Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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27 marzo 2001
Mese di san Giuseppe


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Uno dei rari laici ammessi a partecipare al concilio Vaticano II, Jean Guitton, diceva, nell'ottobre del 1968: «Emettere un giudizio su Padre Pio sarà una cosa lunga, complessa. Ma migliaia di testimoni si alzeranno per dire che egli ha accresciuto la loro convinzione della presenza divina e della verità del Vangelo». Infatti, in un secolo fortemente caratterizzato dall'ateismo teorico e pratico, Dio ha degnato di dare un segno manifesto della sua presenza: questo Frate cappuccino, nel quale Gesù Cristo ha voluto rinnovare il mistero della sua Passione per mezzo secolo, è un testimonio eccezionale. Beatificato da Papa Giovanni Paolo II, il 2 maggio 1999, Padre Pio ricorda ai cristiani ed a tutta l'umanità che Gesù Cristo è l'unico Salvatore del mondo.

Francesco Forgione è nato nel 1887 a Pietralcina, borgata dell'Italia meridionale. Fin dalla più tenera età, riceve la grazia di frequenti visioni della Santissima Vergine. Gli si presenta anche il diavolo, spesso di notte, sotto sembianze terrificanti. A partire dai nove anni, inizia, per così dire, un ciclo di malattie gravi, che prenderà fine solo con la sua morte. Tuttavia, a sedici anni, entra nel convento dei Cappuccini, dove pronuncia i voti con il nome di fra Pio. Ma la salute del giovane monaco non migliora: il polmone sinistro è gravemente leso; i suoi accessi di febbre fanno scoppiare i termometri! Nella speranza che un clima più propizio favorirà la guarigione di tale inspiegabile malattia, gli si fa cambiare convento a parecchie riprese, poi, dal 1910 al 1916, torna a Pietralcina, presso la sua famiglia. Il 10 agosto 1910, viene, malgrado tutto, ordinato sacerdote: «Come ero felice quel giorno, dirà. Il mio cuore ardeva d'amore per Gesù...ho cominciato ad assaporare il Paradiso». Nel luglio del 1916, riesce finalmente a stabilirsi nel convento di San Giovanni Rotondo, vicino a Foggia, nelle Puglie.

Miracoli nel ventesimo secolo

Il 20 settembre 1918, a 31 anni, riceve la grazia delle stimmate, piaghe sanguinolente nelle mani, i piedi ed il costato, che riproducono quelle di Gesù crocifisso. Perderà ormai l'equivalente di un bicchiere di sangue al giorno, per cinquant'anni. «Su di lui, testimonia un confratello, non sono soltanto macchie, ma vere piaghe che gli forano le mani ed i piedi. Ho potuto osservare quella del costato: una vera lacerazione che versa continuamente sangue». Tali piaghe gli causeranno una debolezza usuale che, per quanto sia dolce, non è tuttavia meno dolorosa. Davanti ad una simile grazia, Padre Pio sente vivamente la sua indegnità, ma è felice di essere la configurazione di Cristo.

I superiori fanno appello a medici famosi per esaminare le stimmate. Questi specialisti constatano la realtà delle ferite. Certi le attribuiscono ad una forza magnetica, altri ad autosuggestione, altri ancora a «rapporti psicofisiopatologici» (sic); ma parecchi riconoscono che la causa delle piaghe esula dalla scienza medica. «Le stimmate, scrive il Cardinale Journet, hanno per scopo quello di ricordarci in modo sconvolgente le sofferenze di Dio martirizzato per noi e la necessità in cui si trova tutta la Chiesa di soffrire e di morire prima di entrare nella gloria... Le stimmate sono una predicazione cruenta, insieme tragica e splendida. Non ci permettono di dimenticare quali siano i veri segni della sincerità dell'amore».

