Penitenza. La Santissima Vergine Maria è stata spesso la messaggera di Dio presso gli uomini per distoglierli dal peccato e riportarli all'amore del loro Creatore. Nel corso degli ultimi secoli, essa è intervenuta a parecchie riprese, in particolare a La Salette, Lourdes e Fatima; ma, in precedenza, essa aveva degnato di manifestarsi ad una povera ragazza delle Alpi, Benedetta Rencurel.

Il 16 settembre 1647, Benedetta Rencurel nasce nel piccolo comune di Saint-Etienne d'Avançon (Alpi del Sud). I suoi genitori sono buoni cattolici, che vivono modestamente del loro lavoro manuale. Alla nascita di Benedetta, essi hanno già una figlia, Maddalena; una terza, Maria, nascerà quattro anni dopo. Il padre, Guglielmo Rencurel, muore quando Benedetta, piena di vita e di buon umore, ha sette anni. Per la vedova e le tre bambine, il decesso provoca la miseria materiale. Non c'è scuola a Saint-Etienne d'Avançon; perciò Benedetta non saprà mai leggere nè scrivere. Tutta la sua istruzione consiste nella predica della Messa domenicale; vi apprende che Maria è la misericordiosissima Madre di Dio, il che fa nascere in lei il desiderio di vederla. A Benedetta, anima contemplativa, piace pregare a lungo.

«Mi chiamo Maria»

Un giorno di maggio del 1664, la ragazza, che è stata assunta in qualità di pastora da contadini dei dintorni, custodisce le pecore in un vallone le cui pendici sono squarciate da brecce che fanno pensare a grotte poco profonde. Benedetta recita la corona, quando scorge una bella Signora su una roccia, che tiene per mano un bambino di una bellezza singolare. «Bella Signora! le dice, cosa fate lassù? Volete far merenda con me? Ho un po' di buon pane, lo potremmo bagnare nella fontana!» La Signora sorride della sua semplicità, e non dice una sola parola. «Bella Signora! Non vorreste darmi il vostro bambino, che mi rallegrerebbe tanto?» La Signora sorride ancora senza rispondere. Dopo esser rimasta per un po' con Benedetta, prende in braccio il bambino e sparisce nell'antro della roccia, dove la pastora l'ha vista entrare ed uscire a parecchie riprese.

Per quattro mesi, la Signora si lascia vedere ogni giorno e conversa molto familiarmente con la ragazza. Per prepararla alla sua futura missione, la educa, correggendone la vivacità e la rudezza, la testardaggine ed l'attaccamento alle cose ed agli animali. Benedetta racconta le sue visioni alla padrona, che, di primo acchito, non ci crede; però, un bel mattino, la segue di nascosto nel vallone delle Fornaci. Ivi, non vede la Signora, ma sente le parole che essa rivolge a Benedetta. Ora, l'apparizione domanda alla pastora di avvertire la padrona dei pericoli che minacciano la sua anima: «La sua coscienza è in cattivo stato. Che faccia penitenza!» Colpita, questa si corregge, riprende a frequentare i sacramenti e vive molto cristianamente per tutto il resto della sua vita. Il 29 agosto, Benedetta chiede il suo nome alla visitatrice, e si sente rispondere: «Mi chiamo Maria». Ma, nello stesso tempo, la Vergine le annuncia che le apparizioni cesseranno per un certo tempo. Infatti, Benedetta, per un mese intero, non vede la Signora; il fatto che quest'assenza la priva di consolazioni sensibili, contribuisce a purificarle l'anima.

