Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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16 luglio 2003
Nostra Signora del Monte Carmelo


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«La forza dell'Europa non sta nei suoi armamenti, nè nel suo sapere: sta nella sua religione... Osservi la religione cristiana; quando ne avrà afferrato il cuore e la forza, li porti con sè e li dia alla Cina». Queste parole di un diplomatico cinese, Shu King-Shen, rivolte al suo discepolo Lu Tseng-Tsiang, all'inizio della carriera, portarono quest'ultimo fino alla consacrazione totale a Cristo nella vita monastica, con il nome di Padre Lu.

Lu Tseng-Tsiang nasce a Shangai il 12 giugno 1871. Suo padre, Lu Yong-Fong, appartiene ad una famiglia agiata. Nel 1854, ha sposato U Kin-Ling e dalla loro unione è nata una femminuccia, deceduta poco tempo dopo. Solo 17 anni più tardi la coppia avrà un secondo figlio, Tseng-Tsiang. Nel darlo alla luce, la mamma contrae un'idropisia, che la stroncherà in capo ad otto anni.

Una tappa

Lu Yong-Fong, uomo religioso ed onesto, è catechista protestante. Tutte le mattine, nell'andare al lavoro, distribuisce volantini ed anche Bibbie, per conto della «London Missionary Society». Suo figlio riceve il battesimo in quest'ambiente protestante in cui sperimenta, per la prima volta, la carità cristiana. Il protestantesimo è per lui una tappa «senza la quale, scriverà più tardi, credo che non sarei potuto arrivare al Cattolicesimo. Conservo una profonda riconoscenza per la bontà di cui sono stato oggetto da parte di quei missionari». Infatti, le comunità cristiane separate da Roma, come insegna il Concilio Vaticano II, soffrono di insufficienze, poichè sono prive dell'unità voluta da Cristo e non hanno la pienezza dei mezzi di salvezza. Tuttavia, esse «non sono sprovviste di significato e di valore nel mistero della salvezza. Lo Spirito di Cristo, infatti, non rifiuta di servirsi di esse come di mezzi di salvezza, la cui forza deriva dalla pienezza di grazia e di verità che Cristo ha dato alla Chiesa cattolica» (Decreto sull'ecumenismo, n. 3).

Dopo aver ricevuto un'istruzione privata sui classici cinesi, Lu Tseng-Tsiang entra, a tredici anni e mezzo, alla Scuola di Lingue straniere di Shangai. Vi apprende soprattutto il francese. A 21 anni, entra in una scuola per interpreti dipendente dal Ministero degli Affari Esteri. Nel 1893, viene inviato quale interprete presso la Legazione di China a Pietroburgo (Russia); vi incontra un funzionario che lo convince a dedicarsi alla carriera diplomatica. Tale funzionario, Shu King-Shen, è pervaso dalla saggezza confuciana.

«La dottrina confuciana, scriverà Padre Lu nel 1945, consiste essenzialmente nella saggezza tradizionale dei re antichi che aprono la storia della Cina, nel terzo millenio avanti Cristo. I documenti di tale saggezza furono ripresi e pubblicati da Confucio, nel VI secolo a. C.; formano i nostri classici cinesi. La Cina è vissuta e vive ancora di questa filosofia e di quest'educazione; deve loro l'equilibrio del suo spirito politico e delle sue tradizioni governative, che si basano direttamente sul principio della vita familiare...» Confucio (551-479 a. C.) ammetteva l'esistenza di Dio, Essere supremo, credeva ad una Provvidenza, all'immortalità dell'anima, benchè non si sia assolutamente espresso sul destino di essa nell'oltretomba. Si limitò a dare ai suoi discepoli regole pratiche di morale sociale e politica. Per questo, nel corso dei secoli, il confucianesimo si è diviso in varie correnti.

Pietà filiale

«Dobbiamo ai nostri genitori, continua Padre Lu, tutto quello che ci ha permesso, attraverso l'atto creatore di Dio, di diventare e di essere persone umane, dotate delle facoltà di conoscere, di giudicare e di amare, dotate di libertà. Il primo e più costante dei nostri doveri è dunque quello della riconoscenza nei riguardi dei nostri genitori. Per una disposizione della bontà di Dio, tutta la razza cinese ha conosciuto, praticato e celebrato la pietà filiale, ancor prima dell'epoca remota in cui Abramo, Isacco e Giacobbe fondavano il popolo di cui Mosè sarebbe stato, alcuni secoli dopo, il legislatore, e da cui sarebbe nato Gesù... Fra i Comandamenti di Dio, promulgati da Mosè, il primo di quelli che concernono i nostri doveri nei riguardi dei nostri simili è precisamente il precetto della pietà filiale. Il legislatore ebraico lega al compimento di tale precetto la promessa della perpetuazione sulla terra: perpetuazione delle famiglie, della società, della razza».

