Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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4 ottobre 2000
San Francesco d'Assisi


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Nel 1985, furono organizzate cerimonie a Hiroshima e Nagasaki (Giappone), in memoria delle vittime delle bombe atomiche sganciate sulle due città, quarant'anni prima. Un testimone oculare di tali celebrazioni nota: «A Hiroshima, c'è amarezza, rumore, è una cosa molto politicizzata... Il simbolo potrebbe essere un pugno chiuso dalla collera. A Nagasaki, c'è tristezza, ma anche calma, riflessione, nulla è politico, si prega. Non si biasimano gli Stati Uniti, ma si piange piuttosto il peccato della guerra e, in particolare, della guerra nucleare. Il simbolo: mani giunte per pregare». Più di qualsiasi altra cosa, è l'influenza del dottor Takashi Nagai che spiega il clima spirituale che regnava quel giorno a Nagasaki. Un sacerdote diceva di lui: «Se avessimo un po' di quella fede che possedeva Nagai nella provvidenza del Padre eterno e nel valore universale della morte di Cristo, potremmo affrontare ogni evento nella pace». Chi era mai il dottor Nagai?

Takashi Nagai è nato nel 1908 ad Isumo, vicino a Hiroshima, in una famiglia di cinque figli, di religione scintoistica. Nel 1928, entra alla facoltà di medicina di Nagasaki. «Fin dagli studi liceali, scriverà, ero diventato prigioniero del materialismo. Appena entrato alla facoltà di medicina, mi fecero sezionare cadaveri... La struttura meravigliosa dell'insieme del corpo, l'organizzazione minuziosa delle sue minime parti, tutto ciò provocava in me ammirazione. Ma quel che maneggiavo così, non era mai che pura materia. L'anima? Un fantasma inventato da impostori per ingannare la gente semplice».

L'ultimo sguardo di una madre

Un giorno, nel 1930, gli giunge un telegramma di suo padre: «Torna a casa!» Parte con la massima urgenza, presentendo qualche disgrazia. Al suo arrivo, apprende con stupore che sua madre ha avuto un colpo apoplettico e non può più parlare. Le si siede accanto e legge nel suo sguardo un ultimo «arrivederci». Quest'esperienza della morte cambierà la sua vita: «Con quell'ultimo sguardo penetrante, mia madre demolì il quadro ideologico che avevo costruito. Quella donna, che mi aveva messo al mondo e allevato, quella donna che non si era mai concesso un istante di tregua nel suo amore per me, negli ultimi istanti di vita, mi parlò molto chiaramente. Il suo sguardo mi diceva che lo spirito umano continua a vivere dopo la morte. Tutto ciò era come un'intuizione, un'intuizione che aveva il sapore della verità».

Takashi comincia allora la lettura dei «Pensieri» di Pascal, autore francese del XVII secolo, poeta e scienziato. «L'anima, l'eternità... Dio. Il nostro grande predecessore, il fisico Pascal, aveva dunque ammesso seriamente queste cose! si dice. Quell'incomparabile saggio ci credeva veramente! Che cosa poteva essere quella fede cattolica, perchè lo scienziato Pascal potesse accettarla, senza che contraddicesse la scienza?» Pascal spiega che incontriamo Dio attraverso la fede e nella preghiera. Anche se non puoi ancora credere, dice, non trascurare la preghiera nè l'assistenza alla Messa. Sono sempre pronto a verificare un'ipotesi in laboratorio, pensa Nagai, perchè non provare questa preghiera su cui Pascal insiste tanto? Decide di ricercare una famiglia cattolica che accetti di tenerlo a pensione durante gli studi. Questo gli fornirà delle occasioni di conoscere il cattolicesimo e la preghiera cristiana.

Viene accolto dalla famiglia Moriyama. Il Signor Moriyama, mercante di bestiame, discende da una di quelle antiche stirpi cristiane che, attraverso 250 anni di persecuzioni, seppero conservare la fede introdotta in Giappone da San Francesco Saverio. La purezza di quella fede cristiana stupisce il giovane Nagai: umili fattori gli insegnano con il loro esempio quel che Pascal, il grande scienziato, aveva creduto!

Nel marzo del 1932, una grave otite lo rende sordo dall'orecchio destro, e sconvolge pertanto i suoi progetti per il futuro: non potendo più servirsi dello stetoscopio, deve rinunciare alla medicina ordinaria. Orienta allora i propri studi verso la radiologia, che è ai suoi esordi in Giappone. Si rende conto delle enormi possibilità che questa scienza mette a disposizione dei medici per rivelare le malattie.