Finalmente, una mattina, sul finire di settembre, la pastora, che ha fermato le pecore e le capre in riva ad un fiume, scorge di fronte a sè la Signora, splendente come un bel sole. Si affretta a raggiungerla. Ma il vecchio ponte di legno che attraversa il fiume è inagibile. Attraversa allora il corso d'acqua aggrappata al dorso di una grossa capra. Arrivata vicino all'apparizione, domanda: «Bella Signora, come mai mi avete privata tanto a lungo dell'onore di vedervi? – Ormai, quando vorrai vedermi, potrai farlo nella cappella che si trova in località Le Laus», risponde la Signora, indicandole la via da seguire. Il giorno dopo, Benedetta si reca nella frazione di Le Laus e arriva alla piccola cappella. Entra subito e vede sull'altare la Vergine Maria che si congratula con lei perchè ha cercato con tenacia senza impazientirsi. Estasiata di rivedere Nostra Signora, Benedetta è confusa nel constatare la povertà e la sporcizia del luogo; propone di tagliare in due il suo grembiule, per metterle una tovaglia sotto i piedi. La Signora le risponde che fra breve non mancherà nulla: vi vedrà lini, ceri ed altri ornamenti; aggiunge che vuol far costruire una chiesa in suo onore ed in onore del suo Figlio prediletto; molti peccatori e peccatrici si convertiranno. Durante l'inverno 1664-1665, Benedetta sale spessissimo a Le Laus; ogni giorno, vede la Vergine che le raccomanda «di pregare continuamente per i peccatori». Nostra Signora ci fa capire in questo modo che i peccatori si trovano in uno stato pietoso. Dio è offeso dalle loro colpe, ma vuole prodigar loro la sua misericordia, che può essere accettata solo liberamente. La notizia delle apparizioni si propaga fra i villici, grazie alle veglie, nelle sere d'inverno. A partire dal 19 marzo (festa di San Giuseppe), i pellegrini accorrono a Nostra Signora di Le Laus. Molti hanno ottenuto grazie per sua intercessione; vanno per confessarsi e prendere la risoluzione di cambiar vita.

Il medico che specilla la piaga

Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio per i peccatori. Ma se «Dio ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi» (Sant'Agostino). L'accoglienza della misericordia divina esige da noi la confessione delle nostre colpe. Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, Egli, che è fedele e giusto, ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa (1 Giov. 1, 8-9) (ved. CCC 1846-1847). La confessione dei peccati è un effetto della grazia, perchè Dio, come un medico che specilla la piaga prima di curarla, proietta una luce viva sul peccato. «Riconoscere il proprio peccato, e riconoscersi altresì peccatori, capaci di peccare e portati al peccato, è il principio indispensabile del ritorno a Dio. È l'esperienza esemplare di Davide che, dopo aver fatto quel che è male agli occhi del Signore, redarguito dal profeta Natan, esclama: Sì, conosco il mio peccato, ho sempre la mia colpa davanti agli occhi. Contro di Te, contro Te solo, ho peccato; quel che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto» (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Reconciliatio et Pænitentia, 2 dicembre 1984, n. 13).

Dio ha dato all'uomo la libertà di amarLo e di servirLo. Il peccato, che è un abuso di tale libertà, consiste in qualsiasi atto, parola o desiderio contrario alla legge di Dio. Tuttavia, i peccati non hanno tutti la medesima gravità. Si distinguono in peccati mortali (o gravi) e in peccati veniali. Il peccato veniale intiepidisce l'amore di Dio nei nostri cuori, senza privarci della vita della grazia. Il peccato mortale, in quanto infrazione grave alla legge di Dio (per esempio la bestemmia, l'idolatria, l'irreligione, l'eresia, l'adulterio, la fornicazione), distoglie l'uomo dal suo Creatore, cui il peccatore preferisce un bene creato. Perchè un peccato sia mortale, non basta una materia grave; si richiede pure che l'atto sia compiuto con piena consapevolezza e deliberato consenso. «Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno: infatti, la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili» (CCC 1861). L'Apostolo san Giovanni così descriveva la sorte di coloro che muoiono in stato di peccato mortale: Per i vili, gli increduli, gli abietti, gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo: è questa la seconda morte (Ap. 21, 8). Tale verità assume un rilievo tanto più notevole, in quanto, per ogni essere umano, la morte è una certezza, e, dopo la morte, ciascuno di noi sarà giudicato. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finchè era nel corpo, sia in bene che in male (2 Cor. 5, 10). Ora, dopo la morte, non ci sarà più tempo per convertirsi. È dunque adesso che bisogna far penitenza. «Guai a coloro che moriranno in stato di peccato mortale» (San Francesco d'Assisi).