La Chiesa insegna, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che «il quarto Comandamento indica l'ordine della carità. Dio ha voluto che, dopo Lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita... Siamo tenuti ad onorare e rispettare tutti coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità» (CCC, 2197). Due motivi possono indurci a venerare qualcuno: l'eccellenza della persona ed i benefici ricevuti da essa. Pertanto, dobbiamo prima di tutto venerare Dio, infinitamente perfetto e benefattore universale. In secondo luogo, dobbiamo venerare i nostri genitori e coloro che detengono legittimamente l'autorità. Seguono quindi gli altri membri della famiglia e dello Stato.

La pietà filiale è innanzi tutto un sentimento interiore; tuttavia, essa comporta manifestazioni esteriori di rispetto ed ubbidienza, espressioni normali della dipendenza. Si estende anche alla «patria», il cui nome deriva da pater, padre. La patria è una comunità morale e civica formata di uomini uniti tra di loro dalla medesima eredità del sangue, della terra e della cultura. Più ancora che un istinto di radicamento, il patriottismo è un atteggiamento di intelligenza e di volontà, un impegno nei riguardi del patrimonio comune, per conservarlo, accrescerlo, trasmetterlo e difenderlo. Il patriottismo cristiano rifiuta il nazionalismo esagerato, che tenderebbe a fare un assoluto dell'interesse nazionale: la deificazione della patria o dello stato è una teoria pagana. Un patriottismo sano si unisce, al contrario, con la coscienza della solidarietà universale degli uomini fra di loro, da non confondersi con quel falso internazionalismo che nega qualsiasi distinzione nella comunità umana, e dunque la patria. Gesù Cristo stesso ha avuto una patria (ved. Luca 4, 23-24).

Si può governare senza Dio?

«La mia vocazione fu quella di essere un uomo politico, confesserà Padre Lu. La filosofia politica cinese ha posto un interrogativo molto profondo: potremmo governare l'uomo se non tendessimo a studiare il governo degli uomini quale esso viene esercitato, con una provvidenza mirabile, dal Creatore? Potremmo governare veramente, se non aspirassimo ad assimilare i principi ed i metodi del governo supremo di Dio, in modo da farli nostri, e da poter noi medesimi essere i degni rappresentanti dell'autorità del Creatore... Mi si dirà: «Questa è religione!». Non lo nego. Ma rispondo: «Questa è politica!» Ed è la sola politica degna di questo nome. È una politica superiore e vera, cui ogni uomo di governo ha il rigoroso dovere di stato di iniziarsi, come un umile discepolo».

All'inizio del XX secolo, a Pechino, il potere della dinastia Mancese si deteriora a causa del favoritismo e dell'incompetenza. Il mentore di Lu Tseng-Tsiang, il Signor Shu, desidera per il proprio paese un rinnovamento secondo lo spirito dei fondatori della civiltà cinese. Il Cristianesimo e, in particolare, la Chiesa cattolica, si sono imposti alla sua rispettosa attenzione; è colpito dall'esistenza di un governo spirituale mondiale (quello del Papa), la cui antichità risale al Fondatore della religione cristiana. «Osservi gli usi e costumi dei funzionari più ragguardevoli dei paesi europei, raccomanda al proprio discepolo. Quando sarà giunto il momento opportuno, sia pronto a sostituire gli uomini in funzione a Pechino, per cominciare, in Cina, un nuovo ordinamento». A Pechino, dove è stato richiamato in qualità di alto funzionario agli Affari Esteri, il Signor Shu è vittima della propria abnegazione patriottica. Per aver attirato l'attenzione del governo sulle riforme da intraprendere senza por tempo in mezzo, viene accusato, giudicato e decapitato (1900), poi, sei mesi dopo, gloriosamente, ma inutilmente, riabilitato. «A che vale servire un governo tanto riprovevole», si chiede il Signor Lu... Ma, considerando la necessità morale di rimanere fedele alla missione della sua guida, scrive: «Qualsiasi esitazione davanti al dovere significa indietreggiare».

