Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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11 novembre 2002
San Martino di Tours


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Il 3 agosto 1903, nella cappella Paolina del Vaticano, un Cardinale è inginocchiato, in lacrime, assorto in una profonda preghiera. Avvicinandoglisi, un giovane prelato spagnolo, Monsignor Marry del Val, gli trasmette sottovoce un messaggio del Decano del Sacro Collegio: è sempre deciso a rifiutare il papato, se sarà eletto? «Sì, sì, Monsignore, risponde il Cardinale Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia, dite al Cardinale Decano che mi faccia la carità di non pensare più a me». Più avanti nella giornata, il Cardinale Sarto, sconvolto, continua a resistere alle insistenze dei confratelli; afferma di essere indegno del Sommo Pontificato, incapace di portare un carico tanto pesante. «Tornatevene dunque a Venezia, se tale è il vostro desiderio, gli dice gravemente il Cardinale Ferrari, ma ci tornerete tormentato da un rimorso che vi ossessionerà fino alla fine della vita!»

Il giorno seguente, i voti degli elettori si concentrano, come previsto, sul Cardinale Sarto. Egli si abbandona nelle mani di Dio e dichiara: «Se non è possibile che questo calice si allontani da me, sia fatta la volontà di Dio! Accetto il Pontificato come una croce. – Che nome volete assumere? – Poichè i Papi che più hanno sofferto nel secolo scorso per la Chiesa hanno portato il nome di Pio, assumerò questo nome». Diventa quindi Papa Pio X.

Di origine molto modesta, Giuseppe Sarto nacque a Riese, paesetto della diocesi di Treviso, nel Veneto (Italia del Nord), il 2 giugno 1835. Suo padre è un impiegato comunale; possiede solo un'umile casetta ed un campicello. L'unica ricchezza dei suoi genitori è una fede semplice e profonda che trasmettono ai dieci figli. Giuseppe sente giovanissimo la chiamata al sacerdozio; vi risponde con fervore e riceve l'ordinazione sacerdotale il 18 settembre 1858. La divina Provvidenza lo porta a servire la Chiesa in tutti i gradi della gerarchia, facendolo diventare a volta a volta vicario parrocchiale, parroco, direttore spirituale del seminario di Treviso, vescovo di Mantova, e infine Patriarca di Venezia, prima di esser eletto Papa, responsabilità schiacciante che poteva spaventarlo a buon diritto!

La via che porta a Gesù Cristo

Il Papa è il Successore dell'Apostolo san Pietro, cui Gesù Cristo ha detto: A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli (Matt. 16, 19). «Il «potere delle chiavi» designa l'autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 553). Il Pontefice romano riceve da Cristo una missione universale; deve annunciare il Vangelo al mondo intero e guidare tutta la Chiesa, pastori e fedeli, nella fedeltà al Vangelo. Parla ed agisce non per autorità propria, ma in virtù dell'autorità di Cristo, di cui è il Vicario.

Fin dalla sua prima enciclica, E supremi apostolatus, del 4 ottobre 1903, Pio X fa sapere al mondo intero quale sarà il programma del suo pontificato: «Restaurare tutto in Cristo, affinchè Cristo sia tutto in tutti (ved. Ef. 1, 10 e Col. 3, 11)... Riportare il genere umano all'autorità di Cristo. Fatto ciò, l'uomo si troverà, proprio per questo, riportato a Dio... Ora, dov'è la via che ci porta a Gesù Cristo? L'abbiamo davanti agli occhi: è la Chiesa... Per questo Cristo l'ha istituita, dopo averla acquisita a prezzo del suo Sangue, per questo le ha affidato la sua dottrina ed i precetti della sua legge, prodigandole in pari tempo i tesori della grazia divina per la santificazione e la salvezza degli uomini... Si tratta di riportare le società umane, smarrite lontano dalla sapienza di Cristo, all'obbedienza della Chiesa; la Chiesa, a sua volta, le sottometterà a Cristo, e Cristo a Dio». Il Concilio Vaticano II insegna nello stesso senso: «Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano per quale via, servendoLo, gli uomini possono ottenere la salvezza in Cristo e giungere alla beatitudine. Quest'unica vera religione, noi crediamo che sussista nella Chiesa cattolica ed apostolica, cui il Signore Gesù ha affidato l'incarico di farla conoscere a tutti gli uomini...» (Dignitatis humanæ, 1).