All'inizio del mese di maggio del 1919, una bambina guarisce improvvisamente, dopo aver avuto la visione di Padre Pio. Il 28 maggio, un giovane militare, ferito durante la guerra e dichiarato incurabile dai medici, si fa trasportare davanti a Padre Pio che lo benedice: guarisce subito in modo definitivo. Questi due miracoli, riportati dalla stampa, agitano le folle: fin dal giugno del 1919, fra trecento e cinquecento pellegrini o curiosi si recano ogni giorno a San Giovanni Rotondo. Si sparge la voce che Padre Pio legge nelle anime. Infatti, ciò avviene di frequente. La bella e ricchissima Luisa V., recatasi a San Giovanni Rotondo per pura curiosità, si sente, non appena giunta, invasa da un tal dolore per i suoi peccati che scoppia a piangere in piena chiesa. Padre Pio le si avvicina e le dice: «Calmatevi, figlia mia, la misericordia non ha limiti ed il sangue di Cristo lava tutti i crimini del mondo. – Voglio confessarmi, Padre. – Prima riprendetevi. Tornerete domani». Non essendosi più confessata dall'infanzia, la Signora V. passa la notte a ricapitolare i suoi peccati. Il giorno seguente, alla presenza di Padre Pio, è improvvisamente incapace di accusarsi dei peccati. Egli la aiuta a farne la rilevazione, poi aggiunge: «Non vi ricordate altro?» Luisa freme al pensiero di un grave peccato che non osa confessare. Padre Pio aspetta, muovendo silenziosamente le labbra... Finalmente, essa si riprende: «Rimane ancora questo, Padre. – Dio sia lodato! Vi assolvo, figlia mia...»

Una clinica per le anime

«Sono un confessore», si compiace di ripetere Padre Pio. Gli capita, infatti, di dedicare da quindici a diciassette ore al giorno a ricevere i penitenti. Più che un tribunale o una cattedra d'insegnamento, il suo confessionale è una clinica per le anime. Accoglie i penitenti in modi diversi, secondo le necessità di ciascuno. Ad uno, tende le braccia nell'esuberanza della sua gioia, dicendogli lui stesso da dove viene, prima che egli abbia aperto bocca. Ad altri, assesta rimproveri; li ammonisce, e addirittura li scuote. Talvolta, è più esigente nei riguardi di un «buon cristiano» che non compie i suoi doveri, che nei riguardi di un gran peccatore che ignora più o meno le leggi divine. Severa è la sua condanna dei peccati contro la purezza e contro le leggi della trasmissione della vita; non perdona senza essersi assicurato di un fermo proposito categorico, e certi dovranno subire mesi di prova, prima di essere assolti. Padre Pio manifesta così l'importanza della contrizione e del fermo proposito di ricevere il sacramento della Penitenza. Ma, dove trova la sincerità, là è benevolo, di una benevolenza che dilata il cuore.

Fin dalle prime parole che rivolge al suo penitente: «Quando ti sei confessato per l'ultima volta?» si capisce che Padre Pio aspetta una confessione chiara, breve, completa, sincera. Cinque o sei minuti gli bastano per trasformare tutta un'esistenza e per ricentrare su Dio una vita dissoluta. Gli capita di mandar via il penitente prima della fine: «Fuori! Vattene! Non ti voglio vedere prima del tal giorno...» Il tono diventa imperioso e severo. Sa che quel «rinvio» è la misura salutare che scuoterà il peccatore, lo farà piangere, lo costringerà ad uno sforzo per una conversione. Il suo modo di fare, che può stupire, rientra nell'ambito del metodo pedogagico di Padre Pio. Si spiega con il suo carisma personale e con i lumi che riceve dallo Spirito Santo sullo stato delle coscienze. Le anime trattate con tale speciale energia trovano la pace solo quando, sinceramente pentite, tornano ai piedi del confessore, che si rivela allora un padre pieno di tenerezza. Ma la sofferenza di Padre Pio, quando ricorre a simili metodi, è incommensurabile: «Se sapessi quali frecce mi hanno prima trafitto il cuore! confessa un giorno ad un confratello, dopo aver mandato via un penitente maldisposto. Ma, se non faccessi così, ce ne sarebbero molti che non si convertirebbero a Dio!»

Partecipando egli medesimo in modo eccezionale, nel corpo e nell'anima, alle sofferenze della Redenzione, percepisce con un'acuità particolare la gravità del peccato. Un uomo di una certa età, che non si era confessato dall'età di sette anni, si inginocchia un giorno nel confessionale di Padre Pio. A poco a poco, mentre si alleggerisce la coscienza, vede il Padre impallidire e sudare. Certi penitenti affermano di aver visto gocce di sangue imperlargli la fronte mentre descrivevano le loro perfidie. «Anime, anime! Quanto costa la vostra salvezza!» esclama un giorno Padre Pio. Ai giorni nostri, il peccato non ispira più orrore. «Nei giudizi di adesso, diceva Papa Paolo VI, non si considerano più gli uomini come peccatori; sono catalogati come sani, malati, onesti, buoni, forti, deboli, ricchi, poveri, colti, ignoranti; ma la parola peccato non si ritrova mai» (20 settembre 1964). Vi sono però uomini, quali Padre Pio, che non scendono a patti con il male e sono sconvolti alla vista del peccato e della disgrazia di coloro che vivono in stato di peccato mortale.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna: «Il peccato è un'offesa a Dio: Contro di Te, contro Te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto (Sal. 50, 6). Il peccato si erge contro l'amore di Dio per noi e allontana da esso i nostri cuori... Il peccato pertanto è «amore di sè fino al disprezzo di Dio» (Sant'Ago-

