Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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7 ottobre 2002
Beata Vergine Maria del Rosario


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

In occasione della canonizzazione di Margherita d'Youville, Papa Giovanni Paolo II notava che «la fondatrice delle «Suore Grige», ci dà un grande esempio: ha saputo dominare le delusioni, accettare la sofferenza come croce di Cristo. Abbandonata nelle mani della Provvidenza, ha continuato la sua strada nella speranza. La fiducia non l'abbandonava... Ed ha interamente rimesso la sua vita nelle mani del Creatore». Quest'atteggiamento era veramente saggio, poichè «riconoscere la completa dipendenza della creatura in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia e di fiducia» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 301). Infatti, dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura, ma «la conserva in ogni istante nell'essere, le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine» (ibid.). La vita della nostra Santa ne è una testimonianza viva.

Maria Margherita Dufrost de Lagemmerais nacque il 15 ottobre 1701 a Varennes, vicino a Montréal, nella «Nuova Francia» (chiamata «Canada» a partire dal 1763). Suo padre, gentiluomo bretone insediato nella Nuova Francia dal 1687, è un ufficiale. La madre di Margherita, Maria Renata de Varennes è figlia di un ufficiale, Renato Gaultiero de Varennes, cavaliere di San Luigi. Maria Margherita (prevarrà l'abitudine di chiamarla «Margherita») è la maggiore di una famiglia di sei figli. Orfana di padre fin dall'età di sette anni, Margherita fa conoscenza giovanissima con la scuola della miseria. Il padre non aveva mai avuto, per far vivere la famiglia, che la sua magra paga di ufficiale; vale a dire appena di che non morire di fame. Alla sua morte, la vedova ed i sei figli sono costretti a mendicare. Passano sei anni di penosa attesa, prima che una pensione irrisoria venga versata alla Signora Dufrost, per allevare la famiglia. Grazie all'appoggio di persone caritatevoli, Margherita viene messa in collegio per due anni presso le Orsoline di Québec. Vi acquisisce una solida educazione religiosa, in perfetta armonia con la formazione ricevuta in famiglia. A dodici anni, torna a casa per aiutare la madre nei compiti domestici e nell'educazione dei fratelli e delle sorelle.

Il 12 agosto 1722, sposa Francesco d'Youville: è un bel cavaliere, ma anche un avventuriero dai costumi dubbi, figlio di un trafficante di pellicce e di alcol, lui stesso trafficante. In pochi anni, divora quel che possiede e distrugge la propria salute e la felicità della moglie. Muore nel 1730, a ventotto anni, in capo ad otto anni di un matrimonio infelice. Lascia alla vedova i debiti e due bambini piccoli, mentre è incinta di un terzo – quattro altri sono morti poco dopo la nascita. Margherita accetta con coraggio e spirito di fede tutte le prove. Sa che la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta ed immediata, che essa si cura di tutto, dalle cose infime ai grandi eventi del mondo e della storia. Gesù, infatti, esige un abbandono filiale alla Provvidenza del Padre celeste, che provvede ai minimi bisogni dei suoi figli: Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?... Il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutto ciò. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Matt. 6, 31-33).

«Si consoli, Signora...»

Le prove porteranno frutti di santificazione nella vita di Margherita, che sembra esser cominciata tanto male. Don Lescöat, confessore della giovane vedova, le annuncia, subito dopo il lutto: «Si consoli, Signora, Dio la destina ad una grande opera, e sarà lei che risolleverà una casa che sta declinando». Nella città di Montréal, effettivamente, un ospedale, fondato nel 1692 e chiamato, per via del nome del suo fondatore, l'ospedale Charon, sta decadendo. Due sacerdoti Sulpiziani, don Lescöat e don Normant, successivamente incaricati della parrocchia di Nostra Signora, desiderano restaurare e salvare l'istituto, indispensabile per i poveri della città. Nel XVIII secolo, gli ospedali non sono, come oggi, specializzati nelle cure mediche; sono piuttosto luoghi di accoglienza per tutte le specie di miserie. Alla morte di don Lescöat, don Normant diventa il direttore spirituale della Signora d'Youville. Egli nota la devozione della giovane che piange con lacrime sincere il marito, che tanto poco le meritava. Considera la madre che si affanna per educare i due figli, Francesco e Carlo, futuri sacerdoti. Vede che la donna visita i poveri, gli ammalati, che va all'ospedale generale per raccomodare i cenci di alcuni indigenti abbandonati e sudici; constata l'ingegnosità di questa persona caritatevole ed il di lei meraviglioso spirito d'iniziativa. Alle grandi qualità naturali che Dio le ha conferito, essa aggiunge anche un amore intimo di Dio Padre; entra nello spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abba, Padre! (Rom. 8, 15), con una fiducia quasi temeraria nella Provvidenza del Padre che non viene mai meno a coloro che operano per la santificazione del suo nome e per la venuta del suo regno.

