Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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5 febbraio 2002
Sant'Agata, Vergine e Martire


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Non avete notato quale nimbo di luce avvolge i santi sacerdoti ed illumina tutto intorno ad essi? Quali trasformazioni suscitano con la silenziosa predicazione della loro santa vita! Quanti imitatori attirano al loro seguito, trascinandoli nel loro ideale sacerdotale! Possa Gesù farci la grazia di entrare in contatto con un tal sacerdote!» L'autore di queste righe, don Edoardo Poppe (1890-1924) – che Papa Giovanni Paolo II ha beatificato il 3 ottobre 1999 –, non sospettava che le sue parole si sarebbero applicate alla sua propria storia.

Edoardo Poppe nacque il 18 dicembre 1890, in una famiglia fiamminga profondamente cattolica. Suo padre, Desiderato, e sua madre, Giuseppa, abitano una modesta casa nella cittadina di Temse, vicino a Gand (Belgio). Fornaio, Desiderato lavora duramente per far vivere i suoi. Nelle prove, ha l'abitudine di dire: «Bisogna sempre esser contenti della volontà di Dio». Giuseppa mette in famiglia un caldo affetto e, nello stesso tempo, una ferma disciplina. Assiste tutti i giorni alla Messa, per quanto le è possibile, poichè la famiglia si allarga rapidamente. Undici figli verranno a rallegrare la casa: tre moriranno in tenera età, i due ragazzi si faranno sacerdoti, cinque figlie diventeranno suore, una sola rimarrà accanto alla madre.

Un bambino birichino e testardo

Fin dai primi anni, Edoardo manifesta un'indole altrettanto felice quanto turbolenta. Ma non è un bambino facile: mette tutto a soqquadro, con il rischio di rompere tutto e di farsi male. Birichino e testardo, non riesce a lasciare in pace le sorelle. Esse si prendono la rivincita quando lo sorprendono mentre si pettina davanti ad uno specchio, divertendosi allora a spettinarlo. Edoardo va volentieri a scuola, ma preferisce tuttavia rimanere in casa, dove la sua esuberanza può scatenarsi più facilmente. Goloso, come molti bambini, Edoardo ricorre di frequente ai dolciumi della panetteria. Ma si nota in lui franchezza e allegria. A dodici anni, fa la prima Comunione, poi riceve la Cresima. Allora, sotto l'influsso benefico dei sacramenti, Edoardo diventa più serio: burle e dispetti si fanno più sporadici.

Nella primavera del 1904, il Sig. Poppe manifesta a Edoardo progetti di ingrandimento del suo commercio; desidera vederlo iniziare l'apprendistato di pasticciere. Edoardo rimane inizialmente muto, poichè ha deciso di farsi prete. Risponde finalmente al padre che non vuol essere fornaio. Qualche tempo dopo, un sacerdote amico dà ai Signori Poppe un parere favorevole in merito alla vocazione di Edoardo. Il Sig. Poppe dice alla moglie: «Preferisco quel che Dio vuole. D'altronde, non dobbiamo essere egoisti. Dio non ci ha dato i figli per noi.» Ed è così che, in autunno, il ragazzo entra al Seminario Minore di San Nicola a Waas.

Il 10 gennaio 1907, il Sig. Poppe, stremato, muore. Edoardo, che ha 16 anni, pensa di rinunciare per un certo periodo agli studi e di occuparsi della panetteria, ma la madre gli dice: «Papà mi ha fatto promettere prima di morire di lasciarti continuare gli studi. Voglio mantenere la promessa».

Nel settembre del 1910, Edoardo viene chiamato a prestare il servizio militare nella Compagnia universitaria, dove potrà cominciare gli studi di filosofia. Nella caserma, si viene ben presto a sapere che egli desidera farsi prete, il che gli attira lazzi e provocazioni. La trivialità e la dissolutezza dei suoi compagni diventano insopportabili per lui, un «inferno», dirà. Inoltre, gli è impossibile assistere alla Messa e fare la Comunione durante la settimana. Privazioni, queste, che gli costano molto. In compenso, l'esperienza della vita militare gli rivela la miseria umana, e gli sarà utile quando, nel 1922, gli saranno affidati i seminaristi ed i monaci tenuti a compiere il servizio militare. In capo a qualche mese, ritrova la serenità ed attinge all'Eucaristia, che può ricevere di nuovo, la forza per trasformare la prova in occasione d'apostolato. Capisce ora meglio la vita e le difficoltà dei soldati e si mette a disposizione di tutti. Constata quanto i ribelli abbiano bisogno di amicizia; grazie alla gentilezza, alla compiacenza ed al buonumore, riesce ad aprire i cuori ed a portare le anime alla vita spirituale.