Por rimedio all'ignoranza

Dio vuole la salvezza di tutti, grazie alla conoscenza della verità. A questa straordinaria benevolenza di Dio, corrisponde un dovere da parte dell'uomo: «A motivo della loro dignità, tutti gli uomini, in quanto sono persone, vale a dire dotati di ragione e di libera volontà, e, pertanto, provvisti di una responsabilità personale, sono spinti dalla loro stessa natura e tenuti per obbligo morale a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verità conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le esigenze di questa verità» (Ibid., 2). Una delle preoccupazioni maggiori di Pio X, espressa nell'enciclica Acerbo nimis, del 15 aprile 1905, è quella di assicurare la conoscenza e la trasmissione della fede per mezzo del catechismo; l'ignoranza religiosa, dichiara, è «la causa principale della rilassatezza attuale, della debilitazione delle anime e dei gravissimi mali che ne conseguono... Là, dove lo spirito è avviluppato dalle tenebre di un'ignoranza ottusa, è impossibile che sussistano une volontà retta o buoni costumi. Poichè, se è possibile a colui che cammina con gli occhi aperti allontanarsi dalla via retta e sicura, questo pericolo minaccia certamente colui che è colpito da cecità. Si aggiunga che, se la luce della fede non è totalmente spenta, essa dà la speranza che i costumi corrotti possano correggersi; ma se le due cose si uniscono, corruzione dei costumi e assenza della fede per ignoranza, ci sarà appena posto per rimediarvi, e la via della perdizione sarà aperta». Nel 1905, Pio X fa pubblicare per la diocesi di Roma un catechismo che rimane un modello nel suo genere. Papa Giovanni Paolo II condivide questo desiderio di fornire a tutti un insegnamento catechetico sicuro; nel 1986, in occasione del suo viaggio a Lione, dichiarava la sua grande preoccupazione: «L'ignoranza religiosa si estende in modo sconcertante, la necessità di una proposta chiara e ardente della fede si fa ancor più sentire...» In risposta a tale necessità, il Santo Padre ha pubblicato, nel 1992, il Catechismo della Chiesa Cattolica, esposto sistematico delle verità della fede, testo di riferimento per la nostra epoca.

La carità di don Sarto nei riguardi di tutti si è manifestata fin dai primi anni di sacerdozio, al punto di diventare leggendaria: pronto a dare tutto, non aveva mai un soldo in tasca; si vantava di esser nato e di vivere povero. L'appello ad esercitare la più alta carica nella Chiesa non gli ha fatto perdere nè la bontà nè l'umiltà, soprattutto nei riguardi delle persone di condizione modesta. Sentendosi responsabile della sorte di tutti gli infelici, dà senza contare. Quando gli si consiglia di moderare la carità, per non far andare in fallimento la Chiesa, mostra le due mani e risponde: «La sinistra riceve e la destra dà. Se do con una mano, ricevo molto di più con l'altra». Questa carità inesauribile nasce dalla sua intima unione con Dio. Il Cardinale Merry del Val, suo Segretario di Stato, ha testimoniato: «In tutte le sue azioni, si ispirava sempre a pensieri soprannaturali e manifestava di essere unito a Dio. Per le questioni più importanti, gettava gli occhi sul Crocifisso e si ispirava a lui; in caso di dubbio, aggiornava la decisione ed aveva l'abitudine di dire, sempre fissando il Crocifisso: «Deciderà Lui»».

Un male in seno alla Chiesa

Pastore vigile del gregge di Cristo, Pio X discerne il pericolo che rappresenta per la fede della Chiesa una corrente di pensiero apparsa verso la fine del XIX secolo. Un gruppo di intellettuali, con il pretesto di adattamento alla mentalità moderna (da cui il nome di «modernisti»), si mette in testa di cambiare radicalmente l'insegnamento dogmatico e morale della Chiesa. Decisi a rimanere nella Chiesa, per trasformarla più efficacemente, si propongono di darle un nuovo Credo e nuovi Comandamenti, conservando il vocabolario cattolico, ma trasformandone il significato profondo secondo le loro proprie idee. In capo a parecchi appelli caritatevoli alle pecorelle smarrite, e di fronte alla loro ostinazione, Pio X pubblica, il 3 luglio 1907, il decreto Lamentabili, che enumera gli errori modernisti; due mesi dopo, l'Enciclica Pascendi espone magistralmente in che cosa tale sistema sia contrario alla sana filosofia ed alla fede cattolica.

