Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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30 novembre 2001
Sant'Andrea, Apostolo


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto (Giov. 12, 24). Il 7 maggio 2000, al Colosseo (Roma), luogo del martirio di numerosi cristiani, Papa Giovanni Paolo II così commentava questo passo del Vangelo: «Il chicco di grano che, morendo, ha dato frutti di vita immortale, è Cristo. I discepoli del Re crocifisso hanno seguito le sue orme, e sono diventati, nel corso dei secoli, folle immense di ogni nazione, razza, popolo e lingua... Nel corso del ventesimo secolo, forse ancora di più che agli inizi del cristianesimo, numerosissimi sono stati quelli che hanno testimoniato la loro fede in mezzo a sofferenze spesso eroiche... Lì dove l'odio sembrava contaminare tutta la vita senza possibilità di sfuggire alla sua logica, i martiri hanno mostrato che l'amore è più forte della morte (ved. Cantico dei Cantici 8, 6). Nei terribili sistemi di oppressione che sfiguravano l'uomo... si è elevata la loro ferma adesione a Cristo morto e risuscitato».

Fra tali martiri, molte donne hanno perso la vita per difendere la loro dignità e la loro purezza. Teresa Bracco, beatificata il 24 maggio 1998, nella ricorrenza della festa di Maria Ausiliatrice, è una di dette donne eroiche. Il suo martirio «fu il coronamento di un cammino di maturazione cristiana, sviluppato un giorno dopo l'altro, grazie alla forza attinta nella comunione eucaristica quotidiana, e ad una profonda devozione per la Vergine Maria, Madre di Dio» (Omelia della Messa di beatificazione).

Dove sono andati?

Teresa Bracco è nata il 24 febbraio 1924 a Santa Giulia (provincia di Savona, Italia del Nord), sesta dei figli di Giacomo e Angela Bracco. Essi, contadini semplici, valorizzano con un duro lavoro incessante, le loro terre. Il padre è severo ma giusto, la madre dolce e tranquilla. Ogni parola che esce dalla bocca dei genitori Bracco è pesata sulla bilancia del Vangelo e misurata con il metro del timor di Dio, un Dio cui ci si rivolge con sentimenti di rispetto e d'amore. La sera, Giacomo presiede personalmente la recita del rosario in famiglia. Teresa riceve il suo nome in onore della «piccola Santa» di Lisieux, beatificata nel 1923. È una bambina dolce e buona. Nel 1927, i suoi due fratelli muoiono di tifo. La piccola chiede ingenuamente dove siano andati: «In Paradiso!» le si risponde; il che le fa desiderare di andarci per raggiungerli. Un'altra figlia, Anna, nasce ai Bracco nel 1928. I genitori avrebbero preferito un maschio, che avrebbe potuto rilevare la fattoria. Ma, in questa famiglia cristiana, ogni evento viene considerato alla luce della volontà di Dio; pertanto, Anna viene accolta con gioia.

Nel 1930, arriva a Santa Giulia un giovane sacerdote pieno di zelo, Don Natale Olivieri. Egli nota la devozione di Teresa, che frequenta regolarmente il catechismo. La piccola desidera ardentemente fare la prima Comunione; tale grazia le sarà accordata nella primavera del 1931. Passa la vita fra la casa, dove aiuta la madre nelle faccende domestiche, la chiesa, la scuola elementare ed i campi, dove conduce talvolta le bestie al pascolo. Il sacerdote la cita ad esempio: «Fate come Teresa; se tutti fossero come lei, non avrei preoccupazioni».