«Le mie valigie sono pronte!»

Il Cielo offre allora al giovane diplomatico il conforto di un affetto. A Pietroburgo, fa la conoscenza di Berta Bovy, figlia e nipote di ufficiali belgi. Essa ha ricevuto un'ottima educazione presso le Suore della Provvidenza, ed insegna il francese nell'alta società russa. La simpatia dei due giovani si trasforma in amore profondo e li porta al matrimonio. A Bruxelles, la famiglia Bovy non riesce a capacitarsi: «Un cinese!» Neanche alla Legazione di Cina ci si capacita: «Lei stronca la sua carriera! Se concretizzerà i suoi progetti, non potrà rimanere in Legazione. – L'ho previsto... Le mie valigie sono pronte». Ma il Ministro non tiene a privarsi dei servizi di quel prezioso collaboratore.

Il Signor Lu vede più in là. Ha incontrato e scelto un'Europea di lingua francese, una cattolica, una donna perspicace, di un gran valore morale, di un tatto perfetto; non è cittadina di una grande Potenza, ma di un paese piccolo, il che è totamente diverso per un diplomatico. Il matrimonio ha luogo a Pietroburgo nel febbraio del 1899. L'intesa coniugale è perfetta; ma, con grande rincrescimento dei coniugi, Dio non dà loro figli. Nell'ambito confortante della sua casa, il Signor Lu medita quel che fa la forza dell'Europa, la religione cristiana: «È dal punto di vista dell'uomo d'azione alla ricerca del bene, scriverà, che ho osservato e considerato la Santa Chiesa, che ha come regola un principio datoci da Gesù Cristo stesso: dai frutti, riconoscerete l'albero (ved. Matt. 7, 20)... Ho riconosciuto la superiorità talmente netta della Santa Chiesa Romana, che detiene un tesoro vivo: la vita spirituale che scaturisce dal sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, vita manifestata e distribuita ai fedeli attraverso il canale dei sette sacramenti... Il solo fatto della Messa e dei sacramenti sprona l'osservazione, la riflessione ed il rispetto...

Come il Cristianesimo, che è cresciuto nel mondo occidentale e l'ha penetrato al punto di far corpo con esso, ha potuto sedurre un uomo dell'Estremo Oriente?... L'unità, l'universalità, l'ambizione disinteressata della Chiesa cattolica trovano il loro principio nell'origine di tale istituzione. Vorrei dire ai miei compatrioti: leggete il Vangelo, gli Atti degli Apostoli, le Epistole; leggete la storia delle persecuzioni dei primi secoli della Chiesa e gli Atti dei martiri; prendete tutte le pagine della storia della Chiesa. Arriverete alla conclusione di un fatto sociale assolutamente superiore ed unico. Allora, forse, vi chiederete: «Il Creatore si è rivelato?»... Come l'autorità civile potrebbe non fare il massimo perchè un'istituzione tanto ricca di fecondità possa fiorire in seno alle nazioni!»

Queste riflessioni del Signor Lu si armonizzano con le recenti parole di Papa Giovanni Paolo II: «La mia massima preoccupazione per l'Europa è che essa conservi e faccia fruttificare l'eredità cristiana che è la sua... Il continente antico ha bisogno di Gesù Cristo per non perdere l'anima, per non perdere quel che l'ha reso grande in passato e provoca in esso, ancor oggi, l'ammirazione degli altri popoli. Infatti, è in virtù del messaggio cristiano che si sono affermati nelle coscienze i grandi valori umani della dignità e dell'inviolabilità della persona, della libertà di coscienza, della dignità del lavoro e di colui che lo compie, del diritto di ciascuno ad una vita dignitosa e sicura, e dunque alla partecipazione ai beni della terra, che Dio ha destinato ad essere divisi fra tutti gli uomini» (23 febbraio 2002).

L'influenza dell'esempio

All'inizio del 1911, il Signor Lu si confida con la moglie: «Ho promesso che i nostri figli sarebbero stati cattolici; poichè non abbiamo figli, che ne diresti se mi facessi, io, cattolico?» Berta è felicissima. Il 25 ottobre 1911, il R.P. Lagrange, che aveva benedetto il loro matrimonio dodici anni prima, riceve ufficialmente la professione di fede cattolica del diplomatico. «Mia moglie non aveva mai sollevato con me la questione religiosa. Si era accontentata di essere quel che era: una vera cristiana. Una simile discrezione mi spingeva ancora di più a desiderare di raggiungerla nella Chiesa cattolica, di cui mi sarei guardato bene dall'affrontare l'entrata, se essa avesse dovuto spingermici».