Un olio miracoloso

Nel settembre del 1665, un'inchiesta sulle apparizioni di Le Laus viene iniziata dal vicario generale di Embrun, Antonio Lambert. Questi, dopo aver terminato l'interrogatorio della veggente, celebra la Messa. È presente, quel giorno, Caterina Vial, una donna gravemente colpita da una malattia nervosa, origine del ripiegamento delle sue gambe, in modo tale che le calcagna toccano il fondo della schiena. I suoi genitori hanno fatto di tutto per guarirla, ma inutilmente. L'ammalata è stata condotta a Le Laus perchè vi facesse una novena a Nostra Signora. Durante la notte che segue la fine della novena, essa riesce a stendere le gambe e si sente guarita. La mattina dopo, si fa portare nella cappella, mentre il vicario generale finisce la Messa. Si grida a gran voce: «Miracolo!» Terminata la Messa, il sacerdote interroga la miracolata ed i testimoni, poi afferma: «Ecco la mano di Dio». Così, il 18 settembre 1665, quando Benedetta compie diciotto anni, le apparizioni ed il pellegrinaggio sono ufficialmente riconosciuti dall'autorità diocesana e, a partire dall'ottobre dello stesso anno, ha inizio la costruzione di una chiesa abbastanza grande per accogliere i pellegrini, sempre più numerosi.

Nostra Signora si è rivelata a Le Laus come riconciliatrice e rifugio dei peccatori. Dà anche segni per convincerli della necessità di convertirsi. Annuncia allora a Benedetta che l'olio della lampada della cappella (che arde davanti al Santissimo Sacramento), opererà guarigioni su quegli ammalati che lo applicheranno su di sè, a condizione che ricorrano con fede alla sua intercessione. Infatti, vengono registrate in poco tempo numerose guarigioni: una bambina ritrova l'uso di un occhio; una persona è guarita da un'ulcera alla mano. Ancora oggi si producono miracoli in quelle persone che, fiduciose nell'intercessione di Nostra Signora, utilizzano devotamente l'olio di Le Laus.

Un'ancora di salvezza

Benedetta si prende a cuore la missione ricevuta dalla Santissima Vergine: quella di preparare i peccatori a ricevere il sacramento della Penitenza. Pertanto, incoraggia spesso i due sacerdoti addetti al santuario a ricevere i pellegrini con dolcezza, pazienza e carità, dimostrando una bontà particolare per i più grandi peccatori, onde incitarli a pentirsi. «Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave... A costoro, il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come «la seconda ancora di salvezza dopo il naufragio della grazia perduta». Dio solo perdona i peccati. Poichè Gesù è il Figlio di Dio, dice di se stesso: Il Figlio dell'Uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati ed esercita questo potere divino: Ti sono rimessi i tuoi peccati! Ancora di più: in virtù della sua autorità divina, dona tale potere agli uomini affinchè lo esercitino nel suo nome» (CCC 1446, 1441). In questo sacramento, il sacerdote, che occupa il posto di Cristo giudice e medico, deve essere informato circa lo stato del penitente. Di conseguenza, «bisogna che il fedele, oltre alla consapevolezza dei peccati commessi, la contrizione e la volontà di non ricadere, confessi i suoi peccati. In questo senso, il Concilio di Trento dichiarava che era necessario «di diritto divino, che si confessassero tutti e ciascuno dei peccati mortali»» (Giovanni Paolo II, Motu proprio Misericordia Dei, 7 aprile 2002).

