Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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21 aprile 2004
Sant'Anselmo, dottore della Chiesa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Inaugurando il venticinquesimo anno di pontificato, il 16 ottobre 2002, Papa Giovanni Paolo II proclamava un «Anno del Rosario» e firmava la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariæ (RV). «Il Rosario della Vergine Maria è una preghiera che numerosi santi hanno amato e che il Magistero incoraggia. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche nel terzo millennio or ora iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità... Sarebbe impossibile citare il nugolo innumerevole di santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario...» (Giovanni Paolo II, RV, n. 1, 8).

Luigi Grignion nasce a Montfort-la-Cane, in Bretagna, il 31 gennaio 1673. L'indomani, riceve il battesimo. Nel giorno della cresima, aggiungerà al suo nome quello di Maria. Messo a balia presso una fattoressa dei dintorni, il bambino conserverà l'amore per la natura e la solitudine. Suo padre, avvocato, dimostra un carattere forte e talvolta violento. Luigi Maria è un ragazzo zelante, che studia con grande ardore e manifesta molta intelligenza. Fin dalla più tenera età, si proietta come naturalmente verso la Santissima Vergine. La chiama la sua «buona madre», le chiede con semplicità infantile tutto quello di cui ha bisogno e spinge i fratelli e le sorelle ad onorarla. Quando Luisa Guyonne, la sorellina che predilige, esita a lasciare i giochi per andar a recitare la corona con lui, le dice con un tono convincente: «Cara sorellina, sarai bellissima e tutti ti ameranno, se amerai molto il Buon Dio».

L'arte di configurarci a Cristo

Luigi Maria porta i suoi verso Maria, per condurli più facilmente a Gesù. «Non si tratta soltanto di imparare quel che Cristo ci ha insegnato, ma di imparare a conoscerLo, ricorda il Papa. E quale maestro, in questo campo, sarebbe più esperto di Maria?... San Luigi Maria Grignion de Montfort spiegava così la funzione di Maria nei riguardi di ciascuno di noi, per configurarci a Cristo: «Poichè tutta la nostra perfezione consiste nell'essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo, la più perfetta di tutte le devozioni è sicuramente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la più conforme a Gesù Cristo di tutte le creature, ne consegue che, fra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma maggiormente un'anima a Nostro Signore, è la devozione alla Santissima Vergine, la sua santa Madre, e che, più un'anima sarà consacrata a Maria, più essa lo sarà a Gesù Cristo». Mai come nel Rosario, la strada di Cristo e quella di Maria appaiono unite tanto strettamente. Maria vive soltanto in Cristo ed in funzione di Cristo!... Se la ripetizione dell'Avemaria si rivolge direttamente a Maria, in fin dei conti, con essa e attraverso essa, è a Gesù che si rivolge l'atto d'amore» (RV, 14, 15, 26).

A dodici anni, Luigi Maria entra nel collegio dei Gesuiti a Rennes. Ben presto, il ragazzo diventa il primo della classe. Dimostra un gusto ed un talento speciale per la pittura. Guidato da un pio sacerdote, va, con altri alunni, a visitare gli ammalati, portando loro la parte migliore del suo cuore; legge e commenta loro un brano del Vangelo, poi li intrattiene sulla Santa Vergine. Nel collegio di Rennes, avrà due veri amici: Giambattista Blain, che scriverà più tardi la sua vita, e Claudio Poullard des Places, futuro fondatore della Congregazione dei Padri dello Spirito Santo.

Luigi Maria desidera farsi prete. Subisce talvolta scene violente da parte del padre che ha altri progetti per lui, ma la sua dolcezza finisce coll'averla vinta, e, a vent'anni, si incammina a piedi verso il seminario San Sulpicio a Parigi. Lungo la strada, dà a degli infelici tutto quel che ha, poi fa voto di non possedere mai nulla. A Parigi, viene accolto inizialmente in un seminario destinato ai seminaristi poveri. Ottiene risultati eccellenti. Durante le ricreazioni, partecipa alla gioia di tutti, e si applica a rallegrare i confratelli con una conversazione allegra e divertente. Con l'autorizzazione del Superiore, si dedica ad ogni specie di penitenza, ma la sua salute non resiste ed egli è stroncato da una grave malattia. Ristabilitosi, continua gli studi presso il seminario San Sulpicio e fonda una modesta associazione i cui membri si consacrano particolarmente a Nostra Signora. In occasione di un pellegrinaggio a Chartres, Luigi Maria passa un'intera giornata in preghiera davanti alla statua di Nostra Signora sotto Terra.