Nello stesso tempo, in Cina, la rivoluzione, condotta dal Dott. Sun Yat-Sen, progredisce rapidamente. All'inizio del 1912, a seguito di un intervento personale del Signor Lu, l'Imperatore abdica. Il Parlamento provvisorio propone al diplomatico il portafoglio degli Affari Esteri. Tale data segna l'inizio di un periodo di otto anni durante i quali egli esercita, a Pechino, le più alte cariche, fra cui quella di Primo Ministro. Ne approfitta per stabilire relazioni diplomatiche ufficiali fra la Cina e la Santa Sede.

«Si faccia discepolo... »

Nel dicembre del 1920, il Signor Lu si ritira definitivamente dalla scena politica. Due anni dopo, poichè lo stato di salute della moglie esige che essa torni in Europa, si stabiliscono a Locarno, in Svizzera, dove, poco più tardi, la Signora Lu viene colpita da una congestione. Diventa ben presto evidente che la malattia sarà lunga e senza speranza di ristabilimento. Mentre cura la moglie, il Signor Lu si ricorda del suggerimento che il ministro Shu King-Shen gli aveva dato trent'anni prima: «Quando avrà terminato la carriera, scelga la più antica società fra quelle che conta la Chiesa cui avrà aderito. Se potrà, entri a farne parte; si faccia discepolo ed osservi la vita interiore che deve esserne il segreto...»

Il Signor Lu cerca di far capire alla moglie il carattere letale del suo male. Ora, all'epoca, esce «Diario e pensieri di ogni giorno», di Elisabetta Leseur, pubblicato da Padre Leseur, suo marito, che, dopo la morte della moglie, si è fatto Domenicano. I Signori Lu lo leggono insieme. «Come per gioco, chiamavo talvolta Elisabetta la mia cara ammalata: «Sei una vera emula di Elisabetta Leseur... Non so se potrò diventare, un giorno, un Padre Leseur...» Sorrideva: «Perchè non? Con la grazia divina e la tua buona volontà!...» Dopo tale confidenza, ci siamo entrambi inchinati di fronte alla vocazione che Dio ci aveva chiaramente assegnato». La Signora Lu muore il 16 aprile 1926.

Avendo confidato il suo desiderio al confessore della moglie, il Signor Lu viene orientato verso la vita di Oblato regolare benedettino. L'Oblato regolare partecipa in tutto e per tutto alla vita della comunità, ma non è legato dai voti monastici. Il Signor Lu si reca presso l'Abbazia Sant'Andrea di Bruges (Belgio), dove il Padre Abate gli consiglia di farsi monaco a pieno titolo e di accedere quindi al sacerdozio; così, il 4 ottobre 1927, riveste l'abito benedettino con il nome di fra Pietro Celestino. Nel 1932, pronuncia i voti solenni, ma, sentendosi stanco, pensa di dover rinunciare, con l'autorizzazione del Padre Abate, ai lunghi studi necessari per accedere al sacerdozio. Tuttavia, il 3 maggio 1933, uno dei suoi amici viene da Shangai per offrirgli un calice, regalo di venti degli ex colleghi del Corpo diplomatico cinese, tutti non cristiani. «Ma ho rinunciato a farmi prete! – Saremo molto delusi, gli risponde l'amico». Discernendo la mano di Dio in quest'episodio, si mette a studiare, non per sè, ma per la Chiesa e per il suo paese; il 29 giugno 1935, riceve l'ordinazione sacerdotale.

Tuttavia, l'idea di celebrare quotidianamente il Santo Sacrificio della Messa lo spaventa: «Osar avvicinarmi, proprio io, tutti i giorni, all'Onnipotente!... Ne morirò...» Però, dopo una malattia che lo ha fatto riflettere, Padre Lu confessa: «Nostro Padre, san Benedetto, dice nella Regola che Dio è un Maestro ed un Padre. Ho ritenuto che è Maestro; ho dimenticato che è Padre. Durante la malattia, il Signore ha degnato illuminarmi. Poichè offrirò la Messa a Dio nostro Padre, non avrò più timore di celebrarla!» Che i monaci si ricordino, dice infatti san Benedetto citando san Paolo, che hanno ricevuto uno spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, cioè Padre! (Rom. 8, 15; ved. Regola, cap. 2).