Quest'obbligo non è un peso imposto arbitrariamente ai penitenti, ma un mezzo di liberazione per ritrovare la pace del cuore. Se, con il peccato, ci siamo allontanati dal nostro Padre Celeste, il sacramento della penitenza ci permette di tornare a Lui, di buttarci fra le sue braccia misericordiose. La confessione è così l'occasione di un tenero incontro fra il figlio ed il Padre. «Non è il peccatore che torna a Dio per chiederGli perdono, ma è Dio che rincorre il peccatore e lo spinge a tornare da Lui», diceva il santo Curato d'Ars. «Per ricevere il sacramento della penitenza, ci vogliono tre cose, aggiungeva lo stesso santo: la Fede che ci rivela Dio presente nel sacerdote, la Speranza che ci fa credere che Dio ci farà la grazia del perdono, la Carità che ci porta ad amare Dio e che ci insinua nel cuore il rimorso di averLo offeso». Benedetta incoraggia altresì i confessori ad avvertire i penitenti di non avvicinarsi alla Santa Comunione se non dopo una buona confessione, preparata da un esame di coscienza fatto alla luce dei dieci Comandamenti e del Discorso della Montagna. Infatti, «colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la Santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l'assoluzione sacramentale» (CCC 1457).

Il compito di Benedetta non è facile; la Vergine le chiede di ammonire le donne e le ragazze che conducono una vita scandalosa, che le porta talvolta fino all'infanticidio, i signorotti ingiusti o perversi, i sacerdoti ed i monaci infedeli ai loro sacri vincoli. Ma la veggente lo adempie convenientemente. Essa incoraggia i penitenti, avverte quelli che non osano confessare i loro peccati e li orienta verso un confessore adeguato. «Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore» (CCC 1465). Benedetta si sacrifica soprattutto per i peccatori e prega mentre si confessano. Per riparare i loro peccati ed ottenere grazie per essi, si obbliga a penitenze severe, al punto di compromettere la sua salute.

Un tempo propizio per riconciliarsi

Però, non tutti vedono di buon occhio gli eventi di Le Laus; certi giungono fino ad attribuire le apparizioni al demonio. Pertanto, si impone una nuova inchiesta diocesana; essa convince il nuovo vicario generale, Jean Javelly, della realtà delle apparizioni. A quelli che si lamentano del fatto che tutti si recano a Le Laus, risponde: «Non è Benedetta che fa perdere la devozione (cioè la pratica religiosa) della nostra Chiesa, sono i nostri peccati che la provocano: a causa dello scarso zelo e della poca cura che mettiamo a mantenerla, la devozione si è spostata all'estremità della diocesi. Ben lungi dal toglierla di lì, dal fare qualcosa contro quella buona e santa ragazza di cui conosco la virtù, dobbiamo preoccuparci che la devozione non ne esca (dalla diocesi di Embrun), e cooperare con lei per conservarvela, nel timore di perderla completamente». Nella preghiera, come nel suo apostolato, Benedetta è consigliata senza posa da Nostra Signora: «Coraggio, figlia mia! Abbi pazienza... compi la tua opera di buon cuore... non provare astio per i nemici di Le Laus». Anche l'angelo custode la istruisce: «Quando si è lieti, tutto quel che si fa è gradito a Dio; quando ci si arrabbia, non si fa nulla che Gli piaccia».

Fra il 1669 e il 1679, Benedetta gode il favore di cinque apparizioni di Cristo, che le si rivela in stato di sofferenza. Un venerdì di luglio del 1673, il Salvatore, tutto insanguinato, le dice: «Figlia mia, mi mostro in questo stato affinchè tu partecipi ai dolori della mia Passione». Il Signore Gesù, infatti, vuol associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari (ved. CCC 618). San Pietro ci avverte: Cristo patì per noi, lasciandoci un esempio, perchè ne seguiamo le orme (1 P. 2, 21). Il tempo della Passione ci ricorda che sono i nostri peccati che hanno fatto subire a Nostro Signore il supplizio della Croce. «È chiaro che coloro che si immergono nell'iniquità e nel male crocifiggono nuovamente nel loro cuore, per quanto sta in loro, il Figlio di Dio con i loro peccati e lo espongono all'infamia (Eb. 6, 6)» (CCC 598). Ma, con la sua morte, Cristo ci libera dal peccato, e con la Risurrezione ci apre l'accesso ad una vita nuova. Perciò, Pasqua è un tempo propizio per ricevere il sacramento della Penitenza e riconciliarsi con Dio.