Il sistema modernista si basa su principi filosofici errati: l'agnosticismo assoluto, vale a dire l'impossibilità per lo spirito umano di giungere a certezze; e l'immanentismo, secondo cui non si può conoscere Dio in modo obiettivo, con prove che si appoggiano sulla ragione, ma unicamente attraverso l'esperienza soggettiva di ciascuno. Tali principi portano alla negazione dell'esistenza di una verità obiettiva e, di conseguenza, della possibilità di una Rivelazione divina. Insomma, la religione si riduce a simboli. Dio stesso non è più il Creatore trascendente (vale a dire preesistente all'universo e che lo supera) ma soltanto una forza immanente, «l'anima universale del mondo», il che conduce direttamente al panteismo (identificazione del mondo con Dio); Gesù Cristo non è che un uomo straordinario, la cui persona storica è stata trasfigurata dalla fede. Di qui, la distinzione modernista fra il Cristo della storia, che è soltanto un uomo morto in croce in Palestina, ed il Cristo della fede, che i discepoli immaginano esser «risuscitato» e che «divinizzano» nel loro cuore. Così, il modernismo conduce alla dissoluzione di qualsiasi contenuto religioso preciso. Per questo, il Papa santo lo definiva: la sintesi ed il punto d'incontro di tutte le eresie che tendono a distruggere i fondamenti della fede e ad annientare il Cristianesimo.

Un criterio di fedeltà a Dio

I provvedimenti presi da Pio X per por rimedio a questo male, entrato «quasi nel seno medesimo e nelle vene della Chiesa», portano in pochi anni al declino del modernismo. I principali fautori sono stati allontanati dall'insegnamento cattolico ed un nuovo impulso viene dato agli studi filosofici e teologici secondo i principi di san Tommaso d'Aquino. Saldo nella dottrina, Pio X è pieno di bontà nei riguardi dei sostenitori dell'errore. Nel 1908, raccomanda al nuovo vescovo di Châlons (Francia): «Sarete il vescovo di don Loisy (sacerdote scomunicato a causa della sua ostinazione nel modernismo). Se il caso si presentasse, trattatelo con bontà e, se facesse un passo verso di voi, ne farete due verso di lui». Applicazione concreta del suo principio: «Combattere gli errori, senza colpire le persone».

Così Pio X compie la propria missione che è quella di «salvaguardare il Popolo di Dio dalle deviazioni e dai cedimenti, e di garantirgli la possibilità oggettiva di professare senza errore l'autentica fede» (CCC, 890). Alla sollecitudine paterna del Sommo Pontefice deve corrispondere un atteggiamento filiale di docilità e di sottomissione da parte dei fedeli. Perchè Gesù Cristo ha detto agli apostoli: Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me; e chi disprezza me disprezza Colui che mi ha mandato (Luca 10, 16). L'obbedienza al Magistero della Chiesa, e specialmente al suo capo visibile, il Papa, è un criterio indispensabile di fedeltà a Dio. Pio X lo sottolinea in un discorso, il 10 maggio 1909: «Non lasciatevi ingannare dalle sottili dichiarazioni di coloro che non cessano di pretendere di voler essere con la Chiesa, di amare la Chiesa, di combattere perchè il popolo non se ne allontani... Ma giudicateli secondo le loro opere. Se disprezzano i pastori della Chiesa e perfino il Papa, se tentano con tutti i mezzi di sottrarsi alla loro autorità per eludere i loro orientamenti ed i loro consigli..., di che Chiesa questi uomini hanno l'intenzione di parlare? Non certo di quella edificata sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e che ha come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù (Ef. 2, 19)».