I Signori Moriyama hanno una figlia, Midori, maestra in un'altra città. Tutti e tre pregano per la conversione di Takashi, pensando che forse Dio l'ha inviato loro per questo. Il 25 dicembre 1932, Midori è dai suoi per la festa di Natale. «Dottore, chiede il Signor Moriyama a Takashi, perchè non viene con noi alla Messa di mezzanotte? – Ma non sono cristiano! – Che importanza ha, i pastori ed i re magi che si recarono alla stalla, non lo erano più di lei. Eppure, quando videro il Bambino, credettero. Non potrà mai credere, se non verrà a pregare in chiesa». Dopo pochi istanti, Nagai si sorprende a rispondere: «Sì, mi piacerebbe accompagnarvi stasera». Cinquemila cristiani riempiono la cattedrale, cantando tutti lo stesso Credo in latino. Nagai è molto impressionato ed incoraggiato nella sua riflessione sulla religione cattolica, senza tuttavia lasciarsi convincere.

Il piccolo catechismo di Midori

Una notte, il Signor Moriyama va a svegliare Takashi: Midori si contorce dal dolore sul suo letto. Ben presto, il giovane medico diagnostica un'appendicite acuta. Sente il Signor Moriyama mormorare: «È la volontà di Dio. Chissà che bene ne risulterà?» Malgrado l'abbondante neve, Takashi corre alla scuola vicina per telefonare all'ospedale: «Pronto, pronto, il 32 00, per cortesia, è urgente... Pronto, qui Nagai. Chi è di turno al pronto soccorso stasera? Bene. Me lo può passare, per favore?» Un amico viene a rispondere e Nagai gli chiede se può praticare immediatamente un'appendicectomia. Alla sua risposta affermativa, Takashi torna a prendere Midori: «Chiamare un taxi richiederebbe troppo tempo, con tutta questa neve. Non possiamo prendere il rischio di aspettare», e, rivolgendosi al Signor Moriyama: «Se vuol precedermi con la lanterna, posso portare facilmente Midori». Durante il percorso, Takashi si rende conto dell'accelerazione ritmica dei battiti del cuore di Midori e del fatto che essa scotta per la febbre. La sua vita è in pericolo. Si affretta. Finalmente, ecco l'ospedale! La sala operatoria è pronta. Sette minuti dopo, tutto è finito. Midori è salva. A titolo di riconoscenza, essa farà di tutto per la conversione del suo salvatore.

L'anno seguente, Takashi è mibilitato nell'esercito giapponese e va a combattere i Cinesi in Manciuria. In un pacco che gli manda Midori, c'è un piccolo catechismo che egli legge con interesse. In capo ad un anno, torna a casa, quasi disperato, essendosi reso conto dei disordini della sua vita e nel ricordo degli orribili spettacoli della guerra. Si reca nella cattedrale di Nagasaki ed ivi incontra un sacerdote giapponese, con cui si intrattiene a lungo. Incoraggiato, Takashi riprende i suoi studi di radiologia e si mette a leggere la Bibbia, la liturgia, le preghiere dei cattolici. Ma le esigenze morali del Vangelo e la necessità di staccarsi dai legami religiosi scintoistici della sua famiglia, ostacolano ancora la sua conversione. Un giorno, in preda ai suoi dubbi, riprende i «Pensieri» di Pascal e cade su una frase che attira la sua attenzione: «Vi è abbastanza luce per coloro che desiderano soltanto vedere, ed abbastanza oscurità per quelli che sono in una disposizione contraria». Improvvisamente, tutto gli diventa chiaro. Si decide, e chiede il battesimo, che riceve nel giugno del 1934. Sceglie il nome di Paolo, in memoria di San Paolo Miki, martire giapponese crocifisso a Nagasaki nel 1597.

Due mesi dopo, sposa Midori. Prima, ha voluto farle conoscere i rischi gravi cui lo espone il suo mestiere. Infatti, i radiologi dell'epoca non avevano mezzi per proteggersi sufficientemente contro i raggi X. Midori ha capito il pericolo per la vita di Takashi, ma abbraccia il suo punto di vista e condivide il suo ideale di «pioniere», per salvare vite umane. Nagai diventerà più che un medico, un apostolo della carità verso il prossimo. Scrive: «Il compito del medico è quello di soffrire e di rallegrarsi con i suoi pazienti, di sforzarsi di diminuire le loro sofferenze, come se fossero le sue proprie. Bisogna simpatizzare con i dolori. Tuttavia, in fin dei conti, non è il medico che guarisce l'ammalato, ma la volontà di Dio. Una volta che si è capito questo, la diagnosi medica ingenera la preghiera».