stino)» (CCC, n. 1850). L'eterna conseguenza, per coloro che non si convertono prima della morte, è spaventosa: l'inferno. «La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, «il fuoco eterno»» (CCC, n. 1035). Padre Pio piange e singhiozza quando, leggendo le Visite alla Santissima Vergine Maria di sant'Alfonso de' Liguori, pronuncia queste parole: «Ti ringrazio per tutto quel che hai fatto, in particolare per avermi preservato dall'inferno, che ho tante volte meritato».

La cosa essenziale

Padre Pio trae dalla preghiera la forza soprannaturale per combattere il male. Malgrado i dolori che gli causano le cinque piaghe, prega molto. Ogni giorno, si consacra alla meditazione per quattro ore. Prega con gemiti del cuore, con orazioni giaculatorie (brevi preghiere lanciate verso il Cielo come frecce), ma soprattutto con il rosario. Lo si sente dire spesso: «Rivolgetevi alla Madonna, fatela amare! Recitate sempre il Rosario. Recitatelo bene! Recitatelo quanto più potrete!... Siate anime di preghiera. Non stancatevi mai di pregare. È la cosa essenziale. La preghiera fa violenza al Cuore di Dio, ottiene le grazie necessarie!»

Il vertice della giornata e della preghiera di Padre Pio è la celebrazione del Santo Sacrificio della Messa. «In questo divino sacrificio che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo che si offrì una sola volta in modo cruento sull'altare della Croce» (Concilio di Trento; ved. CCC, n. 1367). Configurazione di Cristo attraverso le stimmate, Padre Pio vive la Messa in intima unione con la Passione di Gesù: «La Messa è una specie di unione sacra fra Gesù e me. Benchè indegnamente nel modo più assoluto, soffro tutto quello che ha sofferto Lui, che ha degnato associarmi al mistero della Redenzione». Spesso il Frate piange durante la celebrazione del Sacrificio, e, ad una persona che se ne stupisce, spiega: «Vi pare poco che Dio conversi con le sue creature? E che esse lo contraddicano? E che sia continuamente ferito dalla loro ingratitudine e dalla loro incredulità?» La Messa di Padre Pio può durare un'ora e mezzo o due ore. Avendo un Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede avuto la grazia di seguirne una, scriveva: «Non ho mai assistito in vita mia ad una Messa tanto sconvolgente. La Messa diventava – quel che è in realtà – un atto assolutamente soprannaturale. Quando suonò l'elevazione dell'Ostia, poi del Calice, Padre Pio si immobilizzò nella contemplazione. Per quanto tempo?... Dieci, dodici minuti, forse di più... Non si sentiva più in quella folla che il mormorio della preghiera».

Ma se Padre Pio prega molto, porta anche gli altri alla preghiera e, per corrispondere al desiderio formulato da Papa Pio XII, organizza gruppi di preghiera per i laici. Ogni sera, presiede lui medesimo alla cerimonia che riunisce i fedeli nella chiesetta del convento. Vi si recita il rosario, vi si dà la Benedizione del Santissimo; vi si fa la «Novena irresistibile» al Sacro Cuore di Gesù e la «Visita alla Madonna». I gruppi di preghiera che egli suscita si moltiplicano in tutto il mondo. Per festeggiare i suoi 80 anni, più di mille di tali gruppi manderanno rappresentanti a San Giovanni Rotondo.

