Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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19 marzo 2004
San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

San Bernardo, attribuendo al Figlio di Dio il versetto dei Proverbi: Lunghi giorni sono nella sua destra e nella sua sinistra ricchezza e onore (Pr. 3, 16), commentava: «Tutto ciò, i cieli glielo fornivano in una perpetua sovrabbondanza. Ma mancava la povertà. Ora, in terra, questo prodotto abbondava e sovrabbondava, senza che l'uomo ne conoscesse il prezzo. Perchè la bramava, il Figlio di Dio è sceso, per attribuirsela e rendercela preziosa, dandole molta importanza» (Predica per la Vigilia di Natale). Gesù ha voluto nascere povero nella stalla di Betlemme, perchè noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (2 Cor. 8, 9), per sottrarci, con il suo esempio divino, all'amore dei beni terreni ed attirarci verso la pratica dell'amore di Dio e delle virtù. La povertà di Gesù Cristo ci reca più beni che non tutti i tesori del mondo, perchè, facendoci ridimensionare le ricchezze della terra, ci fa acquisire quelle del Cielo. Considero tutte queste cose come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo, esclama san Paolo (Fil. 3, 8).

Numerosi santi ci hanno dato l'esempio di una vita povera, seguendo le orme di Gesù Cristo. Hanno saputo anche riconoscere i lineamenti del bambino di Betlemme nel volto dei poveri. Il 30 luglio 2002, il Papa canonizzava nel Guatemala san Pedro de Betancur, Terziario francescano, fondatore dell'Ordine di Betlemme, che, per amore di Cristo, aveva abbracciato la causa dei poveri.

Farsi piccoli

Pedro de San José de Betancur nasce nell'isola di Tenerife (territorio spagnolo, che fa parte dell'arcipelago delle Canarie, a sud-ovest del Marocco). Viene alla luce nel paesetto di Villaflor, il 21 marzo 1621, e viene battezzato il giorno stesso. I suoi genitori sono ferventi cristiani, per i quali la fede e l'amore di Dio costituiscono la massima ricchezza. I cinque figli, di cui Pedro (Pietro) è il primogenito, hanno davanti agli occhi la fervida preghiera del padre nonchè le privazioni della madre a favore dei poveri. Il carattere di Pedro è segnato da certi tratti che gli ha trasmesso probabilmente uno dei suoi avi, gentiluomo normanno, che aveva conquistato le Canarie al servizio di Enrico III di Castiglia: l'orgoglio, il desiderio di esser sempre in primo piano, l'istinto della vittoria e del dominio, la tendenza a decidere da solo... Una ascesi rigorosa, sostenuta dalla grazia, lo aiuterà a correggere i suoi difetti ed a praticare le virtù dell'umiltà, della semplicità, dell'obbedienza; il suo desiderio è quello di farsi piccolo, tanto davanti allo sguardo di Dio quanto davanti a quello dei suoi fratelli. Ha ereditato dalla madre lo spirito di pietà, la gioia e la facilità di manifestare il proprio fervore religioso con spontaneità e buonumore.

Fin dalla più tenera età, il ragazzo si occupa del gregge paterno, che conduce nelle vallate e sulle spiagge dell'isola. Il contatto con la natura sviluppa in lui la facilità di incanto e di contemplazione serena di Dio presente nel creato. Dopo la morte del padre, Pedro lascia il lavoro di pastore per coltivare la piccola proprietà familiare. Un giorno, sente Fra Luis de Betancur, un parente, parlare dell'America, delle sue foreste, delle sue ricchezze, ma anche degli Amerindi e dei Negri ridotti in schiavitù. Nascono allora nel suo cuore una profonda compassione per quegli infelici ed il desiderio di andare ad evangelizzarli.