Un giorno, scopre la vita di santa Teresa di Lisieux: «Ho tratto da quel libro, scriverà, più piacere e profitto che da qualsiasi opera filosofica; vi ho appreso cose che anni di studi non mi avrebbero fatto scoprire». Quel che lo incanta nella giovane Carmelitana, è il suo modo di interpretare la contemplazione, che corrisponde tanto ai suoi gusti: una preghiera perfettamente semplice, pratica, che si adatta a tutti gli avvenimenti ed a tutte le occupazioni, che fa causa comune con la vita, divenuta vita essa medesima, e che santifica tutto. Così sparisce il conflitto fra preghiera e lavoro. San Luigi Maria Grignion di Montfort gli porta il sorriso materno di Maria, ma sembra che il santo preferito di don Poppe sia san Francesco d'Assisi, per via del suo amore per la Croce di Gesù.

Un seminarista ben guidato

Finito il servizio militare, Edoardo, con una gioia profonda, riveste la tonaca nel Seminario di Louvain, il 13 marzo 1912. Apprezza le istruzioni del Superiore: «Secondo il piano divino, l'azione deve nutrirsi della preghiera: la vita interiore è la fonte dell'apostolato... Non credete allo slogan: «Il sacerdote santifica se stesso santificando gli altri», è un'illusione. La formula vera è: «Santificare se stessi per santificare gli altri»». Ma il suo ideale di santificazione non è condiviso da tutti i confratelli. Un giorno, sente dire: «Il vostro entusiasmo è comune a tutti i seminaristi. Tutti cominciano come se il fervore dovesse durare per sempre. Dopo dieci anni di sacerdozio, la realtà della vita spegne completamente quest'illusione». Tali considerazioni turbano profondamente Edoardo, che scrive alla sorella Eugenia, che si è fatta suora: «È vero che il fervore esiste soltanto all'inizio di una vita sacerdotale o monacale, quando se ne ignorano ancora le difficoltà? È vero che diventerò un giorno un sacerdote qualsiasi, quando avrò perduto la forza soprannaturale? Non posso e, soprattutto, non voglio crederci. Preferisco morire che servire Dio a metà».

Ma le considerazioni scoraggianti che ha sentito hanno immerso Edoardo nell'incertezza e nel dubbio. L'ideale di santità è una chimera? La preghiera diventa penosa per lui, è invaso dall'aridità, anche quando invoca la Santa Vergine. Nella sua vita, non vede più che egoismo, codardia, vana sentimentalità, perfino nella preghiera. «Come credere che Dio ami un essere tanto vile?» E lui che aveva preteso di diventare un santo! Con un riflesso opportuno, confida questi pensieri al suo direttore spirituale, che gli risponde: «Dica spesso: «Signore, io credo, ma aiutami». Soprattutto, non si scoraggi. Guardi il crocifisso: ci troverà la pace gioiosa del sacrificio». Edoardo segue questi preziosi consigli e, a poco a poco, sotto l'influenza misericordiosa di Maria, la densa nebbia che lo circonda si dissipa. Nella contemplazione del crocifisso, prova il vivo bisogno di condividere la sofferenza di Cristo, ed indovina la misteriosa relazione che lega la sofferenza all'amore.

Nel settembre del 1913, comincia gli studi di teologia presso il Seminario di Gand. Scoppia la prima guerra mondiale e, il 1° agosto 1914, Edoardo viene mobilitato in qualità di infermiere. Il 4, è a Namur, dove i combattimenti infuriano. Il 25, l'esercito belga si ripiega verso il sud. Spossato dalla stanchezza, Edoardo viene depositato mezzo morto in un'ambulanza. Nel villaggio di Bourlers, il parroco, don Castelain, lo prende in carico fino a dicembre. Il sacerdote ha una fiducia illimitata in san Giuseppe. Edoardo vuol tentare l'esperienza. Un giorno, i Tedeschi portano con sè una dozzina di giovani del paese: Edoardo chiede a san Giuseppe la loro liberazione, il giorno stesso. Qualche ora dopo, tornano a casa, tranne un Francese. Edoardo rinnova la sua richiesta, e, ancora una volta, è esaudito. Da quel giorno, Maria e Giuseppe diventano inseparabili nel cuore di don Poppe. Don Castelain gli fa conoscere anche la vita povera ed esemplare del beato Padre Chevrier.