Il 2 ottobre 1933, Teresa riceve il sacramento della Cresima. Ha impresso nel cuore le parole di Don Natale: «Siamo sulla terra per conoscere, amare e servire Dio e per vederLo in Paradiso nell'altra vita. È su questo che dobbiamo contare. Altrimenti, perdiamo tutto». Nel corso dello stesso anno, legge con emozione la vita di san Domenico Savio (1842-1857), discepolo di san Giovanni Bosco; il motto del giovane santo la affascina: «Morire piuttosto che peccare». La meditazione delle Massime eterne di sant'Alfonso de' Liguori, imperniate sull'importanza della vita eterna e dei fini ultimi dell'uomo, fissa nel suo cuore la risoluzione di evitare qualsiasi peccato. Teresa ama molto anche le sante vergini e martiri Agnese, Lucia, Cecilia, e la patrona della sua parrocchia, santa Giulia, che aveva preferito essere crocifissa piuttosto che rinnegare la sua fede. La Passione di Gesù, scoperta attraverso uno scritto di san Vincenzo Strambi, Passionista del secolo XVIII, è frequentemente oggetto della sua contemplazione. L'assistenza alla Messa durante la settimana e la santa Comunione diventano un bisogno per essa. Nei nove primi Venerdì del mese, uno di seguito all'altro, fa la Comunione riparatrice al Sacro Cuore, richiesta da Nostro Signore a santa Margherita Maria. Teresa vorrebbe entrare a far parte dell'Associazione delle Figlie di Maria, ma suo padre non glielo permette, perchè le ragazze che appartengono a tale associazione devono far la questua per la parrocchia, andando di porta in porta. Teresa si sottomette senza dir nulla, ma, malgrado ciò, segue tutte le pratiche di vita interiore raccomandate alle Figlie di Maria.

A sedici anni, Teresa viene sottoposta a lavori agricoli più duri, perche, in famiglia, non ci sono altri uomini, tranne il padre: guida i buoi aggiogati all'aratro, semina, miete, coglie la frutta, ma non si lamenta mai di esser stanca. Non rifiuta nessun lavoro e sostituisce volentieri le sorelle, a tal punto che Giacomo dice loro un giorno: «Temo che ne approfittiate, perchè è troppo buona». La sorella Giuseppina descrive così il carattere di Teresa: «Non so da dove le venisse tanta forza... per amor di Dio, accettava fatiche e sacrifici... prendeva tutto dal lato buono... Non l'ho mai vista arrabbiarsi, nè agire senza riflettere... Morire piuttosto che peccare, tale era il suo programma di vita».

Un bastione naturale

Davanti al fervore di Teresa, i genitori pensano che sia chiamata alla vita religiosa. Ma non ha ancora fatto una scelta. Una delle sue amiche dirà: «Era sempre bella e modesta nel suo modo di vestire». Sua sorella Maria aggiunge: «Fu molto moderata ed equilibrata in tutto. Non desiderava farsi notare. Conservò sempre le trecce e non volle mai farsi tagliare i capelli». Non le piace truccarsi, ma la sua bellezza naturale è notata nel paese, e molti giovani cercano di accompagnarla all'uscita dalla Messa o al ritorno dai campi. Gentile con loro e sempre disposta a dar una mano, la ragazza rimane tuttavia riservata e ricorre a piccoli sotterfugi per evitarli, specialmete quelli che si comportano troppo liberamente. Teresa trova nella modestia la guardiana della castità, secondo quel che dice sant'Ambrogio: il pudore è «amico della purezza; la sua presenza rende la castità più sicura» (De Officiis, I, 20).

«Il pudore, diceva Papa Pio XII, è il bastione naturale della castità, la sua muraglia efficace, perchè modera gli atti strettamente connessi con l'oggetto stesso della castità. Come una sentinella agli avamposti, il pudore fa capire all'uomo il suo avvertimento non appena raggiunge l'età della ragione... e lo accompagna durante tutta la vita; esige che certi atti, onesti in sè e per sè, perchè disposti divinamente, siano protetti dal velo discreto dell'ombra e dalla riserva del silenzio, come per conciliare il rispetto dovuto alla dignità dei loro fini elevati» (Congresso dell'Unione latina dell'Alta Moda, 8 novembre 1957).

La protezione della purezza non ha luogo senza lotte, come spiegava ancora Pio XII alle giovani dell'Azione Cattolica di Roma: «Salvo la beata Vergine, è vano immaginare una vita umana che possa essere insieme pura e vissuta senza vigilanza nè lotta... Voi non sapete quanto sia grande la fragilità umana, nè di che sangue corrotto grondino le ferite lasciate nella natura umana dal peccato di Adamo con l'ignoranza nell'intelligenza, la malvagità nella volontà, l'avidità del piacere e la debolezza nei riguardi del bene arduo nelle passioni dei sensi... Finchè certi vestiti provocanti rimangono il triste privilegio di donne la cui reputazione è dubbia e come il segno che le fa riconoscere, non si oserà adottarli per sè. Ma il giorno in cui tali vestiti fossero portati da persone insospettabili, non si esiterà più a seguire la corrente, una corrente che porterà forse alle peggiori cadute» (22 maggio 1941). Già la Santa Vergine aveva avvertito la beata Giacinta Marto di Fatima che sarebbero nate «mode che offenderanno molto Nostro Signore». Quest'avvertimento stimola la vigilanza contro i pericoli e le rovine spirituali provocati da mode indecenti.