Mobilitato ancora una volta, dal giugno 1937 al marzo 1940, partecipa come medico alla guerra cino-giapponese. La sua abnegazione nei riguardi di tutti, soldati giapponesi o cinesi, donne, bambini e vecchi, trascinati inesorabilmente in orribili carneficine, ha assunto un'estensione eroica. Al suo ritorno in Giappone, le richieste di radiografie si moltiplicano. Ben presto, Takashi nota tracce inquietanti sulle sue mani; per di più, si sente sovente spossato. Annota nel suo diario che talvolta, quando è completamente sfinito, chiude la porta e va a sedersi davanti alla statua di Maria, nel suo ufficio. Recita il rosario e, a poco a poco, ritrova la pace interiore.

Tre anni di vita

Un collega di Takashi lo convince a sottoporsi lui stesso ad una radiografia. Una mattina del giugno 1945, si decide: «Prepari l'apparecchio, dice al suo assistente. – Ma, dottore, non c'è ancora nessun paziente. – Eccolo il paziente, risponde Nagai mostrandogli il petto. – E il medico? – Eccolo! e lo designa con gli occhi». Alla vista della radiografia, Nagai resta senza parole: sulla parte sinistra, appare una larga placca nera: ipertrofia della milza! Diagnostica una leucemia. Mormora: «Signore, non sono che un servo inutile. Proteggi Midori e i nostri due figli. Avvenga di me quello che Tu vuoi». Il dottor Kageura, capo del reparto di medicina interna, conferma l'analisi: «Leucemia cronica. Durata di vita: tre anni». Ha logorato la propria vita per salvare innumerevoli malati, che nessuno, tranne lui, avrebbe potuto radiografare.

Di ritorno a casa, Takashi rivela tutto a Midori. Essa si inginocchia davanti al crocifisso che la sua famiglia aveva conservato durante i 250 anni di persecuzioni, e prega a lungo, scossa dai singhiozzi, fino a quando ritrova la pace dell'anima. Anche Nagai prega; è invaso dal rimorso, pensando che si è sempre gettato a capofitto nel lavoro, senza pensare a sufficienza alla moglie. Ma Midori si mostra all'altezza della situazione. Il giorno dopo, è un uomo nuovo che riparte al lavoro: l'accettazione totale della tragedia da parte di Midori ed il suo rifiuto di sentir parlare di «negligenza» lo hanno riempito di forza.

9 agosto 1945, alle ore undici e due minuti. Un lampo abbagliante. Una bomba atomica è appena esplosa su Urakami, nel quartiere nord di Nagasaki. Nella guerra che li oppone al Giappone, i capi degli Stati Uniti ricorrono ad una nuova arma terrificante: la bomba A. Una prima bomba è stata sganciata su Hiroshima, una seconda devasta Nagasaki: temperatura 9 000°, 72 000 morti, 100 000 feriti. All'università di medicina, situata a 700 metri dal centro dell'esplosione, Nagai, che sta classificando pellicole radiografiche, viene proiettato al suolo, con il fianco crivellato da schegge di vetro. Il sangue scorre abbondantemente dalla tempia destra... gli oggetti turbinano come le foglie morte d'autunno. Ben presto, un fiotto ininterrotto di feriti: figure insanguinate, con i vestiti strappati, i capelli bruciati, accorrono alla porta dell'ospedale... Una visione apocalittica.

«Il suo rosario!»

L'incendio si avvicina all'ospedale. I pazienti vengono evacuati in cima ad una collina vicina. Nagai si prodiga fino all'estremo delle forze. Alle sedici, l'incendio raggiunge il reparto di radiologia. Tredici anni di ricerche, gli strumenti, la preziosa documentazione, tutto se ne va in fumo. Il 10 agosto trascorre nelle cure ai feriti. L'11, il lavoro si fa un po' meno urgente, e Takashi va alla ricerca di Midori, rimasta a casa, mentre i figli e la nonna sono al sicuro in montagna, fin dal 7 agosto. Ritrova con difficoltà l'ubicazione della sua casa, in un mare di tegole e cenere. Improvvisamente, scopre i resti carbonizzati della moglie. In ginocchio, prega e piange, poi raccoglie le ossa in un recipiente. Qualcosa brilla debolmente fra la polvere delle ossa della mano destra: il rosario!