È alla scuola della Santa Vergine, e particolarmente recitando il Rosario, che il nostro Santo ha imparato a pregare ed a contemplare. «Il Rosario si situa nella migliore e più pura tradizione della contemplazione cristiana, scrive Papa Giovanni Paolo II... È a partire dall'esperienza di Maria che il Rosario è una preghiera nettamente contemplativa. Privo di tale dimensione, ne sarebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: «Senza la contemplazione, il Rosario è un corpo senz'anima, e la sua recita corre il rischio di diventare una ripetizione meccanica di formule... Per natura, la recita del Rosario esige che il ritmo sia calmo e che le si conceda tutto il tempo necessario, affinchè la persona che vi si dedica possa meditare meglio i misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che fu più vicina al Signore»» (RV, 5, 12).

Una luce per il mondo

Attraverso la contemplazione dei misteri del Rosario, Luigi Maria acquisisce una familiarità molto semplice con Gesù e Maria. «Come due amici che si ritrovano spesso insieme finiscono con l'assomigliarsi fin nel loro modo di vita, così, anche noi, parlando familiarmente con Gesù e la Vergine, attraverso la meditazione dei Misteri del Rosario, e formando insieme una stessa vita attraverso la Comunione, possiamo diventare, per quanto lo permette la nostra bassezza, simili ad essi ed imparare dai loro esempi sublimi a vivere in modo umile, povero, nascosto, paziente e perfetto» (Beato Bartolo Longo. Ved. RV, 15). Perchè il Rosario favorisca una conoscenza più completa della vita di Cristo, il Santo Padre suggerisce di inserirvi, in più dei quindici misteri abituali, una serie di misteri relativi alla vita pubblica di Gesù, misteri chiamati «luminosi», perchè Cristo è la luce del mondo (Giov. 9, 5). Essi sono: il Battesimo nel Giordano, le nozze di Cana, l'annuncio del Regno di Dio con l'appello alla conversione, la Trasfigurazione, l'istituzione della Santa Eucaristia.

Ordinato sacerdote all'età di 27 anni, il 5 giugno 1700, Luigi Maria celebra la prima Messa nella Chiesa di San Sulpicio, sull'altare della Santa Vergine. Poi, parte con un sacerdote di Nantes che ha riunito alcuni confratelli in vista della predicazione delle Missioni di paese in paese. Dopo aver operato con essi per un certo tempo, si mette a disposizione del vescovo di Poitiers. Accolto inizialmente nell'ospedale della città, al servizio dei poveri, stupisce gli infelici con la sua profonda devozione. Vedendo la sua carità nei loro riguardi, essi chiedono al vescovo di nominare cappellano dell'ospedale il loro nuovo benefattore.

Luigi Maria scrive: «L'ospedale al quale mi si destina è una casa di scompiglio, in cui la pace non regna affatto, ed una casa di povertà in cui mancano il bene spirituale e temporale.» Nel giro di pochi mesi di dedizione a tutta prova e malgrado la vivace opposizione di persone influenti e di alcuni poveri dell'ospedale che rifiutano le riforme, Luigi Maria rimette in ordine la casa. La sua attività va dai bisogni materiali dei suoi protetti, per i quali organizza questue in città, al loro bene spirituale: «Da quando sono qui, scrive, sono stato in una Missione continua; confessando quasi sempre dalla mattina alla sera e dando consigli ad un'infinità di persone... Il gran Dio, mio Padre, che servo anche se con infedeltà, mi ha infuso nello spirito luci che non avevo, una grande facilità per formulare e parlare su due piedi, senza preparazione, una salute perfetta ed una grande apertura di cuore verso tutti».