Tuttavia, la Signora de Betancur fa progetti di matrimonio per il figlio. Pedro non condivide l'idea della madre; temporeggia pregando e consulta la zia che abita non lontano. Esaminano insieme la questione davanti a Dio; finalmente, indicando al nipote la strada del mare, la zia afferma: «Devi andare incontro a Dio come Pietro sulle acque». Pieno di gioia, Pedro si imbarca su una nave per attraversare l'Atlantico. Prima di partire, scrive a sua madre che un amore più grande ed un servizio della massima importanza lo spingono a lasciare tutto. Sbarca a L'Avana nel 1649. Due anni dopo, desiderando raggiungere il continente, sale su una nave e si impiega in qualità di mozzo, per compensare le spese di viaggio. Il suo lavoro è tanto pieno di zelo e tale la sua bontà che, arrivato a destinazione, il comandante del battello non vuol ridargli la libertà. Pedro discerne in quella situazione una volontà temporanea ed espressa di Dio, ma rimane fermo nelle sue aspirazioni di missionario. Poco dopo, è colpito da febbri talmente violente, che il comandante si vede costretto a sbarcarlo su una spiaggia, nel Guatemala, paese dell'America centrale, dipendente, all'epoca, dalla Spagna. Lì, un pescatore gli parla della città di Santiago de Guatemala: «Desidero recarmi in quella città, risponde, perchè una letizia profonda ed una forza superiore mi spingono ad andarci!»

Prima di entrare nella capitale, che raggiunge a piedi, Pedro si inginocchia, prega e bacia la terra. È il 18 febbraio 1651, e sono le due del pomeriggio. Ora, proprio nello stesso istante, la bella città è scossa da un terremoto. Immemore del pericolo, Pedro si affretta a soccorrere le vittime. Ma il giorno seguente, spossato insieme dal viaggio e dalla sua dedizione caritatevole, si reca all'ospedale di San Giovanni di Dio che accoglie gli ammalati più isolati, ed in particolare numerosi Amerindi e Africani. Malgrado la gravità del suo stato, Pedro guarisce e si fa assumere in qualità di operaio presso un fornaio. Testimone della sofferenza degli schiavi condannati ai lavori forzati, si interessa alla loro sorte, si sforza di migliorare la loro situazione, avvalendosi del proprio salario, li istruisce con bontà e recita con essi il Rosario per trasformare i loro costumi depravati.

Ai piedi del crocifisso

Un giorno, va a bussare alla porta del convento dei Francescani. Padre Fernando Espino lo accoglie con bontà e, constatando il valore spirituale del giovane, lo invita a studiare in vista del sacerdozio. Zelante, Pedro studia giorno e notte, ma i risultati non corrispondono ai suoi sforzi; pertanto, dopo aver pregato la Santa Vergine, decide di abbandonare la via del sacerdozio. Entra nel Terz'Ordine di San Francesco, di cui riveste l'abito nel gennaio del 1655, prima di ritirarsi nella chiesa d'El Calvario, dove assumerà le funzioni di sagrestano. Pedro passa ore ed ore in adorazione davanti a un crocifisso molto espressivo, venerato nel santuario. Quando è libero, pratica le opere di misericordia, occupandosi di tutti i diseredati, visitando gli ospedali, le prigioni, i poveri, gli affamati, gli emigrati disoccupati; catechizza i bambini con canti e giochi. La sua bontà e la sua fama di santità attirano a poco a poco folle al Calvario.

«Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali... Nelle sue molteplici forme: spogliamento materiale, ingiusta oppressione, malattie fisiche e psichiche, e infine la morte, la miseria umana è il segno evidente della naturale condizione di debolezza, in cui l'uomo si trova dopo il primo peccato, e del suo bisogno di salvezza. È per questo che essa ha attirato la compassione di Cristo Salvatore, il quale ha voluto prenderla su di sè, e identificarsi con i più piccoli tra i fratelli. È pure per questo che gli oppressi dalla miseria sono oggetto di un amore di preferenza da parte della Chiesa, la quale, fin dalle origini, malgrado l'infedeltà di molti dei suoi membri, non ha cessato di impegnarsi a sollevarli, a difenderli e a liberarli. Ciò ha fatto con innumerevoli opere di beneficenza, che rimangono sempre e dappertutto indispensabili» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 2447-2448).

Con queste parole: I poveri, infatti, li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete me (Giov. 12, 8), Gesù ci invita a «riconoscere la sua presenza nei poveri che sono suoi fratelli. Il giorno in cui sua madre la rimproverò di accogliere in casa poveri e infermi, santa Rosa da Lima senza esitare le disse: «Quando serviamo i poveri e i malati, serviamo Gesù. Non dobbiamo lasciar mancare l'aiuto al nostro prossimo, perchè nei nostri fratelli serviamo Gesù»» (CCC, 2449).