Il Consiglio Pontificio per la Famiglia ricordava, l'8 dicembre 1995, che «anche se sono socialmente accettate, ci sono maniere di parlare e di vestirsi che sono moralmente scorrette e rappresentano un modo di banalizzare la sessualità, riducendola ad un oggetto di consumo. I genitori devono dunque insegnare ai figli il valore della modestia cristiana, di un abbigliamento sobrio, della necessaria libertà nei confronti delle mode» (Verità e senso della sessualità umana, n. 97). La moda non ha, in sè e per sè, nulla di cattivo. Nasce spontaneamente dalla sociabilità umana, secondo l'impulso che tende a mettersi in armonia con i propri simili. Tuttavia, la moda non è la regola suprema della condotta. San Tommaso d'Aquino insegna che vi è un atto meritevole di virtù nel vestire femminile quando è conforme allo stato della persona e portato con una buona intenzione (Commento sul Profeta Isaia). Ma ricorda anche che il bene dell'anima prevale su quello del corpo, e che dobbiamo preferire al privilegio del corpo il bene dell'anima del prossimo (Summa Theologica). Esiste pertanto un limite che nessuna moda può permettere di superare, un limite al di là del quale la moda diventa causa di rovina spirituale.

Quale criterio supremo?

Fortificata dai sacramenti, Teresa è un modello di modestia gioiosa. La sua vita esemplare manifesta un profondo amore per Dio e per il prossimo, amore che trascura se stesso, secondo le parole di Gesù ai suoi discepoli: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Matt. 16, 24). Chi ama la sua vita, la perde; chi odia la sua vita in questo mondo, la salverà per la vita eterna (Giov. 12, 25). «Si tratta qui, spiega Papa Giovanni Paolo II, di una verità che il mondo contemporaneo spesso rifiuta e disprezza, perchè fa dell'amore di sè il criterio supremo dell'esistenza. Ma i testimoni della fede che ci parlano attraverso l'esempio della loro vita, non hanno preso in considerazione nè il proprio vantaggio, nè il proprio benessere, nè infine la propria sopravvivenza fisica come valori superiori alla fedeltà del Vangelo» (7 maggio 2000). La fedeltà di Teresa alla volontà di Dio, nei piccoli eventi della vita quotidiana, la prepara alla lotta suprema del martirio.

All'approssimarsi della guerra, Papa Pio XII invita tutti i cristiani a pregare per la pace. Teresa moltiplica le preghiere. Nelle cerimonie religiose, è molto raccolta, avendo occhi solo per l'altare dove si trova il Santissimo Sacramento. Durante la Quaresima del 1940, due Passionisti arrivano a Santa Giulia, per predicare una missione popolare. All'inizio di ogni predica, i missionari ripetono profonde sentenze: «La vita è breve, la morte certa; del morire l'ora è incerta; ho un'anima sola; se la perdo che mi resterà? Tutto passa, tutto finirà ben presto, l'eternità non finirà mai». Teresa medita tali verità e capisce l'urgente necessità di operare per il Regno di Dio, secondo quanto dice Gesù: Ecco che il mio ritorno è prossimo, e porto con me la ricompensa per darla a ciascuno, secondo l'opera sua (Ap. 22,12).

Situazione tesa

Settembre 1943. Due mesi dopo la destituzione di Mussolini, un armistizio viene firmato fra l'Italia e le potenze alleate. Per rappresaglia, e per evitare l'invasione del proprio territorio, il Terzo Reich tedesco decide di occupare la penisola ialiana. Movimenti armati di resistenza all'occupante (i «partigiani») si organizzano; sono particolarmente attivi nella provincia di Savona. I Tedeschi, esasperati dal «tradimento» dell'alleato italiano, rispondono alle operazioni di guerriglia dei partigiani con una severa repressione. La diocesi di Acqui, cui appartiene Santa Giulia, subisce un doloroso calvario. Con pericolo della vita, il vescovo locale, Mons. Dell'Olmo, interviene presso i belligeranti per perorare la causa delle popolazioni civili.