China il capo: «Dio mio, ti ringrazio di averle permesso di morire pregando. Maria, madre del dolore, ti ringrazio di averla accompagnata nell'ora della morte... Gesù, hai portato la pesante croce fino ad esservi crocifisso. Ora, hai versato una luce di pace sul mistero della sofferenza e della morte, quella di Midori e la mia... Strano destino: avevo proprio creduto che sarebbe stata Midori a condurmi alla sepoltura... Ora i suoi poveri resti riposano fra le mie braccia... La sua voce sembra mormorare: perdona, perdona». Il perdono di Nagai sarà perfetto. Si adopererà per portare i cristiani, scoraggiati dalla perdita della famiglia, a considerare la bomba A come parte integrante della provvidenza divina, che trae sempre il bene dal male.

Il 15 agosto 1945, a mezzogiorno, la radio trasmette un messaggio dell'Imperatore, che annuncia la capitolazione del Giappone. All'inizio di settembre, Nagai è moribondo. Le radiazioni della bomba A hanno aggravato il suo male. Riceve gli ultimi sacramenti e dice: «Muoio contento», poi piomba in un semicoma. Gli viene portata dell'acqua della grotta di Lourdes, costruita non lontano da lì da Padre Massimiliano Kolbe. «Sentii, scriverà, una voce che mi diceva di chiedere a Padre Massimiliano Kolbe di pregare per me. Lo feci. Poi, mi rivolsi a Cristo e gli dissi: «Signore, mi affido alle tue divine mani»». La mattina dopo, Takashi è fuori pericolo ed attribuisce a Padre Kolbe (oggi canonizzato) la remissione di sei anni che gli lascia la sua malattia.

«Voglio essere il primo a viverci!»

Mentre gli abitanti temono di tornare a Urakami, Nagai dichiara: «Voglio essere il primo a viverci!» Si costruisce un rifugio vicino a quella che fu la sua casa: alcune lamiere appoggiate su quel che rimane di un muro. Davanti, due pietre formano un focolare improvvisato al di sopra del quale pende un paiolo. Accanto, una vecchia bottiglia senza collo: la riserva d'acqua. Come vestiti: una delle divise da marinaio distribuite dall'esercito ai sinistrati. Incomincia a sgombrare le macerie della sua casa. Vi scopre il crocifisso che faceva parte dell'altare familiare: «Mi è stato tolto tutto, dice; ho ritrovato solo questo crocifisso».

Il 23 novembre 1945, Nagai viene invitato a prendere la parola in occasione di una Messa da Requiem celebrata accanto alle rovine della cattedrale di Urakami. L'olocausto di Cristo sul Calvario illumina e dà un senso all' «olocausto» di Nagasaki: «La mattina del 9 agosto, dice Takashi, una bomba atomica esplodeva sopra al nostro quartiere. In un attimo, 8 000 cristiani furono chiamati a sè da Dio... A mezzanotte, quella sera, la nostra cattedrale si incendiò all'improvviso e fu distrutta. Nello stesso istante, al Palazzo Imperiale, Sua Maestà l'Imperatore fece conoscere la sua decisione... Il 15 agosto, l'editto imperiale che metteva fine ai combattimenti fu promulgato ufficialmente e il mondo intero scorse la luce della pace. Il 15 agosto è anche la grande festa dell'Assunzione di Maria. Non per nulla la cattedrale di Urakami le era stata consacrata... Non vi è forse una relazione profonda fra l'annientamento di questa città cristiana e la fine della guerra? Nagasaki non era la vittima scelta, l'agnello immacolato, olocausto offerto sull'altare del sacrificio, morta per i peccati di tutte le nazioni durante la seconda guerra mondiale?... Siamo riconoscenti che Nagasaki sia stata scelta per tale olocausto! Siamo riconoscenti perchè, attraverso questo sacrificio, la pace è stata data al mondo, e la libertà religiosa al Giappone».

Nella primavera del 1947, la malattia costringe Takashi a mettersi a letto nella sua capanna. Deve dimettersi dal suo incarico di professore, e, pertanto, si trova senza risorse. «La mia testa funziona ancora, si dice. Gli occhi, gli orecchi, le mani e le dita sono ancora in buono stato». E si mette a scrivere. Per i suoi figli, ancora molto giovani, Makoto e Kayano, redige una raccolta di consigli: «Miei cari figli, amate il votro

prossimo come voi stessi. Ecco il motto che vi lascio. Con esso comincerò questo scritto, probabilmente lo finirò con esso e sempre con esso riassumerò». Il suo semplice esempio sarebbe bastato per imprimere questo messaggio nei loro cuori. Tutta l'esistenza del loro padre, è stata mai altro che un eroico servizio del prossimo, servizio che lo porta oggi alla morte? Nagai vuol consacrare perfino le sue ultime ore a questo servizio.