Il Signor Lu era entrato in un monastero benedettino in Belgio, patria di sua moglie, con lo scopo di aprire al suo popolo un nuovo viale che lo collegasse alla Chiesa fondata dal Figlio di Dio fatto uomo. L'importanza particolare della sua carriera e della sua vocazione, incita Papa Pio XII a conferirgli, il 19 maggio 1946, la dignità abbaziale, a titolo onorifico. Tale elevazione è il segnale di un più intenso apostolato. Per Padre Lu, l'Oriente soffre perchè, in gran parte, non ha ancora conosciuto il Messia; l'Occidente soffre perchè, avendolo conosciuto, molti si sono allontanati da Lui. «Il problema delle relazioni internazionali non è principalmente d'ordine politico: è, prima di tutto, di carattere intellettuale e morale, scrive. Nel suo fondamento, questo problema è quello dei legami e delle separazioni che stabiliscono fra gli uomini l'affinità o la diversità delle loro civiltà». Pertanto, sostiene le opere che favoriscono l'incontro della cultura cristiana con quella cinese.

Conflenza dell'Oriente e dell'Occidente

Quando era stato ordinato sacerdote, gli amici diplomatici gli avevano indirizzato il seguente omaggio: «Il Signor Lu conosce la morale cinese e, ora, si fa sacerdote in Occidente. Realizzerà in sè la fusione dell'Oriente e dell'Occidente in campo morale. Proverà che in Occidente, così come in Cina, la civiltà materiale non ha il sopravvento sulla civiltà spirituale. Così, opererà anche per la diffusione della giustizia e della pace nel suo paese». Questo messaggio concorda con le parole del Santo Padre in Polonia, il 3 giugno 1997: «Non ci sarà unità europea fino a quando essa non sarà basata sull'unità dello spirito... Le fondamenta dell'identità dell'Europa sono costruite sul Cristianesimo; l'attuale mancanza di unità spirituale nasce principalmente dalla crisi di tale coscienza cristiana. Senza Cristo, infatti, non è possibile costruire un'unità duratura: come costruire una «casa comune» per l'Europa, se essa non è fatta con i mattoni che sono le coscienze degli uomini, cotti nel fuoco del Vangelo, uniti dal legame di un amore solidale, frutto dell'amore di Dio?»

Alla fine del 1948, una grave malattia riduce Padre Lu agli estremi. Poco prima di morire, dice: «Soltanto ancora poche ore... prima di vedere Nostro Signore! Vedere Nostro Signore! Che felicità!» Il confessore gli suggerisce: «È l'ora di offrire la sua sofferenza in unione con Gesù sulla Croce»: annuisce con un cenno del capo, ultima manifestazione del suo pensiero, prima di una lunga agonia. Il 15 gennaio 1949, alle ore 11.50, giorno ed ora del ventesimo anniversario della sua professione religiosa, esala l'ultimo respiro, in età di 78 anni; ma per coloro che amano Dio, la morte non esiste: è soltanto un passaggio dalla vita terrena alla vita eterna.

Nel suo libro postumo, che lascia semplicemente dattiloscritto, «La confluenza delle umanità e la scoperta del Vangelo», si legge il seguente passo, in cui la pietà filiale cara a Confucio si trova ampiamente elevata attraverso le vedute della fede: «Nell'ora del supremo supplizio, la forza d'animo di Gesù si manifestò magnanimamente nella pietà filiale per il Padre ed anche per la Vergine che l'aveva portato in seno e di cui rimaneva il Figlio. Il testamento con cui affida la Madre al discepolo che amava è un testamento di pietà filiale. Può mai Maria non considerare come figli tutti coloro che sono rigenerati dal sangue di suo Figlio?»

Che Nostra Signora conceda anche a noi la grazia di un atteggiamento filiale nei riguardi del nostro Padre Celeste! Tale atteggiamento si manifesterà con una giusta venerazione nei riguardi degli anziani e dei superiori, e sarà fonte di benedizioni divine, secondo la promessa di Dio a Mosè: «Onora tuo padre e tua madre... perchè la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà» (Deut. 5, 16).

Dom Antoine Marie osb

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