Presso i Bracco, quest'epoca torbida vede il decesso, a seguito di una malattia, del padre, Giacomo, il 13 maggio 1944. Le sei donne rimaste in casa devono provvedere alla loro sussistenza. Teresa ha vent'anni. Lungi dall'essere debilitata e destabilizzata dalla morte del padre, la ragazza è diventata più forte e coraggiosa come se avesse ricevuto in eredità le virtù paterne. Il 24 luglio, un affrontamento cruento oppone, non lontano da Santa Giulia, un distaccamento tedesco ad un gruppo di resistenti. Dopo aver ucciso alcuni soldati, i partigiani si rifugiano nel villaggio. Il giorno dopo, i Tedeschi tornano con rinforzi e si lasciano andare al saccheggio. Cinque fattorie vengono distrutte. Corre voce che dei soldati abbiano stuprato donne e ragazze.

Una giovane intrepida

Il 27 agosto, nuovo affrontamento. I partigiani prendono la fuga. La mattina del 28, Teresa assiste alla Messa delle sette. Poi, se ne va a lavorare nei campi, accompagnata dalle sorelle, Adele ed Anna. Ad un tratto, le tre ragazze sentono spari. Verso le nove, partigiani in fuga le avvertono di non tornare a Santa Giulia, perchè vi sono i Tedeschi. Malgrado la sua timidezza naturale, Teresa non li ascolta. «A parte ammazzarmi, cosa volete che mi facciano?» dice ad un vicino. Vuol soccorrere sua madre ed aiutarla a mettere al riparo gli oggetti di famiglia più preziosi, fra cui la fotografia di suo padre. Con le sorelle, riparte in direzione del paese e raggiunge la località «il castagneto» dove si trovano già degli abitanti in fuga, fra cui sua madre. Un'amica di Teresa riferisce: «Parlai con lei della barbarie dei soldati e del loro poco rispetto per le donne. Con decisione, mi disse: «Preferirei morire, piuttosto che esser profanata»». La Signora Bracco invita le persone presenti a recitare il Rosario.

Alle quindici, i Tedeschi si avvicinano, con i partigiani che hanno catturato. Angela e Teresa si nascondono nel cavo di una roccia. Improvvisamente, i soldati scoprono la presenza delle due sorelle e ordinano loro di seguire la colonna dei prigionieri. Più in là, raggiungono una donna con il suo neonato; è Enrichetta Ferrera, cugina di Teresa. Portata via con il gruppo, grida: «I miei altri figli sono rimasti nel bosco!» La si autorizza a ritornarvi. Enrichetta dà il suo piccolo a Teresa, ma questi si mette a gridare, obbligando la madre a riprenderselo. Allora, un soldato ordina a Teresa di accompagnare la cugina.

Una triste avventura

Il marito di Enrichetta racconterà: «Ho visto arrivare mia moglie che portava il piccolo, insieme a Teresa che mi disse: «Mi hanno mandata ad aiutarvi a portare via i bambini». Arrivano allora quattro soldati che ordinano alla famiglia Ferrera di tornarsene a casa loro, ma trattengono Teresa e due delle sue giovani compagne. Teresa è sequestrata da un ufficiale che ordina a due soldati di portar via le altre due ragazze. Esse vengono stuprate qualche minuto dopo. Quando raggiungono, la sera, le loro famiglie sequestrate e raccontano, in presenza della Signora Bracco, la loro triste avventura, la madre di Teresa si sente stringere il cuore: «Mia figlia non tornerà più a casa, se le capitasse una cosa simile», pensa. «Mentre tutte le donne ed i bambini venivano avviati a Sanvarezzo, poi rinchiusi in un salone di casa mia, racconterà un abitante della frazione, le ragazze, fra cui Teresa, furono costrette dai soldati a seguirli in varie direzioni. Ho sentito ripetute grida e invocazioni di aiuto; uno dei miei vicini, tale Baldo Giovanni, già anziano, incontrò il soldato che aveva portato con sè Teresa; le stringeva il collo e la trascinava».