Dopo molte peripezie, ottiene, grazie al Cardinale Mercier, una dispensa dagli obblighi militari, e torna in seminario nell'aprile del 1915. Edoardo viene ordinato sacerdote il 1° maggio 1916. La sua emozione ed il suo raccoglimento sono intensi; offre se stesso al Cuore Eucaristico di Gesù come vittima con Lui per i peccatori.

Alla ricerca delle pecorelle smarrite

Il 16 giugno, viene nominato viceparroco presso la parrocchia Santa Nicoletta di Gand, in un quartiere operaio. Di recente fondazione, la parrocchia non è florida: i buoni cristiani sono ivi rari e le pratiche religiose sono cadute molto in disuso. Il Parroco ha conservato una certa rigidezza, a seguito della sua carriera nell'esercito. Eppure, sotto tali apparenze ruvide, nasconde un cuore generoso, una devozione profonda ed una grande bontà. Edoardo gli vorrà sempre bene come ad un padre.

La bella stagione permette ad Edoardo di iniziare l'apostolato per la strada. Si mostra cortese, distribuisce immagini ai bambini, saluta gli operai, la sera, quando escono dalle fabbriche: «Impareranno a conoscermi a fondo; devono sentire che voglio loro bene», pensa. A poco a poco, le conversazioni si moltiplicano, entra nelle case, specialmente nelle più sordide. Gli si spezza il cuore davanti alla miseria di quella povera gente; la guerra ha creato situazioni tragiche. Apre il portamonete e dà tutto quello che può. Davanti alla sua evidente benevolenza, i preconcetti anticlericali dei poveri svaniscono, può parlare di Cristo e ridar vita alle antiche radici cristiane. È felice, pieno di speranza e d'ardore.

Ma la croce redentrice lo visiterà spesso. Un giorno, il suo Parroco gli dice: «Non mi piace che lei frequenti quella gente. È troppo giovane per esporsi così. E poi, è inutile: si illude e perde tempo. Riservi le sue forze per curare le anime fedeli». Edoardo potrà tuttavia visitare gli ammalati ed i moribondi; riuscirà perfettamente. La decisione del suo Parroco, alla quale si sottomette, lo costerna. «Umanamente parlando, scrive, è scoraggiante per un cuore di sacerdote... Ah! Dio mio, aiutami Tu!»

L'Eucaristia: il sole della sua vita!

Per trovare la forza di cui ha bisogno, Edoardo passa molto tempo davanti al tabernacolo. Talvolta, sospira: «O Gesù, gli uomini Ti amano tanto poco! Amiamoci almeno l'un l'altro, noi due». La vigilia di Ognissanti, dopo una dura giornata di confessioni, un amico lo trova vicino al Santissimo: «Edoardo, cosa fa lì? – Oh, non faccio nulla; tengo semplicemente compagnia a Nostro Signore. Sono troppo stanco per parlargli, ma mi riposo accanto a lui».

Da quando è arrivato nella parrocchia, il giovane sacerdote si è visto affidare il patronato dei ragazzi. Il suo obiettivo è quello di occupare i giovani durante le vacanze. Alla fine dell'anno scolastico, va nella scuola dei Frati della Carità e si rivolge agli alunni: «Ecco le vacanze; vi divertirete molto, il che è un'ottima cosa. Ma non dimenticate Nostro Signore. È tanto buono e vi ama, durante le vacanze quanto durante l'anno scolastico. DimostrateGli che siete coraggiosi: tutte le mattine, alla Messa delle sette, e la sera alla benedizione!... Vedrò quali di voi sono valenti, e per loro ci sarà una lotteria a premi». Tiene lo stesso discorso nella scuola delle Suore. Il giorno dopo, trenta bambini rispondono all'appello. Poi, i giorni seguenti, cinquanta, cento, duecento... Il sacerdote dispensa loro un breve insegnamento, abbellito con storie e battute divertenti. Poi, dà loro una breve invocazione da ripetere sovente durante la giornata. Per evitare il chiasso, riunisce i più turbolenti e li nomina responsabili dell'ordine.