Per don Normant, una simile donna è capace di risollevare l'ospedale, ed all'uopo Dio farà forse di lei la madre di una famiglia religiosa. Pieno di queste idee, propone a Margherita d'Youville di prendersi in casa alcuni poveri; sarà un noviziato appropriato per la missione futura. Poi, il sacerdote le assume una compagna. Ben presto, due altre giovani si aggregano ad esse: si installano in una casa presa in affitto, con cinque poveri, che diventeranno ben presto dieci. Ed ecco formato il nucleo di una nuova comunità; siamo nel 1737. Ma l'opera di Carità sarà colpita da pesanti prove.

Brille?

Certi vedono di malocchio l'iniziativa dei padri Sulpiziani. Sono sospettati di voler liquidare del tutto l'ospedale generale, per ricuperare terreni e costruzioni, che allora spetterebbero loro di diritto. D'altronde, alcuni fratelli Ospedalieri ci vivono; perchè sostituirli con una comunità che ancora non esiste? Non costituirebbe questo una deroga flagrante alle intenzioni dei fondatori? Una petizione firmata dalle persone più in vista di Montréal, e trasmessa al Conte de Maurepas, Segretario di Stato, chiede che la Signora d'Youville venga espulsa dalla città. Primi fra i firmatari della petizione, figurano parenti prossimi della Signora d'Youville, pieni di risentimenti ancora vivaci contro Francesco d'Youville e suo padre, che, con i loro traffici, hanno rovinato tanti onesti commercianti, disonorando così la famiglia.

Il giorno di Ognissanti, Margherita e le sue compagne escono dal loro alloggio per recarsi alla Messa. Subito, la folla le ingiuria, vociferando e urlando: le umili donne vengono inseguite a sassate. I giorni seguenti, si riproducono scene analoghe. Sempre ricca di invenzioni, la calunnia procede speditamente: i sacerdoti Sulpiziani vengono accusati di fornire alcol alla Signora d'Youville ed alle sue aiutanti, alcol che esse venderebbero di nascosto agli Indiani, non senza berne esse medesime. Così, esse vengono ironicamente chiamate le «Suore brille», vale a dire «inebriate» dall'alcol.

In pari tempo, una delle compagne più efficaci della Signora d'Youville, muore per il troppo lavoro; don Normant, quasi unico sostegno della comunità nascente, viene colpito da una malattia letale. Margherita d'Youville stessa è bloccata su una sedia da un dolore tenace al ginocchio. Proprio allora, il 31 gennaio 1745, un incendio caccia la piccola comunità dalla casa e butta sul lastrico, nella neve, tutti gli abitanti mezzo vestiti. Le malelingue non mancano di vederci una «giusta punizione del Cielo». Grazie ad un disegno misericordioso della divina Provvidenza, una signora caritatevole mette la propria casa a disposizione di Margherita d'Youville, affinchè essa continui la sua opera.