Raggruppa parecchie donne di buona volontà, malate, dà loro una regola di vita improntata all'umiltà e alla penitenza, e le affida al Figlio di Dio, la Sapienza eterna. Poco tempo dopo, una ragazza di famiglia borghese, Maria Luisa Trichet, va a confessarsi da lui. Desidera farsi suora e Luigi Maria la associa alle povere donne che ha raggruppato. Il 2 febbraio 1703, le dà un abito religioso che la renderà lo zimbello di tutti. Ma essa lo porterà coraggiosamente per dieci anni, prima di diventare la prima Superiora delle Figlie della Sapienza, Congregazione che si consacra all'assistenza degli ammalati, dei poveri e dei fanciulli e che conta oggi quasi 2400 suore ripartite in più di 300 case.

Una lettera di quattrocento poveri

Poco prima della Pasqua del 1703, Luigi Maria parte per Parigi. Per parecchi mesi, si occupa dei malati dell'ospedale della Salpêtrière. Poi, destituito dall'amministrazione dell'ospedale, rimane nella capitale, approfittando della solitudine per intensificare la sua unione con Dio; lascia traboccare il cuore in pagine ardenti che saranno intitolate: L'amore dell'eterna Sapienza. Nel 1704, arriva da Poitiers, al Superiore del seminario San Sulpicio di Parigi, una lettera stupefacente che comincia così: «I sottoscritti quattrocento poveri supplicano umilissimamente S.E., per il massimo amore e la massima gloria di Dio, di restituire loro quel venerabile pastore, colui che ama tanto i poveri, don Grignion...». Due lettere del vescovo di Poitiers, dirette a Luigi Maria, lo chiamano anch'esse e lo decidono a tornare in quella città, dove riprenderà le funzioni di cappellano dell'ospedale.

Tuttavia, il suo zelo e l'ordine che ripristina non piacciono a tutti: un anno dopo esser tornato, lascia nuovamente l'ospedale e si propone al vescovo per evangelizzare Poitiers e i dintorni. Dandosi tutto a tutti, percorre le stradette della perifieria di Montbernage, entra nelle case, si interessa alla salute della gente, benedice i bambini. La dolcezza, la povertà e l'umiltà gli aprono ben presto i cuori, permettendogli di iniziare una Missione. Trasforma in cappella un fienile, in mezzo al quale viene sistemato un grande crocifisso. I muri sono ornati con quindici stendardi che rappresentano i misteri del Rosario. Processioni, cantici composti da lui stesso, corone recitate in comune, a poco a poco trasformano i cuori. Terminata la Missione, Luigi Maria completa l'opera piantando una croce. Poi, nel fienile diventato cappella «Nostra Signora dei Cuori», sistema una statua della Santissima Vergine, chiedendo che qualcuno s'impegni ad andare a recitare la corona davanti ad essa tutte le domeniche e i giorni festivi. Subito, un operaio del quartiere si offre di farlo; terrà la sua promessa per quarant'anni.

Una tale fedeltà suppone un grande amore per la Santissima Vergine, che si manifesta con la ripetizione delle Avemarie del Rosario: «Se ci si attenesse a questa ripetizione in modo superficiale, si potrebbe esser tentati di vedere nel Rosario soltanto una pratica arida e noiosa. Al contrario, si può considerare la corona in tutt'altro modo, stimandola l'espressione di un amore che non si stanca di rivolgersi alla persona amata con effusioni che, anche se sono sempre simili nella loro manifestazione, sono sempre nuove per via del sentimento che le anima» (RV, 26).

Un campo assai vasto

Un giorno in cui confessa in una chiesa, Luigi Maria scorge un giovane che prega a lungo. Mosso da un'ispirazione, lo invita ad aiutarlo nella sua opera apostolica. Con il nome di Fra Mathurin, il giovane consacrerà la propria vita ad insegnare ai bambini il catechismo e alle folle i cantici del Padre, nel corso delle Missioni. Calunniato da coloro che non sopportano il suo apostolato, Luigi Maria perde la fiducia del vescovo, che finisce col togliergli la missione di predicatore. Il colpo è duro, ma Padre de Montfort lo accetta umilmente e vede in esso un disegno della Provvidenza. Decide allora di recarsi a Roma, per chieder consiglio al Papa stesso. Ricevuto in udienza da Clemente XI, nella primavera del 1706, Luigi Maria espone le sue difficoltà ed il desiderio di Missioni lontane. «Avete in Francia un campo di apostolato assai vasto per esercitare il vostro zelo, risponde il Papa. Nelle vostre Missioni, insegnate con vigore la dottrina al popolo ed ai fanciulli; fate rinnovare le promesse del Battesimo». Poi, il Santo Padre gli conferisce il titolo di «Missionario apostolico». Luigi Maria fissa in cima al bastone di pellegrino un crocifisso benedetto dal Papa e parte alla volta dell'Abbazia San Martino di Ligugé, nella diocesi di Poitiers, dove ritiene di potersi riposare un po'. Ma i suoi vecchi nemici vegliano, e non vi può rimanere.