Ancora d'attualità

Tuttavia il modernismo, tanto vigorosamente denunciato da Pio X, non è scomparso. Nel 1950, Pio XII, nell'enciclica Humani generis, mette in guardia contro diversi errori di cui parecchi affini al modernismo. Il filosofo Jacques Maritain scriverà nel libro Il Contadino della Garonna (1966) che «il modernismo dell'epoca di Pio X non era se non un modesto raffreddore da fieno», relativamente alla corrente neomodernista. In occasione dell'Udienza generale del 19 gennaio 1972, Papa Paolo VI denuncerà «errori che potrebbero rovinare totalmente il nostro concetto cristiano della vita e della storia. Tali errori si sono espressi in modo caratteristico nel modernismo che, sotto altri nomi, è ancora d'attualità». Il 14 settembre dello stesso anno, il Cardinale Heenan, Arcivescovo di Westminster, facendosi eco di detta dichiarazione del Papa, noterà che se la parola «eretico» non è più utilizzata ai nostri giorni, «gli eretici continuano tuttavia ad esistere. L'eresia numero uno è quella che si aveva l'abitudine di chiamare modernismo... Il modernismo è tornato e apparirà di nuovo come la minaccia principale contro la Chiesa di domani. Poichè l'autorità, qualsiasi ne sia la forma, è diventata universalmente impopolare, il clima non è stato mai più favorevole per un rinnovato attacco contro l'autorità di Dio e del Magistero della sua Chiesa. La Risurrezione, la Santissima Trinità, l'immortalità dell'anima, i sacramenti, il Sacrificio della Messa, l'indissolubilità del matrimonio, il diritto alla vita dei bambini non ancora nati, dei vecchi e degli ammalati incurabili: tutte queste dottrine, ammesse finora senza problemi dai Cattolici, saranno probabilmente oggetto di attacchi all'interno della Chiesa di domani». L'esperienza dei trenta ultimi anni manifesta l'esattezza di quest'analisi e dovrebbe suscitare un rinnovato interesse per l'insegnamento di san Pio X.

Iniziative audaci

Certi scrittori hanno presentato Papa Pio X come un nemico del progresso; il suo pontificato si sarebbe concentrato sulla «caccia ai modernisti». In realtà, egli è un Pastore molto attento alle realtà del suo tempo e guidato unicamente dal bene spirituale delle anime. Convinto che la Tradizione è viva, intraprende audacemente importanti riforme che giudica necessarie per «svecchiare» la Chiesa.

«Bisogna, si compiace di ripetere il nostro santo, che il mio popolo preghi sulla base di qualcosa di bello». Constatando che la musica sacra non raggiunge sempre lo scopo, che è quello di mettere in valore il testo liturgico e di disporre così i fedeli ad una maggior devozione, il Papa, senza escludere altre forme legittime di canto sacro, ricorda nel Motu Proprio Tra le sollecitudini, del 22 novembre 1903, che il canto gregoriano concorre eminentemente al fine della liturgia: la glorificazione di Dio e la santificazione dei fedeli. Così, incoraggia il ripristino di tale canto. Il Concilio Vaticano II affermerà anch'esso: «La Chiesa riconosce nel canto gregoriano il canto proprio della liturgia romana; è dunque esso che, nelle azioni liturgiche, essendo d'altronde tutto raffrontabile, deve occupare il primo posto» (Sacrosantum concilium, 116).

Nel 1905, secondo il desiderio espresso dal Concilio di Trento, ma rimasto fino ad allora lettera morta, Pio X, con il decreto Sacra Tridentina Synodus, prende un'iniziativa pastorale della massima importanza: contrariamente ad una pratica radicata da secoli, apre l'accesso alla Comunione frequente, e perfino quotidiana, per tutti coloro che lo desiderano. Basta che siano in stato di grazia e che la loro intenzione sia retta: vale a dire comunicarsi «non per abitudine , o per vanità, o per ragioni umane, ma per soddisfare la volontà di Dio, per unirsi a Lui più intimamente attraverso la carità e, grazie a tale divino rimedio, combattere i propri difetti e le proprie infermità». È altresì necessario osservare il digiuno prescritto (attualmente, almeno un'ora prima della Comunione) ed essere vestiti correttamente. Cinque anni dopo, Pio X autorizzerà i bambini a fare la prima Comunione all'età della ragione. Fino ad allora, era abitudine attendere che avessero 12 o 13 anni. Il Papa considera questa riforma come una grazia inestimabile per le anime dei fanciulli: «Il fiore dell'innocenza, prima che sia intaccato e appassito, andrà a mettersi al riparo presso Colui che si compiace di vivere fra i gigli; implorato dalle anime pure dei bambini, Dio tratterrà il braccio della sua giustizia». È dunque a giusto titolo che san Pio X viene talvolta chiamato «il Papa dell'Eucaristia».

Per rispondere scientificamente alle obiezioni della scienza e dell'esegesi modernista, il Papa santo fonda, nel 1909, l'Istituto Biblico, cui affida la missione di approfondire gli studi nell'ordine linguistico, storico ed archeologico, favorendo così una migliore conoscenza della Sacra Scrittura. È fermamente convinto che la Chiesa non ha nulla da temere dalla vera scienza, e che i metodi più moderni di ricerca possono e devono esser messi al servizio della fede.