Un interrogativo tanto pressantequanto inevitabile

Le contraddizioni incontrate da quest'opera buona possono far nascere la seguente domanda: se Dio Padre Onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perchè esiste il male? A questo interrogativo, tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso per noi, nessuna risposta frettolosa potrà bastare. È l'insieme del messaggio cristiano che fornisce la risposta. «Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia, nessuno sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura – che appaiono legati ai limiti propri delle creature –, e soprattutto al problema del male morale... «Mi chiedevo da dove venisse il male e non sapevo darmi risposta», dice sant'Agostino, e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti il mistero dell'iniquità (2 Tess. 2, 7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà (1 Tim. 3, 16)» (CCC, 385).

Col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua onnipotente Provvidenza, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: Non siete stati voi, dice Giuseppe ai suoi fratelli, a mandarmi qui, ma Dio...Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per far vivere un popolo numeroso (Gen. 45, 8; 50, 20). «Dio Onnipotente, scrive sant'Agostino, poichè è estremamente buono, non lascerebbe mai esistere un qualsiasi male nelle sue opere, se non fosse abbastanza potente e buono per far nascere il bene dal male medesimo». Dal massimo male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causato dai peccati di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra Redenzione. Il male non diventa tuttavia un bene. «La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato insieme la vastità del male e la sovrabbondanza della grazia (ved. Rom. 5, 20). Dobbiamo dunque considerare la questione dell'origine del male fissando lo sguardo della fede su Colui che, solo, ne è il Vincitore» (CCC, ibid.; ved. 309-314). Con la Passione e la Morte, Cristo ha dato alla sofferenza ed alla morte un valore redentore e ne ha fatto mezzi di santificazione. Unite alla Sua, le molteplici croci degli uomini conducono alla Risurrezione.

Una presa di possesso poco invidiabile

È alla luce di Cristo che santa Margherita d'Youville considera le sue prove. Nel 1747, davanti alla reale rovina dell'ospedale, una decisione inattesa e quasi incredibile viene presa dalle autorità locali: affidare provvisoriamente l'amministrazione dell'istituto alla Signora d'Youville. La presa di possesso ha luogo il sabato 7 ottobre 1747, nella ricorrenza della festa della Beata Vergine Maria del Rosario. La fondatrice, ammalata, deve farvisi trasportare su un carretto, stesa sopra un materasso. Seguono le sue cinque compagne e nove poveri. L'edificio che le si affida è in uno stato pietoso: i muri sono pieni di crepe, i tetti sono bucati dappertutto; mancano 1226 vetri alle finestre... Due fratelli Ospedalieri molto anziani ci vivono, al servizio di quattro poveri malati. Quale dipendenza, una fattoria, appena dissodata, senza bestiame, che non frutta quasi nulla. Grazie all'aiuto di varie persone, Margherita e le sue compagne riassestano un po' alla volta la situazione. Tuttavia, essa rimane precaria.

L'idea di riunire l'ospedale di Montréal con quello di Québec comincia a filtrare nei dirigenti del Canada. Un bel mattino del 1751, la Signora d'Youville viene a sapere, per mezzo di un banditore, che il contratto del 1747, che le affidava l'amministrazione dell'ospedale, è stato abrogato e che deve lasciare il posto alle suore di Québec. Ma Margherita non è d'accordo: con un'intrepida eloquenza, perora la propria causa presso le autorità civili e religiose. Si può ormai appoggiare sulla pubblica opinione: da quattro anni, si è potuto osservare nell'ospedale il lavoro effettuato dalle sue compagne; sono state viste placide, buone, misericordiose per tutte le miserie umane. Inoltre, Margherita, con intuizione femminile, trova modo di far crollare le opposizioni: propone di pagare fino all'ultimo centesimo tutti i debiti dello Stato nella questione, e tali debiti sono enormi. Nel 1753, può finalmente riprendere in mano l'ospedale. Due anni dopo, il vescovo erige a comunità religiosa il piccolo gruppo di compagne di Margherita. Per spirito di umiltà e di perdono delle canzonature subite all'inizio della fondazione, il nome scelto per le Suore è quello di «Suore grige» ed il loro abito è effettivamente di color grigio. Saranno stati necessari sedici anni di lavoro, di lotte tenaci, di prove di ogni specie per arrivare al riconoscimento ufficiale.