Verso la fine del 1706, si associa con don Leuduger, sacerdote che organizza Missioni parrocchiali in Bretagna. Luigi Maria eccelle nell'insegnamento del catechismo. Secondo lui, questo lavoro è «il più grande della Missione», e «trovare un catechista molto esperto è più difficile che trovare un predicatore perfetto». Il catechista «prova a farsi amare e temere insieme, in modo, tuttavia, che l'olio dell'amore superi l'aceto del timore»; allieta il catechismo «che in sè e per sè è arido, con brevi storielle piacevoli, per esser così gradito ai bambini e rinfocolare la loro attenzione». Per far imparare meglio la dottrina cristiana, Luigi Maria la valorizza mettendola in versi e facendola cantare su arie note. Ma il Rosario rimane la sua preghiera preferita. «È bello e fecondo anche affidare a tale preghiera la via della crescita dei fanciulli, scrive Papa Giovanni Paolo II... Recitare il Rosario per i figli, ed ancor meglio con i figli... costituisce un aiuto spirituale da non sottovalutare» (RV, 42).

Troppo facile

Nella predicazione, Luigi Maria insegna le grandi verità della fede (la morte, il giudizio universale, il cielo, l'inferno), denuncia vizi e peccati, poi esorta alla contrizione ed alla fiducia nella misericordia divina. Fa rinnovare le promesse del Battesimo e conferisce i sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. La Provvidenza divina sostiene il suo servo con il dono dei miracoli (guarigioni, moltiplicazione del cibo, ecc.). Ma, a seguito di divergenze di opinioni con don Leuduger, Padre de Montfort s'insedia in un piccolo eremo non lontano dalla sua città natale. Due anni più tardi, va a Nantes, dove lo chiama un amico sacerdote, don Barrin, Vicario generale. In quella diocesi, predica numerose Missioni, si avvicina ai poveri che conforta ed incoraggia a vivere santamente e laboriosamente. Convinto del valore della sofferenza che ingenera anime, dice ad uno dei suoi collaboratori, in occasione di una Missione senza problemi: «qui, tutto è troppo facile; non va affatto, la nostra Missione non porterà frutti, perchè non è fondata nè appoggiata sulla Croce; qui, siamo troppo amati, ecco quel che mi fa soffrire; niente croci, quale accoramento per me!»

La fede di Padre de Montfort nel mistero della Croce gli ispira l'idea di costruire un calvario monumentale presso Pont-Château. Si tratta di erigere una vera collina, circondata da un fossato, su cui saranno piantate tre croci, come sul Golgota. Il lavoro inizia immediatamente, con numerosi operai volontari. Luigi Maria chiede in elemosina nelle fattorie di che cibare il suo piccolo popolo. Ma, una volta terminata l'opera, la benedizione del Calvario è vietata dal vescovo di Nantes. Infatti, con il pretesto che la nuova collina potrebbe diventare una pericolosa fortezza in mano a invasori nemici, il Re Luigi XIV, mal informato, ha dato l'ordine di raderla al suolo. Luigi Maria sospira: «Il Signore ha permesso che abbia fatto costruire questo Calvario, permette oggi che esso sia demolito: che il suo santo nome sia benedetto!» Ritrovando la pace dell'anima, continua l'opera apostolica. Dopo la sua morte, il Calvario sarà ricostruito.