Spinto da quello stesso spirito di carità che animava santa Rosa da Lima, Fra Pedro compra, nel febbraio del 1658, una poverissima casa che chiama "la casetta di Nostra Signora di Betlemme". Vi raccoglie bambini vagabondi, bianchi, meticci, creoli, negri. Ben presto, vi accorrono convalescenti poveri dimessi dagli ospedali, studenti, stranieri. Così, quest'uomo mediocremente istruito, diventa il fondatore della prima scuola gratuita di alfabetizzazione dell'America centrale e del primo ospedale di convalescenza delle terre spagnole d'America. Il suo successo è tale, che deve ben presto ingrandire il locale. Grazie ad offerte, Pedro compra le case vicine. Fiducioso nella Provvidenza, non cerca redditi fissi, ma ricorre alla generosità di famiglie agiate che assicurano quotidianamente, a turno, il vitto degli indigenti che vivono lì. Per le altre necessità, percorre instancabilmente le vie della città, chiedendo di essere aiutato. Nel corso dei suoi andirivieni, non c'è miseria che non si sforzi di alleviare. Un giorno, avendo trovato nella portineria del convento di San Francesco una povera donna anziana, schiava un tempo, ed ora assolutamente abbandonata, la invita ad alloggiare nella sua casa e ve la porta lui stesso sulle spalle. Per via della sua carità universale, ha meritato il titolo di «Madre del Guatemala», conferitogli da Papa Giovanni Paolo II, in occasione della sua beatificazione.

Il più grande inganno

Spinto dalla carità di Cristo, Pedro de Betancur è veramente lieto di dare la propria vita per Dio, attraverso il servizio dei poveri. Offre così un esempio che rimane attuale. In occasione della giornata mondiale della gioventù, a Toronto, il 28 luglio 2002, Papa Giovanni Paolo II esortava i giovani a servire Dio ed i loro fratelli, in termini energici: «Lo spirito del mondo offre molteplici illusioni, numerose parodie della felicità. Non vi sono probabilmente tenebre più dense di quelle che si insinuano nell'anima dei giovani quando falsi profeti spengono in essi la luce della fede, della speranza e dell'amore. Il più grande inganno, la sorgente più importante dell'infelicità si trovano nell'illusione di trovare la vita facendo a meno di Dio, di raggiungere la libertà escludendo le verità morali e la responsabilità personale... Gesù, l'amico intimo di ogni giovane, ha le parole della vita. Il mondo di cui siete eredi è un mondo che ha disperatamente bisogno di un senso rinnovato della fraternità e della solidarietà umana. È un mondo che ha bisogno di essere colpito e guarito dalla bellezza e dalla ricchezza dell'amore di Dio. Il mondo attuale ha bisogno di testimoni di tale amore. Ha bisogno che voi siate il sale della terra e la luce del mondo.

«Il sale viene utilizzato per conservare e mantenere sano il cibo. In quanto apostoli del terzo millennio, è compito vostro conservare e mantenere viva la coscienza della presenza di Gesù Cristo, nostro Salvatore, in particolare nella celebrazione dell'Eucarestia, memoriale della sua morte redentrice e della sua gloriosa risurrezione. Dovete mantenere viva la memoria delle parole di vita che Egli ha pronunciato, delle meravigliose opere di misericordia e di bontà che ha compiuto. Dovete ricordare al mondo senza posa che il Vangelo è la potenza di Dio che salva. Il sale condisce e dà gusto al cibo. Seguendo Gesù, dovete cambiare e migliorare il «sapore» della storia umana. Attraverso la vostra fede, la vostra speranza ed il vostro amore, attraverso la vostra intelligenza, il vostro coraggio e la vostra perseveranza, dovete umanizzare il mondo in cui viviamo. Già Isaia indicava come riuscirvi: Sciogliere le catene inique... dividere il pane con l'affamato... Allora brillerà fra le tenebre la tua luce (Is. 58, 6-10)».