Attività frenetica

La Signora d'Youville mette tutto in opera per dare all'ospedale un pieno sviluppo. Accoglie signore pensionanti; con le sue suore, si applica a lavori di cucito di ogni genere: uniformi per le truppe del re, vestiti per gli Indiani, ornamenti per i capitribù. Si lanciano nella fabbricazione di ostie e di candele, nel restauro di un birrificio abbandonato, nella vendita di calce, di pietra da costruzione, di sabbia... Tutti i poveri dell'ospedale in grado di agire sono occupati a qualche lavoro utile. Nella fattoria della Punta San Carlo, ripristinata, vengono creati pascoli per gli animali. Un battello per viaggi e gite viene messo in servizio per il pubblico, a favore dell'ospedale. Tutte queste attività finiscono col produrre frutti. I debiti dei Frati sono integralmente pagati, vengono fatte economie per provvedere al fabbisogno dei poveri. Vengono costruiti vari edifici; l'ospedale è ampliato, la chiesa terminata. Le porte si aprono per tutte le miserie e per tutti coloro che sono respinti dappertutto: gli epilettici, i lebbrosi, le donne di vita da riabilitare, i prigionieri inglesi feriti o malati. Nel 1761, Madre d'Youville fonda un asilo-nido per i trovatelli: ne raccoglie 328 in undici anni. Per i poveri piccoli, vengono trovate e pagate balie.

Tuttavia, per la fondatrice, il ciclo delle prove non è finito. Nel 1756, inizia la guerra dei Sette Anni, fra la Francia e l'Inghilterra, che, già da molto tempo, si contendono il Nuovo Mondo. Essa si concluderà con la vittoria dell'Inghilterra, sanzionata dal Trattato di Parigi, nel 1763. I mali risultanti dalla guerra sono numerosi: carestia, rialzo dei prezzi a Montréal ingombra di sfollati; timore per l'avvenire e la sopravvivenza delle comunità religiose; esodo verso la Francia di protettori, amici, parenti, da cui nasce una diminuzione notevole delle entrate, malgrado la moltiplicazione delle miserie da alleviare; svalutazione della moneta, ecc. Margherita d'Youville e le sue Suore fanno tutto quel che possono.

«State tranquille...»

Ma un'altra catastrofe le colpisce: l'incendio del 18 maggio 1765 che, dopo aver divorato più di cento case della città d'allora, arriva fino all'ospedale, lo annienta e butta sul lastrico 118 persone. In tale situazione scoraggiante, Madre Margherita d'Youville attinge alla fede il coraggio di rimettersi semplicemente al lavoro. Prima di tutto, riunisce le suore sgomente e dice loro: «Figlie mie, cominciamo col ringraziare Dio in ginocchio per la croce che ci ha mandata, recitando il Te Deum (preghiera di azione di grazia)». Poi, rialzandosi, pronuncia le seguenti parole, ispirate dal Cielo: «State tranquille, la casa non brucerà più».

L'atteggiamento di santa Margherita d'Youville davanti al disastro è un esempio eroico di fede nella divina Provvidenza cui nulla sfugge. Santa Caterina da Siena dice a coloro che si scandalizzano e si ribellano davanti a ciò che capita loro: «Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine». E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: «Nulla accade che Dio non voglia. Ora, qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il nostro meglio» (ved. CCC 313). San Francesco di Sales scrive ad una delle sue corrispondenti, afflitta da prove: «Bisogna che si butti, con un totale abbandono di sè, fra le braccia della Provvidenza, poichè è il momento opportuno. Affidarsi a Dio nella dolcezza e nella pace della prosperità, sa farlo quasi chiunque; ma affidarsi a Lui nelle bufere e le tempeste, è il proprio dei suoi figli; voglio dire, rimettersi a Lui in un totale abbandono».