Con lo scopo di santificare i bambini attraverso l'Eucaristia, formula il progetto di una Lega di comunione che sarà «un'associazione di bimbi che amano Gesù e vogliono santificarsi sostenendosi l'un l'altro e dando ovunque il buon esempio». Nelle riunioni della Lega, che il suo Parroco gli permette di fondare, Edoardo parte dal principio che bisogna predicare ai bambini non un mezzo Vangelo, come fanno certi per paura di scoraggiarli, ma il Vangelo integrale: la perfezione cristiana. Per questo, ciascuno può contare sulla grazia che ci viene soprattutto dall'Eucaristia. Nel giugno del 1917, la Lega di comunione dei fanciulli riunisce già 90 membri. La devozione rifiorisce nella parrocchia. Edoardo è al colmo della gioia. Per la festa del Sacro Cuore, 21 bambini di 5 e 6 anni fanno la prima comunione. Appartengono a famiglie povere e le mamme piangono di gioia.

Alla fine del mese di luglio, spossato a causa dell'instancabile lavoro, Edoardo è allo stremo delle forze. Gli viene imposto un riposo totale per un mese. Lo trascorre presso le Suore della Carità di Melle. Quando torna, riprende il suo ministero ordinario, ma il suo Parroco, preoccupato per la sua salute, lo esonera dalle riunioni della Lega di comunione, dal patronato e dal catechismo. Edoardo ubbidisce, con una stretta al cuore; senza di lui, le sue opere crolleranno un po' alla volta. Più tardi, scriverà: «Soffrire ed ubbidire! Il servo è superiore al Padrone? Siamo intelligenti, sappiamo concepire, organizzare le nostre opere; siamo lungimiranti ed abbiamo iniziative; ardiamo addirittura di zelo. Ma Gesù era più intelligente e più zelante, più lungimirante, più accorto di noi! Il suo zelo era un fuoco divorante. Sapeva organizzare la sua vita molto meglio di noi... Eppure, Gesù ubbidisce in tutto e per tutto a Giuseppe e a Maria. Lascia l'ultima parola all'autorità: per trent'anni, riconosce ed insegna il valore dell'autorità. Il prezzo dell'ubbidienza sale al di là di qualunque stima, se pensiamo che Gesù, che vi si sottomette, è Dio. Per tutta la vita, la vita di bimbo e di giovane, la sua missione e la sua morte – una morte in croce – furono un grande atto di ubbidienza».

L'eloquenza dell'esempio

Malgrado gli sgravi e le cure che gli vengono prodigate, il giovane viceparroco si indebolisce; è costretto a ridurre sempre di più il suo lavoro. Seguendo il consiglio del suo direttore spirituale, chiede al Vescovo, nel luglio del 1918, di cambiare attività. Il 4 ottobre, viene nominato direttore dell'istituto delle Suore di San Vincenzo de' Paoli, nel villaggio di Moerzeke. L'istituto comprende nove suore, persone anziane, alcuni ammalati e parecchi orfanelli: in tutto, una cinquantina di residenti. La madre e due sorelle di Edoardo, Maria e Susanna, vengono ad insediarsi anch'esse definitivamente a Moerzeke. Presso la parrocchia del paese, don Poppe ritrova un condiscepolo del seminario, diventato viceparroco. Di comune accordo, creano insieme un'ora di adorazione al Santissimo Sacramento, tutti i giovedì sera, nella cappella del convento. Trascinati dall'esempio, i residenti dell'istituto si uniscono a loro; poi, i sacerdoti attirano i bambini che, a loro volta, vi portano i genitori. Ben presto, la cappella è piena e don Poppe ne approfitta per fare una breve predica, cui si aggiungono letture e canti.

Se l'ardente apostolo si interessa ad un'anima in pericolo, si rivolge prima di tutto all'angelo custode della persona, gli ricorda la sua missione, traccia con esso un piano di battaglia. Quando entra in una scuola o partecipa ad un'assemblea, saluta gli angeli custodi delle persone presenti. Ma è soprattutto con il suo angelo custode che si intrattiene. Vedendo in esso il messaggero che unisce la sua anima a Gesù e Maria, lo chiama «Gabrielino», secondo il nome dell'angelo dell'Annunciazione.