Chi vivrà vedrà

Padre Manuel Lobo, Gesuita, che, per quindici anni, fu il direttore spirituale di Fra Pedro de Betancur, scrive: «Fu a causa della grande devozione che professava nei riguardi del mistero della nascita del Figlio di Dio, che, ispirato dall'alto, diede al suo istituto il nome di Nostra Signora di Betlemme. Betlemme significa «casa del pane»: ivi gli umili pastori trovarono il Figlio di Dio incarnato; allo stesso modo, nella nuova Betlemme, i poveri dovevano trovare, con il pane, il Signore Iddio, e, assieme al nutrimento corporale, il nutrimento spirituale per l'alimentazione delle loro anime». Pedro ha cominciato da solo. Ma l'esempio della sua carità spinge giovani Terziari di San Francesco ad unirsi a lui per soccorrere gli infelici. Egli accoglie volentieri i compagni ed organizza una vita in comune molto semplice, in cui la preghiera e la penitenza si alternano con le opere di carità corporale. Il suo desiderio è quello di costruire un vero ospedale destinato prima di tutto ai convalescenti che hanno ancora bisogno di cure e devono ricuperare insieme la forza fisica e la salute dell'anima. Espone il suo progetto al vescovo locale che, dopo averlo ascoltato attentamente, gli chiede con quali risorse pagherà una costruzione tanto costosa: «Non lo so, risponde Pedro, ma Dio lo sa e vi provvederà». Il vescovo gli accorda l'autorizzazione richiesta ed i lavori iniziano senza indugio. Tuttavia, le critiche non mancano. Non è presunzione intraprendere una simile opera? Un giorno, il Superiore del convento dei Francescani va a visitare il cantiere in assenza di Pedro, e disapprova un progetto tanto oneroso. Al ritorno, il fondatore, informato delle osservazioni del religioso, si limita a dichiarare: «Tutto questo non si fa per conto del Superiore, nè per mio conto, ma per conto di Dio, e chi vivrà vedrà». Infatti, la fede e l'umiltà di Pedro gli permettono di raccogliere, a poco a poco, i fondi necessari.

Il miglior servizio di Dio

Durante la costruzione dell'ospedale, Pedro continua a praticare le opere di misericordia. Fornisce viveri agli ospedali ed alle carceri, assiste i moribondi, converte le prostitute cui procura i mezzi per condurre una vita onesta. Rivolge un'attenzione speciale a coloro che si trovano in uno stato di grande debolezza, e dunque di bisogno massimo. «L'opzione per i poveri (vale a dire la preferenza data ai più poveri nelle opere di carità) si situa nella logica stessa dell'amore vissuto secondo Cristo. Tutti i discepoli di Cristo devono dunque sceglierla» (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica sulla Vita Consacrata, 25 marzo 1996, n. 82). Pedro manifesta anche una viva carità per le anime del Purgatorio, per le quali fa celebrare Messe. Molto attivo, rimane tuttavia sempre unito a Dio, e non smette di pregare e di meditare sui misteri della vita di Nostro Signore. Quando viene a sapere che il Santissimo Sacramento è esposto in una chiesa, interrompe le occupazioni abituali per andarlo ad adorare in ginocchio, immobile, per lunghi istanti. Uso alla croce ed ai sacrifici, disapprova tuttavia le penitenze che nocciono alle attività caritatevoli: «Si serve meglio Dio, dice, trasportando un ammalato da una stanza all'altra, che non sottomettendosi a penitenze eccessive». Risponde ad una signora che si lamenta di non poter andare in chiesa a causa del marito paralizzato: «Può pregare tanto quanto vuole accanto ad un ammalato, e Dio la sentirà altrettanto bene che se fosse in chiesa».

Un altro apostolato dell'umile Terziario consiste nel percorrere, di notte, le vie della città, agitando un campanello ed avvertendo ad alta voce: «Fratelli, ricordatevi che abbiamo un'anima, e se la perderemo non potremo ritrovarla». Ricorda così a ciascuno il grande pensiero dell'eternità e provoca conversioni. La più famosa fra esse concerne un giovane nobile, don Rodrigo Arias Maldonado, governatore del Costa Rica, recatosi nel Guatemala per ricevere una ricompensa dal Re di Spagna. Una delle signore più nobili e più ricche della città, invaghitasi di Rodrigo, si presenta, una notte, al suo palazzo, con un intento colpevole: ma è immediatamente colpita da una sincope mortale. Don Rodrigo, terrificato, non sa che fare, quando si fa improvvisamente sentire il campanello notturno di Pedro. Furente, Rodrigo si precipita per la strada, con la spada sguainata, proprio deciso a far tacere quel personaggio importuno. Con umile dolcezza, Pedro lo fissa, poi, leggendogli nel cuore, gli ripete punto per punto i fatti che si sono appena svolti. Comprendendo allora che ha a che fare con un santo, il gentiluomo confessa i suoi peccati. Dopo averlo ascoltato con molta compassione, Pedro sale nell'appartamento in cui la povera donna giace, pallida e fredda; mormora una preghiera e traccia su di lei il segno della croce. A poco a poco, la signora riprende vita e, tutta tremante, comincia a gemere. Pedro la rassicura, l'aiuta ad alzarsi, la copre con il suo mantello e la rimanda a casa sua.