«Essa è causa per me della perditadi tante anime!»

A partire dal 1684, il pellegrinaggio di Le Laus raggiunge il suo pieno sviluppo. Truppe di stanza a Gap si recano in massa a Le Laus. I soldati, colpiti dalla grazia, si confessano, cambiano vita e diventano i messaggeri di Le Laus in tutta la Francia ed anche all'estero. Tuttavia, a questo periodo di successo, succede un periodo di prove e di oscurità. Benedetta subisce dure tentazioni contro la fiducia in Dio e la castità; il demonio la assale anche fisicamente, ma essa, rifugiandosi nella preghiera, resiste. Lo spirito infernale rivela un giorno il motivo degli assalti: «Essa è causa per me della perdita di tante anime!», grida. Sul finire del luglio 1692, Benedetta ed i sacerdoti di Le Laus sono costretti a rifugiarsi a Marsiglia per sfuggire all'invasione delle truppe del duca di Savoia che devastano la regione di Gap. La pace civile finisce coll'essere ristablita, ma Benedetta continua ad attraversare prove purificatrici. Infatti, il successore di Padre Javelly, avversario del pellegrinaggio di Le Laus, nomina due nuovi responsabili del santuario che dimostrano poco zelo per la cura delle anime, e fa predicare dal pulpito che Le Laus non è se non un abuso. A partire dal 1700, si vieta alla pastora di parlare ai pellegrini, e minacce pesano sulla sua reputazione. Tuttavia, Benedetta non rimane senza consolazioni: riceve spesso la visita della Santa Vergine e del suo Angelo custode, che la confortano. Per finire, nel 1711, il pellegrinaggio è affidato ad una nuova comunità, quella dei «Padri guardiani». Questi sacerdoti si rivelano essere uomini di preghiera, che inculcano ai pellegrini di Le Laus la devozione al Sacro Cuore di Gesù ed il ricorso a Maria, rifugio dei peccatori.

Dopo vent'anni di calvario, Benedetta può esercitare di nuovo la sua missione nella pace; una folla di pellegrini si reca da lei. Ma tanta austerità e tante prove hanno avuto ragione della sua salute. A letto da più di un mese, riceve il santo Viatico nel giorno di Natale del 1718. Tre giorni dopo, si confessa e riceve l'Estrema Unzione, con grande consolazione. Verso le otto di sera, Benedetta dice addio a coloro che la circondano, poi, dopo aver baciato il crocifisso, con gli occhi rivolti al Cielo, muore in pace e va a raggiungere in Cielo il suo Sposo Gesù e la di lui Santissima Madre Maria. La causa di beatificazione della Serva di Dio Benedetta Rencurel, introdotta nel 1871, è stata recentemente ripresa dalla diocesi di Gap. Dopo essere stato amministrato successivamente dai Padri guardiani, gli Oblati di Maria Immacolata ed i Missionari di Nostra Signora di Le Laus, il santuario è oggi affidato al clero diocesano, assistito da una comunità di Frati di San Giovanni. Il santuario di Le Laus è un centro spirituale che, fedele alla sua missione, accoglie i pellegrini venuti a mettersi sotto la materna protezione di Maria ed a ricevere il sacramento del perdono.

Chiediamo alla Madre di Misericordia di rigenerare nei cristiani la stima e la frequenza di questo sacramento, che è un mezzo privilegiato, istituito dal Salvatore medesimo, per ritrovare la grazia di Dio e la pace dell'anima.

Dom Antoine Marie osb

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