Coricato sulla schiena, scrive appoggiandosi su una tavoletta da disegno, come quelle degli scolari. Scrive: «Quando mi sono svegliato stamane all'una, non avevo più febbre. Dopo aver bevuto il caffè del termos, ho potuto scrivere fino alle sette, il lavoro è andato avanti bene!» Gli rimarrà ben presto solo la notte per scrivere, perchè, fin dalla mattina, i visitatori arrivano, ma non fa sentir loro nessuna impazienza: «Mi disturbano, scrive, ma poichè hanno la gentilezza di venire, non devo provare a versare un po' di gioia nel loro cuore e a parlar loro della nostra speranza cattolica? Non posso mandarli via».

È in queste condizioni difficili che scrive e pubblica quindici volumi in quattro anni. Che scopo si propone con i suoi scritti? Prima di tutto, quello di fare un resoconto fedele dell'esplosione atomica, attraverso la sua esperienza eccezionale e la sua competenza personale; quindi, quello di operare all'instaurazione della pace. Convinto soprattutto che una pace duratura si può fondare soltanto sullo spirito d'amore che splende nella dottrina cattolica, considera come sua vocazione quella di propagare il messaggio cristiano.

Un'unica garanzia

Alla fine del libro «Le campane di Nagasaki», scrive: «L'umanità sarà felice nell'era atomica, oppure misera? Di quest'arma a doppio taglio nascosta da Dio nell'universo ed ora scoperta dall'uomo, che farne? Un buon uso farebbe progredire a grandi passi la civiltà; un cattivo uso distruggerebbe il mondo. La decisione sta nel libero volere dell'uomo. Egli tiene in mano il proprio destino. Pensandoci, ci si sente assaliti dal terrore e, per conto mio, credo che un vero spirito religioso sia l'unica garanzia in questo campo... In ginocchio nella cenere del deserto atomico, preghiamo perchè Urakami sia l'ultima vittima della bomba. La campana suona... O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te».

Nel marzo del 1951, lo stato di salute del medico è allarmante, senza tuttavia che il suo abituale buonumore ne sia intaccato. In aprile, scrive il suo ultimo libro. L'ha appena finito, quando è vittima di una emorragia cerebrale. Lo si trasporta all'ospedale, dove perde i sensi. Rinvenuto, dice ad alta voce: «Gesù, Maria, Giuseppe», poi, più fievolmente: «Rimetto la mia anima nelle vostre mani». Sconvolta, l'infermiera consegna il grande crocifisso della famiglia a Makoto, suo figlio, perchè lo porti a suo padre. Egli lo afferra e, con voce stranamente forte, esclama: «Pregate, per favore, pregate...»; poi, è la fine... in realtà, tutto comincia in Dio, e Nagai ritrova «Midori al suo fianco», come aveva auspicato sei anni prima. È il 1° maggio, inizio del mese di Maria.

Durante i funerali, nella cattedrale di Urakami, il sindaco di Nagasaki procede alla lettura solenne di 300 messaggi di condoglianze, cominciando da quello del Primo Ministro. Alla fine della cerimonia, la folla si mette in cammino alla volta del cimitero, ad un chilometro e mezzo verso sud; l'inizio del corteo vi giunge, mentre la maggior parte dell'assistenza non ha ancora lasciato la cattedrale. Takashi Nagai viene sepolto accanto a Midori. Per la di lei tomba, aveva scelto come epitaffio: Sono la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto (Luca 1, 38); per la sua: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quel che dovevamo fare (Luca, 17, 10). La sua influenza si estende grazie ai suoi libri (fin dal 1948, si leggevano ovunque in Giappone), che hanno fornito un contributo notevole all'educazione sociale dei suoi concittadini ed all'evangelizzazione del suo paese.

Chiediamo alla Santissima Vergine ed a San Giuseppe, per noi e per tutti coloro che ci sono cari, una vera conversione, un amore per il prossimo spinto fino al sacrificio supremo, ed una santa morte, che ci introduca nell'eterna felicità del Cielo.

Dom Antoine Marie osb

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