Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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28 agosto 2000
Sant'Agostino, Dottore della Chiesa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Dappertutto, nella società, nei nostri paesi, nei quartieri, nelle fabbriche e negli uffici, nei nostri incontri fra popoli e razze, il cuore di pietra, il cuore arido, deve trasformarsi in un cuore di carne, aperto ai fratelli, aperto a Dio. Ne va della pace. Ne va della sopravvivenza dell'umanità. Ciò supera le nostre forze. È un dono di Dio. Un dono del suo Amore» (Giovanni Paolo II, 5 ottobre 1986 a Paray-le-Monial). Tale dono dell'amore era stato annunciato dal profeta Ezechiele: Vi darò un cuore nuovo e porrò in voi uno spirito nuovo: toglierò il cuore di pietra dal vostro corpo, e vi darò un cuore di carne (Ez. 36, 26).

Ma come si realizza questa trasformazione tanto necessaria per il bene dell'umanità e la salvezza delle anime? Come entra nel cuore degli uomini, lo Spirito Santo? È per opera di Gesù Cristo: sul Calvario, il Cuore di Cristo, trafitto dalla lancia del soldato, diventa la fonte da cui il Padre celeste fa scendere sugli uomini le grazie della conversione e della partecipazione alla vita divina.

Alle soglie dei tempi moderni, santa Margherita Maria è stata scelta dalla divina Provvidenza per ricordare a tutta la Chiesa ed al mondo la profondità dell'amore di Cristo. Essa «ha conosciuto il mistero sconvolgente dell'amore divino. Ha conosciuto tutta la profondità delle parole d'Ezechiele: Vi darò un cuore. Durante tutta la sua vita celata in Cristo, fu segnata dal dono di quel Cuore che si offre senza limiti a tutti i cuori umani» (Giovanni Paolo II, id.).

Santa Margherita Maria è nata da Filiberta Lamyn e da Claudio Alacoque, regio giudice e notaio nella regione del Charolais, in Borgogna. Hanno già tre maschi quando nasce, il 22 luglio 1647, una bambina che riceve, all'atto del Battesimo, tre giorni dopo la nascita, il nome di Margherita. Verso l'età di quattro o cinque anni, Margherita soggiorna abbastanza a lungo presso la sua madrina, la Signora de Fautrière. Per la prima volta, la piccola sente parlare di vita consacrata a Dio e di voti religiosi; infatti, Maria Benigna de Fautrière, figlia della sua madrina, è suora presso la Visitazione di Santa Maria a Paray-le-Monial. La bambina si sente continuamente spinta a dire e ridire queste parole: «O Dio mio, ti consacro la mia purezza e faccio voto di castità perpetua». Un giorno, pronuncia questa formula fra le due elevazioni della Messa. Ai suoi occhi, queste parole assumono un'importanza tale che, venti anni dopo, le riferisce come parole che hanno segnato la sua vita. Certo, non ha contratto nessun impegno davanti alla Chiesa, ma ha afferrato che Dio la vuole tutta per Sè. Più tardi, Gesù le dirà: «Ti ho scelta per sposa, ci siamo giurati fedeltà quando hai fatto per me quel voto di castità, che ti ho ispirato prima che il mondo condividesse il tuo cuore».

Tale consacrazione precoce ci può stupire. Ma talvolta Nostro Signore destina certe anime ad opere eccezionali, e rivela loro, anche ad una tenerissima età, i segreti del suo amore. Fu, ad esempio, il caso del profeta Geremia (ved. Ger. 1, 4-10). Tali grazie esigono un'immensa fedeltà a Dio, da parte dell'anima che le riceve.

Paralizzata per quattro anni

Margherita viene mandata a scuola dalle Clarisse di Charolles. Ovunque, si nota il suo fervore ed il suo amore per la Santissima Vergine. Tutti i giorni, recita il rosario con una devozione poco comune. Ma una lunga malattia interrompe i suoi studi e la costringe ad uscire dal convento di Charolles. Rimane paralizzata a letto per quattro anni. La bambina promette allora a Maria di farsi un giorno suora, se ritrova la salute. «Non appena pronunciai il voto, dirà Margherita, ebbi la guarigione». Il miracolo suscita nel suo cuore un nuovo slancio di pietà mariana: «La Santa Vergine, ci dice, si è da allora impadronita del mio cuore. Mi considerò sua. Mi guidava in quanto consacrata a lei, mi rimproverava i miei errori e mi insegnava a fare la volontà di Dio».