Subito dopo la partenza dell'esercito tedesco, Don Natale si reca sul luogo della tragedia, accompagnato da Venanzio Ferrari e dalla madre della vittima e da sua sorella. Trova il corpo in un luogo detto «il Piano delle Ciliege». Teresa è stesa sulla schiena, con le mani incrociate sul petto, in un atteggiamento di difesa contro un aggressore. Una pallottola ha attraversato una delle sue mani e le si è conficcata nel petto. Sulla gola, appare un segno livido. Il volto porta ecchimosi; sul petto e sulle braccia, appaiono orribili tracce di morsi. Il cranio presenta uno sfondamento di otto centimetri, provocato probabilmente da un colpo sferrato con una scarpa chiodata. Con un dolore immenso, il sacerdote si affretta a far ricoprire il corpo con un lenzuolo, senza permettere che sia toccato. Poi un medico, il dottor Scorza, viene a constatare la morte e ad esaminare il corpo. «Non è successo nulla all'integrità della ragazza, afferma. Ha lottato fino a quando il soldato l'ha strangolata e ammazzata dalla rabbia di non averla fatta piegare».

«Per ubbidire a Dio che le comandava di difendere il tempio del suo corpo (ved. 1 Cor. 3, 16), scriveva nel 1998 Mons. Livio Maritano, vescovo di Acqui Terme, Teresa ha disubbidito all'uomo che l'avrebbe stuprata, ma lasciata in vita. Il suo atteggiamento non è stato un silenzio rassegnato di fronte ad un bruto pronto a tutto, ma un rifiuto positivo di lasciar lordare la sua bellezza verginale. Teresa non è un personaggio anacronistico; è vicina ai giovani di oggi, con il suo desiderio di autenticità e di coerenza fra quello di cui è convinta – la fede cattolica – ed il suo modo di vivere. Teresa Bracco era veramente «innamorata di Dio», ed è per questo che ha deciso di sacrificare la propria vita; ha preferito perderla quaggiù per ritrovarla per sempre nell'Amore infinito».

Il 31 agosto, ha luogo un funerale religioso molto discreto. Ma l'esercito occupante è spaventato dagli eccessi dei propri soldati e le rappresaglie cessano nella regione; il sacrificio di Teresa comincia così a portar frutto. Avendo il Vescovo del luogo inviato al Generale tedesco una lettera di protesta per gli oltraggi perpetrati contro le donne, quest'ultimo riconosce che violenze arbitrarie sono state commesse, per cui due soldati tedeschi sono stati tradotti davanti a tribunali militari.

Un faro per i giovani

Dal 1945 in poi, ogni anno, gli abitanti di Santa Giulia hanno preso l'abitudine di ritrovarsi, il 28 agosto, per commemorare la morte di Teresa. Numerose persone della diocesi si uniscono ad essi; molti si confessano e fanno la Comunione, specialmente fra i giovani. Nel corso della cerimonia di beatificazione di Teresa, Papa Giovanni Paolo II notava: «Che testimonianza evangelica significativa per le giovani generazioni che entrano nel terzo millennio! Che messaggio di speranza per tutti coloro che si sforzano di andare controcorrente dello spirito che regna in questo mondo! Presento in particolare ai Giovani questa ragazza, perchè imparino da lei la fede limpida testimoniata nell'impegno quotidiano, la coerenza morale senza compromessi, il coraggio di sacrificare, se necessario, la propria vita, per non tradire i valori che danno un senso alla vita».

Siamo grati al Santo Padre che ci propone per modello l'esempio dei martiri, che ci insegnano a conformare la nostra condotta alla nostra fede. Attraverso la fede «crediamo in Dio ed a tutto ciò che Egli ci ha detto e rivelato e che la Santa Chiesa ci propone da credere, perchè Egli è la stessa Verità» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1814). Ma la fede «non è soltanto un insieme di proposte da accettare e da ratificare con l'intelligenza. Al contrario, è una conoscenza ed un'esperienza di Cristo, una memoria viva dei suoi comandamenti, una verità da vivere. Del resto, le parole non sono mai veramente accettate, se non quando sono applicate agli atti, quando sono messe in pratica... Implicano un atto di fiducia e di abbandono a Cristo, e ci permettono di vivere come è vissuto Lui, vale a dire nel massimo amore di Dio e dei nostri fratelli... Attraverso la vita morale, la fede diventa «confessione», non solo davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini: si fa testimonianza. Voi siete la luce del mondo, ha detto Gesù... Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinchè vedano le votre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Matt. 5, 14-16)» (Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 88-89).

Che san Giuseppe e la beata Teresa ci ottengano la grazia di una totale coerenza fra la nostra vita e la nostra fede cattolica, fonte di innumerevoli benefici per noi e per tutti coloro che affidiamo al Signore nella preghiera!

Dom Antoine Marie osb

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