Presenza imbarazzante

Così, a poco a poco, il fervore religioso rinasce a San Giovanni Rotondo, il cui stato spirituale era deplorevole prima dell'arrivo di Padre Pio. Ma lo zelo apostolico del giovane cappuccino suscita contraddizioni. Parecchi canonici del paese, abituati a condurre una vita corrotta ed a trascurare i doveri del loro ministero, trovano la sua presenza molto imbarazzante. Per di più, l'improvvisa celebrità dello stimmatizzato, l'afflusso dei pellegrini e delle elemosine al di lui convento, riescono sgradevoli al clero locale. Il vescovo del luogo, la cui reputazione è pessima, fa firmare a sacerdoti e fedeli una denuncia per supposti scandali presso il convento di San Giovanni Rotondo, dando inizio ad un lungo processo introdotto davanti alla Corte di Roma. A seguito di gravi calunnie, fin dal giugno del 1922, vengono prese severe disposizioni contro Padre Pio, da parte dell'autorità ecclesiastica ingannata: divieto di qualsiasi corrispondenza, anche con i suoi direttori spirituali; divieto di celebrare la Messa in pubblico; trasferimento del Frate in un altro convento. In realtà, le due ultime disposizioni non potranno esser applicate, a causa della vivace reazione della popolazione locale. Ma, nel 1931, questa persecuzione porta al divieto dell'esercizio di qualsiasi ministero, ad eccezione della celebrazione della Messa, in privato. Padre Pio deve vivere da recluso nel suo convento. Tale penosa situazione si prolunga per due anni, dopo i quali il Frate ricupera tutti i suoi poteri sacerdotali (luglio 1933). Nel frattempo, un'inchiesta sulla condotta scandalosa di certi ecclesiastici che lo ostacolano si conclude con la condanna dei colpevoli.

«Dopo la caduta originale, diceva Padre Pio, la sofferenza è diventata l'ausiliaria della creazione; è la leva più potente per raddrizzare il mondo; è il braccio destro dell'Amore che vuol ottenere la nostra rigenerazione». Tuttavia, conoscendo per esperienza il dolore e la malattia, egli è molto sollecito nel dar loro sollievo, seguendo le orme del Salvatore che guariva coloro che ne avevano bisogno ed inviava i suoi Apostoli ad annunziare il Regno di Dio e a guarire gli infermi (Luca 9, 11 e 2). All'uopo, progetta la costruzione di un ospedale a San Giovanni Rotondo: gli ammalati, soprattutto i poveri, vi riceveranno un'ospitalità ed un'assistenza di qualità, in un ambito confortevole e dignitoso, ma vi si prenderà anche cura delle anime, affinchè «gli spiriti ed i corpi spossati si avvicinino al Signore e trovino conforto in lui». Nel 1947, ha inizio la realizzazione della «Casa Sollievo della Sofferenza», che diventerà uno degli ospedali più moderni d'Italia, capace di accogliere fino a mille malati.

Una proprietà invidiata

Ma l'opera crea l'occasione di una nuova persecuzione contro Padre Pio che, a seguito di un'espressa dispensa dal voto di povertà accordatagli da Papa Pio XII, è proprietario dell'ospedale. Infatti, malgrado gli avvertimenti pervenuti dalla Santa Sede, parecchie amministrazioni diocesane ed istituti religiosi d'Italia si sono imprudentemente avventurati in un'operazione finanziaria in cui hanno perso tutti i loro averi. Davanti all'ampiezza delle perdite in denaro, i Padri cappuccini e certi sacerdoti tenteranno di impossessarsi delle riserve finanziarie detenute da Padre Pio, che si era saggiamente tenuto lontano dall'operazione. Discussioni, minacce, campagne di stampa tendono a screditare il Padre e gli amministratori da lui scelti per la gestione della Casa. Nell'aprile del 1960, alcuni ecclesiastici spingono l'audacia fino al punto di sistemare microfoni in vari posti per registrare le conversazioni dei fedeli con Padre Pio. Questa manovra riveste un carattere sacrilego, poichè si tratta così di ascoltare i consigli dati in confessione, per cogliere in fallo il confessore. Tali registrazioni durano per quattro mesi; poi, una rapida inchiesta rivela i nomi dei colpevoli e dei loro complici, che saranno tutti sanzionati. Nel 1961, per metter l'opera dell'ospedale al riparo dall'altrui cupidigia, la Santa Sede chiede a Padre Pio di legarglielo, cosa che egli fa con esemplare obbedienza. Tuttavia, è ancora trattato come un «sospetto in semilibertà», fino a quando Papa Paolo VI, all'inizio del 1964, non gli rende la piena libertà di esercitare il suo ministero sacerdotale.