Rodrigo passa insonne il resto della notte, agitato da terribili rimorsi. Quando si fa giorno, si reca all'ospedale e chiede di essere ammesso nella Comunità di Pedro. «Non è ancora il momento», gli risponde quest'ultimo, congedandolo. A palazzo, trova la convocazione del Re, che attende da quando è arrivato nel Guatemala: il Re Filippo IV gli attribuisce il titolo di Marchese di Talamanca, nonchè una cospicua rendita, e gli annuncia che lo nominerà, tra breve, Viceré della nuova Spagna. Tre giorni più tardi, dopo aver riflettuto a lungo, si presenta nuovamente all'ospedale. Questa volta, Pedro lo accoglie e lo abbraccia: «Fratello Rodrigo, la pace sia con te. Questa casa è la tua. A partire da oggi, ti chiamerai Rodrigo della Croce».

Il 20 aprile 1667, Pedro, indebolito dalle innumerevoli opere compiute, è colpito da broncopolmonite. Vedendo arrivare la morte, designa quale suo successore Rodrigo della Croce e, benedicendolo con le seguenti parole: «Che Dio ti renda umile!», gli indica le linee direttrici che bisognerà conservare all'opera intrapresa. Il 25 aprile, esala l'ultimo respiro, in un tripudio di gioia. Rodrigo della Croce eseguì fedelmente le volontà del fondatore e stese le costituzioni dell'Ordine di Betlemme. Accanto ai Monaci, accolse pure delle Suore. Nel 1674, Papa Clemente X approvò le regole degli uni e delle altre.

Un'eredità da non perdere

Il 22 giugno 1980, Papa Giovanni Paolo II beatificava Fra Pedro de Betancur, semplice Terziario, che, povero tra i poveri, aveva saputo riconoscere in essi i lineamenti del santo Bambino di Betlemme. Infatti, «sulla terra, Cristo è povero nella persona dei poveri... In quanto Dio, è ricco, in quanto uomo, è povero. In realtà, il medesimo uomo già ricco è salito in Cielo ed è seduto alla destra del Padre. Ma, nello stesso tempo, rimane sulla terra il povero che ha fame, che ha sete, che è nudo» (Sant'Agostino). In occasione della canonizzazione di Fra Pedro, così si esprimeva il Santo Padre: «Ancora oggi, il nuovo santo è un invito insistente a praticare la misericordia nella società attuale, soprattutto quando tanto numerosi sono coloro che aspettano una mano tesa che li soccorra. Pensiamo ai bambini ed ai giovani senzatetto o senza istruzione, alle donne abbandonate che devono far fronte a tante necessità; alle moltitudini di emarginati nelle città; alle vittime di organizzazioni criminali, della prostituzione o della droga; agli ammalati senza assistenza o alle persone anziane che vivono da sole.

«Fra Pedro è un'eredità da non perdere; bisogna farlo oggetto di una permanente gratitudine ed avere un'intenzione rinnovata di imitazione. Quest'eredità deve suscitare nei cristiani ed in tutti i cittadini il desiderio di trasformare la comunità umana in una grande famiglia, in cui le relazioni sociali, politiche ed economiche siano degne dell'uomo, e nel cui seno sia promossa la dignità della persona attraverso il riconoscimento effettivo dei suoi diritti inalienabili.

«Vorrei concludere ricordando che la devozione alla Santissima Vergine accompagnò sempre la vita di pietà e di misericordia di Fra Pedro. Che Essa guidi anche noi, affinchè, illuminati dagli esempi dell' «uomo fatto carità», attributo di Pedro de Betancur, possiamo giungere fino a suo figlio Gesù!»

È la grazia che chiediamo a san Giuseppe per Lei e per tutti coloro che Le sono cari.

Dom Antoine Marie osb

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