L'11 maggio 1919, vittima di una crisi cardiaca, riceve l'Estrema Unzione in una gran pace: «Non ho mai chiesto al Signore di vivere vecchio, dichiara ad un amico, ma soltanto che gli uomini lo amino e che i sacerdoti si santifichino». Contro ogni aspettativa, si ristabilisce ed il medico autorizza le visite: la stanza di Edoardo è sempre piena di gente. L'8 giugno, una nuova crisi, più grave della prima, lo stronca; le visite sono soppresse, la Messa è soppressa. Ancora questa volta, si ristabilisce, ma rimane fra la vita e la morte, aspettando la fine da un giorno all'altro. Nei momenti di tregua, riprende come può la sua opera di apostolato. Fa installare un'asse sul letto per poter scrivere, soprattutto ai confratelli sacerdoti. Si tiene al corrente delle questioni sociali, che hanno sempre suscitato il suo zelo e si preoccupa della fede e delle pratiche religiose degli operai, offrendo per essi sofferenze e preghiere. Si applica a far capire ad uno dei suoi amici, diventato deputato, l'importanza della sua funzione per la ricerca di una soluzione equa del problema operaio. «Chiedo a Dio, gli scrive, di darle modo di conformare le sue convinzioni politiche e sociali al Vangelo. Sarei lieto se anche un solo deputato contasse su Dio per ottenere un risultato valido dei suoi sforzi».

La sua salute migliora per alcuni mesi, ma rimane fragile. La malattia stessa contribuisce alla Missione, come dirà il Santo Padre, in occasione della beatificazione: «Padre Poppe, che ha conosciuto la prova, rivolge un messaggio agli ammalati, ricordando loro che la preghiera e l'amore per Maria sono essenziali nell'impegno missionario della Chiesa».

L'apostolo di Maria

Il 1° gennaio 1924, sopravviene una nuova crisi cardiaca che, dopo un attimo di tregua, è seguita, il 3 febbraio, da una ricaduta più grave. In una lettera indirizzata ai suoi amici sacerdoti, confidava il segreto del suo cuore: «Maria vi coprirà con la sua ombra, e rimarrete calmi e fiduciosi. Si metterà in cammino con voi e vi guiderà attraverso scorciatoie segrete. La sofferenza non vi risparmierà, ma Essa ve ne renderà avidi, come di un alimento indispensabile. Ah, Maria! Maria! il Suo nome sarà sulle vostre labbra come un miele ed un balsamo. Maria! Maria! Ave, Maria! Chi può resistere a ciò? Chi mai, ditemi, chi mai si perderà con l'Avemaria?»

A poco a poco, Edoardo comprende che la sua missione sulla terra è finita, che Gesù vuole toglierlo da questo mondo e che deve morire, sacrificare la propria vita per le sue pecorelle, come il chicco di grano messo in terra che porta molti frutti. A partire da allora, si prepara serenamente alla suprema testimonianza della morte perfettamente accettata, e chiede alla suora che lo cura di ripetergli spesso queste parole: «Non so se il buon Dio sia contento di me; mi abbandono a Lui. Oh! Quanto è dolce, nell'ultima ora, non pensare a nulla, nè ai propri peccati, nè alle proprie virtù, ma soltanto alla Misericordia! È veramente la morte delle piccole vittime dell'amore». Così, i suoi ultimi giorni illustrano le massime scritte all'inizio del suo ministero: «Fratelli, abbiamo una sola vita, che passa. Siamo viaggiatori; ed è follia voler cercare quaggiù dimora e riposo».

In primavera, malgrado lo stato debilitato di Edoardo, numerosi sono coloro che lo vengono a trovare. Devono talvolta attendere a lungo il loro turno, ma non sono mai delusi dalla sua accoglienza confortante. Il 10 giugno, all'alba, è stroncato da un ultimo colpo apoplettico. Riceve l'Estrema Unzione, poi i suoi occhi semiaperti lanciano un ultimo sguardo sulla statua del Sacro Cuore, apre le mani come per un'ultima offerta e rende l'anima a Dio, in età di 33 anni.

Che ci sia dato di ricordare questa preghiera nata dal suo cuore di sacerdote: «Ricordati delle tue sofferenze, Gesù. Ricordati del tuo amore e dell'innocenza dei piccoli! Mandaci i tuoi sacerdoti!»

A questa preghiera, fa eco la parola del Santo Padre nel corso dell'omelia della Messa delle Giornate Mondiali della Gioventù (20 agosto 2000): «Che vi sia dato di avere sempre, in ogni comunità, un sacerdote che celebra l'Eucaristia!... Il mondo ha bisogno di non esser privato della presenza dolce e liberatrice di Gesù vivo nell'Eucaristia. Siate voi medesimi testimoni ardenti della presenza di Cristo sui nostri altari. Che l'Eucaristia plasmi la vostra vita, la vita delle famiglie che fonderete! Che orienti tutte le vostre scelte di vita».

È con questi pensieri che preghiamo secondo tutte le Sue intenzioni, senza dimenticare i Suoi defunti.

Dom Antoine Marie osb

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