Per rendere la Chiesa sempre più idonea ed aperta al progredire degli uomini verso Gesù Cristo, san Pio X ordina l'aggiornamento e la codificazione delle leggi ecclesiastiche diventate, nel corso dei secoli, numerose e complesse. Quest'opera sarà portata a termine dal suo successore, Papa Benedetto XV, nel 1917. Del pari, per facilitare il ministero dei sacerdoti, procede ad una riforma del Breviario romano, per mezzo di una nuova distribuzione dei salmi per ciascun giorno e di una revisione delle rubriche.

Perdiamo le chiese, ma salviamo la Chiesa

Nel 1905, la Francia, in mano a forze ostili alla Chiesa, rompe le relazioni diplomatiche con la Santa Sede, dichiara la separazione della Chiesa e dello Stato, e pretende di consegnare i beni ecclesiastici ad «associazioni cultuali» in cui i vescovi non avranno più alcuna autorità reale. Con l'Enciclica Vehementer, dell'11 febbraio 1906, Pio X disapprova tali ingiusti provvedimenti. La tesi della separazione della Chiesa e dello Stato, dice, è «assolutamente falsa». Infatti, «il Creatore dell'uomo è anche il Fondatore delle società umane... Gli dobbiamo dunque non soltanto un culto privato, ma anche un culto pubblico e sociale per onorarlo...». Inoltre, la società civile «non può prosperare nè durare a lungo quando non si fa posto in essa alla religione, regola suprema e padrona sovrana quando si tratta dei diritti dell'uomo e dei di lui doveri». Avendo Pio X rifiutato le «associazioni cultuali», nonchè i 40 milioni di franchi annui promessi al culto dal governo francese, questo confisca immediatamente tutti i beni della Chiesa, riducendo il clero a vivere di elemosina. Tale rifiuto di Pio X sbalordisce i nemici della Chiesa, ma salva l'unità e la libertà della medesima. «So che certi si preoccupano dei beni della Chiesa, diceva; io mi preoccupo del bene della Chiesa. Perdiamo le chiese, ma salviamo la Chiesa».

All'inizio del suo pontificato, Pio X scriveva: «Cercare la pace senza Dio, è assurdo». Avendo spesso previsto e predetto una grande guerra fra le nazioni europee, moltiplica i passi diplomatici per evitare tale tragedia. Tuttavia, nell'estate del 1914 si scatena la prima guerra mondiale. Il cuore del Santo Padre è spezzato. Nella sua angoscia, ripete giorno e notte: «Offro in olocausto la mia misera vita per impedire il massacro di tanti miei figli... Soffro per tutti coloro che cadono sui campi di battaglia...» Il 15 agosto, prova un malessere generale, e il 19 è alle soglie della morte. «Mi metto nelle mani di Dio», dice con una tranquillità soprannaturale. Verso mezzogiorno, gli sono amministrati gli ultimi Sacramenti, che riceve, calmo e sereno, perfettamente lucido di spirito, con un'ammirevole devozione. Il 20 agosto 1914, all'una di notte, facendo un lento segno di croce e giungendo le mani, come se celebrasse la Messa, dopo aver baciato un piccolo crocifisso, il santo Pontefice entra nella vita eterna.

Beatificato nel 1951, Pio X fu canonizzato il 29 maggio 1954 da Papa Pio XII. In occasione di una visita pastorale a Treviso nel 1985, Papa Giovanni Paolo II ha tessuto le sue lodi come segue: «Ha avuto il coraggio di annunciare il Vangelo di Dio in mezzo a numerose lotte... Ha operato con grande sincerità per mettere in risalto gli ingannevoli recessi del sistema teologico del modernismo, con grande coraggio, mosso nel suo impegno unicamente dal desiderio di verità, affinchè la Rivelazione non fosse travisata nel suo contenuto essenziale. Questo grande disegno obbligò Pio X ad un continuo cimento interiore, per non sforzarsi di piacere agli uomini. Noi sappiamo quale avversità ebbe a sopportare, proprio a causa dell'impopolarità cui si espose con le sue scelte. Quale fedele discepolo del Maestro Gesù, volle piacere a Dio, che mette alla prova i nostri cuori».

Dom Antoine Marie osb

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