Attraverso tutte queste contarietà, Padre Pio pratica un'obbedienza eroica e costante. «Obbedire ai superiori, è obbedire a Dio», ripete. Non discute mai gli ordini dei suoi Superiori, per quanto ingiusti possano essere. Scrive ad uno di essi: «Agisco soltanto per obbedirvi, avendomi il buon Dio fatto sapere che è l'unica cosa che gli sia gradita, e per me l'unico mezzo di sperare la salvezza e di cantar vittoria». In occasione della Messa di Beatificazione di Padre Pio, Papa Giovanni Paolo II dirà: «Nella storia della santità, capita talvolta che l'eletto, per una speciale autorizzazione di Dio, sia oggetto d'incomprensione. Quando ciò si verifica, l'obbedienza diventa per lui un crogiolo di purificazione, un cammino di assimilazione progressiva a Cristo, una consolidazione della santità autentica». Ma l'assimilazione a Cristo non può avvenire che attraverso e nella Chiesa. Per Padre Pio, l'amore per Cristo e l'amore per la Chiesa sono inseparabili. Scrive ad uno dei suoi figli spirituali che vuol difenderlo in modo inaccettabile, perchè umiliante per la Chiesa: «Se tu mi fossi vicino, ti stringerei al cuore, mi butterei ai tuoi piedi per supplicarti, e ti direi: lascia al Signore giudicare le miserie umane e torna al tuo nulla. Lasciami compiere la volontà del Signore, cui mi sono totalmente affidato. Deponi ai piedi della nostra Santa Madre, la Chiesa, tutto quel che può recarle pregiudizio e tristezza».

Vede nella Chiesa una Madre da amare sempre, malgrado le debolezze dei suoi figli. Il suo cuore vibra d'amore per il Vicario di Cristo, come testimonia una lettera che invia il 12 settembre 1968, poco prima della sua morte, a Papa Paolo VI: «So che il vostro cuore soffre molto in questi giorni per il destino della Chiesa, per la pace nel mondo, per i tanto numerosi bisogni dei popoli, ma soprattutto a causa della mancanza di obbedienza di certi Cattolici nei riguardi nell'elevato insegnamento que voi ci date, assistito dallo Spirito Santo e in nome di Dio. Vi offro la mia preghiera, e la mia sofferenza quotidiana... affinchè il Signore vi riconforti con la sua grazia, per continuare a seguire la via diritta e difficile, difendendo l'eterna verità... Vi ringrazio anche per le parole chiare e decisive che avete pronunciato, in particolare nell'ultima enciclica, Humanæ vitæ, e riaffermo la mia fede, come pure la mia obbedienza incondizionata alle vostre chiare direttive».

Abbracciare le croci di buon cuore

Fino alla fine, Padre Pio continua a compiere la sua missione di confessore e di vittima. Nel corso dell'anno 1967, confessa circa 70 persone al giorno. I miracoli, le profezie, le conversioni, le vocazioni religiose si moltiplicano grazie al suo irraggiamento. Ma la sua vita spirituale si svolge nella «notte della fede». «Non so se agisco bene o male, confida. E ciò dovunque, in tutto, sull'altare, nel confessionale, dappertutto. Avanzo quasi per miracolo, ma non capisco nulla... Vivere così è veramente penoso... Mi ci rassegno, ma il mio «fiat» mi sembra tanto freddo, tanto vano!... Lascio a Gesù Cristo la cura di pensarci». San Giovanni della Croce ha scritto: «Sono le aridità che fanno avanzare l'anima sulla via del puro amore di Dio. Essa non si lascia più andare ad agire sotto l'influenza del gusto e del sapore che trovava nelle sue azioni; non vive più che per compiacere Dio». Si ritrova lo stesso insegnamento nelle lettere di Padre Pio: «Vi dico di amare il vostro annientamento. Ciò consiste nel rimanere umili, sereni, dolci, fiduciosi nei periodi di tenebre e d'impotenza; ciò consiste nel non turbarsi, ma nell'abbracciare di buon cuore le vostre croci e le vostre tenebre – non dico con trasporto – ma con risolutezza e dimostrando costanza». Ma attraverso prostrazioni di ogni genere, Padre Pio è fondamentalmente contento, felice, gioioso: ecco il mistero cristiano.

Padre Pio spira dolcemente il 23 settembre 1968, nel suo convento di San Giovanni Rotondo. Aveva scritto: «Quando sarà suonata la nostra ultima ora, quando i battiti del cuore si saranno taciuti, tutto sarà finito per noi, il tempo di meritare e quello di demeritare... È difficile diventare santi; difficile, ma non impossibile. La via della perfezione è lunga, come la vita di ciascuno. Non fermiamoci dunque per la strada ed il Signore non mancherà di inviarci il conforto della sua grazia; ci aiuterà, e ci incoronerà con un eterno trionfo».

Beato Padre Pio, insegnaci «a partecipare con la pazienza alle sofferenze di Cristo, per meritare di partecipare anche al suo Regno» (Regola di san Benedetto, Prologo).

Dom Antoine Marie osb.

Dom Antoine Marie osb

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