La fiducia di Margherita d'Youville produrrà ancora frutti stupefacenti. Meno di un mese dopo l'incendio, la ricostruzione dell'ospedale è cominciata. Quattro anni dopo, nel 1769, tutto è di nuovo pronto, e Madre Margherita d'Youville non ha nessun debito. Parecchi prodigi hanno seguito il disastro, come la moltiplicazione di un vino necessario, in una botte trovata sotto le macerie, e la presenza inspiegabile di monete nelle tasche della fondatrice, risposte consolanti della Provvidenza alla sottomissione ed alla fiducia totale della Superiora. Sempre preoccupandosi dei poveri, per procurar loro risorse, essa acquista una vasta tenuta e vi fa erigere un mulino ad acqua; per azionarlo, fa costruire nelle rapide una diga di tre metri di altezza ed un canale. In un momento difficile della storia del Canada, mentre altri perdono coraggio e fede, si lasciano andare all'avvilimento, questa fondatrice dimostra con le sue opere le inesauribili riserve dell'energia cristiana.

Alla vigilia di mancare di tutto

Un anno prima della morte, Madre Margherita d'Youville scriveva: «Siamo diciotto Sorelle, tutte inferme, e dirigiamo una casa in cui vi sono settanta persone da nutrire, e quasi altrettante da mantenere... sempre alla vigilia di mancare di tutto, non manchiamo di nulla, almeno per quanto concerne il necessario. Ammiro ogni giorno la divina Provvidenza che accetta di servirsi dei suoi poveri sudditi per fare un po' di bene!»

Alla fine della vita, la Superiora dice alle sue suore: «Care Sorelle, rimanete sempre fedeli alla condizione che avete scelta: camminate sempre sulle vie della regolarità, dell'obbedienza e della mortificazione; ma fate soprattutto in modo che l'unione più perfetta regni fra di voi». Poi, aggiunge: «Ah! quanto sarei lieta se mi vedessi in Cielo con tutte le mie Sorelle!»

Il 9 dicembre 1771, ha un colpo apoplettico. Il 13 dello stesso mese, ne ha un secondo. Spira il 23, in età di settant'anni. La testimonianza di parecchie persone degne di fede riferisce che all'istante in cui l'anima si staccò dal corpo per entrare in Cielo, una viva luce, a forma di croce, brillò sopra l'ospedale. Vedendo questo, ed ignorando la morte della fondatrice, una dotta e distinta persona esclamò: «Ah! che croce avranno le povere Suore Grige? Che cosa sta per succedere loro?»

Radicata nella Croce

Successe che l'opera della santa fondatrice, profondamente radicata dalle attività della sua vita, fertilizzata dai suoi meriti, ebbe, grazie alla sua intercessione presso Dio, l'abbondanza della fecondità celeste. Si estese dall'Atlantico, all'Oceano glaciale artico e dal Canada all'Africa australe. Continua ancor oggi, attraverso le comunità religiose nate dall'iniziativa di Madre Margherita e formate secondo il suo spirito: le Suore della Carità dell'Ospedale di Montréal («Suore Grige», fondate nel 1737; ai giorni nostri, circa 700 Suore), le Suore della Carità di San Giacinto (fondate nel 1840; ai giorni nostri, circa 230 Suore), di Ottawa (fondate nel 1845; ai giorni nostri, circa 840 Suore), di Québec (fondate nel 1849), di Nicolet (fondate nel 1886; riunite a Montréal nel 1941), di Filadelfia (USA, fondate nel 1921; ai giorni nostri, circa 180 Suore) e di Pembroke (fondate nel 1926; ai giorni nostri, circa 180 Suore). Papa Leone XIII approvò solennemente la Congregazione delle Suore Grige, il 30 luglio 1880.

Crediamo fermamente che Dio è il Padrone del mondo e della storia. Nella vita eterna, conosceremo completamente le ammirabili vie della Provvidenza. Sulla terra, questi sentieri ci sono spesso ignoti, ma la Parola di Dio ci assicura che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rom. 8, 28). Che tale certezza illumini la nostra strada alla volta del Cielo, sotto la protezione della Santissima Vergine Maria, Madre del Perpetuo Soccorso!

Preghiamo san Giuseppe secondo tutte le Sue intenzioni, senza dimenticare i Suoi defunti.

Dom Antoine Marie osb

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