Nel 1711, Padre de Montfort viene chiamato dal vescovo di La Rochelle. In tale diocesi, fa numerose Missioni. La Rochelle è un feudo calvinista. Non volendo lasciare ai protestanti l'idea che essi sono i soli a rispettare la Bibbia, organizza una processione in cui, sotto il baldacchino, un sacerdote porta rispettosamenta il Libro Sacro. Luigi Maria fa anche recitare il Rosario nella parrocchia e in famiglia. Infatti, dopo la canonizzazione, nel 1710, di san Pio V, grande promotore di questa devozione, è aumentato il fervore per il Rosario. Ai giorni nostri, Giovanni Paolo II ricorda che la preghiera del Rosario rimane molto potente, specialmente per la pace e per la famiglia: «Il Rosario è una preghiera orientata per natura verso la pace, per il fatto stesso che è contemplazione di Cristo, Principe della pace e nostra pace (Ef. 2, 14). Colui che assimila il mistero di Cristo – ed il Rosario tende appunto a ciò – apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita. Inoltre, in virtù del suo carattere meditativo, nella tranquilla successione delle «Avemarie», il Rosario esercita su chi prega un'azione pacificatrice...

«Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, la preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo, questa preghiera era particolarmente cara alla famiglie cristiane, e favoriva certamente la loro unione spirituale... Numerosi problemi delle famiglie attuali, in particolare nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che la comunicazione diventa sempre più difficile. Non si riesce a rimanere insieme, ed i rari istanti passati in famiglia vengono assorbiti dalle immagini della televisione. Ricominciare a recitare il Rosario in famiglia significa introdurre nella vita quotidiana immagini ben diverse, quelle del mistero che salva: l'immagine del Redentore, l'immagine della di lui santissima Madre» (RV, 40, 41).

Nel 1712, Luigi Maria redige il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine. «Ho preso la penna per mettere nero su bianco quel che ho insegnato fruttuosamente in pubblico e particolarmente durante le mie Missioni per anni ed anni», scrive. In tali pagine, il Santo mostra che la grazia del Battesimo richiede una consacrazione totale a Gesù Cristo, che non potrebbe essere perfetta senza una consacrazione totale a Maria. L'opposizione giansenistica impedisce che Padre de Montfort pubblichi il trattato, che uscirà soltanto nel 1843, vale a dire più di un secolo dopo la sua morte.

«Andiamo in paradiso!»

Luigi Maria si preoccupa dell'istruzione dei fanciulli e fonda nei villaggi piccole scuole gratuite. Nel 1715, mette a punto le Regole delle Figlie della Sapienza. Per quanto concerne le Missioni, è coadiuvato da quattro Frati, ma nessun sacerdote si è associato con lui in modo stabile. Un giorno, incontrando un giovane sacerdote mezzo paralizzato, Renato Mulat, lo guarda fisso negli occhi e gli dice: «Seguimi!» Stupito, ma conquistato, don Mulot lo segue. Dopo la morte di Padre de Montfort, diventerà il primo Superiore generale delle di lui famiglie religiose. All'inizio dell'aprile 1716, Luigi Maria si reca a Saint-Laurent-sur-Sèvre per predicarvi una Missione. Come sempre si prodiga, ma le sue forze declinano ed è ben presto spossato. Dopo un'ultima predica in cui parla della dolcezza di Gesù, con accenti tali che turbano l'uditorio, deve mettersi a letto. Gli viene amministrata l'estrema unzione. Riunendo le ultime forze che gli rimangono, canta: «Andiamo, amici cari, andiamo in paradiso! Qualunque cosa si conquisti quaggiù, il paradiso vale di più!» Tiene fra le mani un crocifisso ed una statuetta della Santa Vergine. Il 28 aprile, a quarantatré anni, esala l'ultimo respiro.

Assieme a san Luigi Maria, rivolgiamoci con fiducia a Maria, recitando il Rosario. «Una preghiera così facile, e nello stesso tempo così ricca, merita veramente di essere riscoperta dalla comunità cristiana, afferma il Papa... Mi rivolgo a voi, fratelli e sorelle di qualsiasi condizione, a voi, famiglie cristiane, a voi, ammalati ed anziani, a voi, giovani: riprendete fiduciosamente in mano la corona, riscoprendola alla luce della Sacra Scrittura, in armonia con la liturgia, nell'ambito della vostra vita quotidiana» (RV, 43).

Preghiamo per Lei, e secondo tutte le Sue intenzioni, la Regina del Santissimo Rosario ed il di lei sposo, san Giuseppe.

Dom Antoine Marie osb

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