Tuttavia, «una volta guarita, scriverà Margherita Maria, pensavo solo a ricercare il piacere nel godimento della libertà, senza preoccuparmi di mantenere la mia promessa». Inizia così un periodo di rilassatezza spirituale. Nessuna colpa veramente grave si insinua nella sua vita, ma, «portata per natura al piacere», segue le sue inclinazioni e si lascia andare «alla vanità e all'affetto delle creature». Reazione perfettamente naturale, in capo a quattro anni di malattia ed alle soglie dell'adolescenza. Ma ben presto Dio le fa capire che «nata dal Calvario, la vita che il Signore le ha dato si può mantenere soltanto grazie all'alimento della croce». Dopo aver conosciuto la sofferenza fisica, conoscerà quella morale e, in primo luogo, le prove familiari.

Dopo la morte precoce di suo marito, la Signora Alacoque si ritrova nelle più crudeli difficoltà: impegnata in litigi materiali senza fine, può occuparsi poco dei suoi figli. Ne lascia la cura alla nonna paterna, cui si aggiungono una zia e la suocera di questa. Tutte e tre si arrogano un diritto assoluto su Margherita e sua madre, mentre gli altri figli Alacoque sono in collegio. Margherita viene trattata peggio delle serve, esse stesse strapazzate da quelle donne terribili. Ma Nostro Signore la riconforta e le fa capire che l'ha scelta per condividere la sua dolorosa Passione: «Voglio rendermi presente alla tua anima per farti agire come ho agito io fra le crudeli sofferenze sopportate per amor tuo». Margherita dirà più tardi: «Da allora, Gesù è rimasto sempre presente al mio spirito, coronato di spine, sotto il peso della croce o crocifisso. Allora, avevo una tale compassione per lui ed un tal amore per le sue sofferenze, che le mie pene diventavano lievi e desideravo più grandi dolori per rendermi simile a Lui». E aggiungerà: «Bisogna offrire spesso all'adorabile Cuore di Gesù quelle vivande che gli piacciono tanto, voglio parlare delle preziose umiliazioni, del disprezzo e delle abiezioni con cui Egli nutre i suoi più fedeli amici terreni».

Come bisogna comprendere questo linguaggio talmente poco conforme al nostro modo di vedere le cose e apparentemente contrario alla sollecitudine legittima con cui cerchiamo di diminuire le sofferenze? La sofferenza non è un bene in sè e per sè. Tuttavia, Gesù l'ha assunta lui stesso per trasfigurarla, per darle un valore di redenzione per tutti coloro che vorranno accettarla volentieri con Lui, per amore. Diventa allora, grazie alla potenza di Dio, il mezzo per risollevarci moralmente dopo il peccato. «Perchè Dio permette la sofferenza? Veniva chiesto un giorno a Madre Teresa. – È difficile da capire: è il mistero dell'amore di Dio, per questo non possiamo neppur capire perchè Gesù abbia sofferto tanto, perchè dovesse passare attraverso la solitudine del Getsemani e la sofferenza della crocifissione. È il mistero del suo grande amore. La sofferenza che vediamo ora, è come se Cristo rivivesse in noi la sua Passaione».

Le «futilità»...

Margherita ha ora diciotto anni. I familiari, e particolarmente sua madre, pensano ad accasarla. Alla ragazza piacciono gli abiti eleganti e le futilità; si lascia incantare dalle feste mondane e la sua vocazione vacilla. Tuttavia, Dio la persegue anche in mezzo alle feste ed alle danze. Talvolta, le stringe tanto duramente il cuore, che essa si sente come costretta ad uscire all'improvviso per andar a piangere sulla sua debolezza in chiesa o in qualche luogo segreto. Con la faccia contro terra, chiede perdono a Dio per il suo attaccamento alle mondanità, ma, il giorno seguente, torna ai suoi pericolosi divertimenti.

Una sera in cui, in camera sua, dopo una festa, si spoglia dei vestiti e dei gioielli con cui si era ornata con un certo compiacimento, Gesù le si mostra nello stato in cui era dopo la crudele flagellazione: «Sono, le dice, le tue futilità che mi hanno ridotto in questo stato. Con le tue esitazioni, perdi un tempo di cui ti chiederò un conto rigoroso nel giorno della morte. Mi tradisci con le tue infedeltà. Dovresti morire di vergogna per tutta la tua ingratitudine, paragonata a tutte le prove d'amore che ti ho dato per attirarti totalmente a me». Margherita, sconvolta, prende allora la risoluzione di raddoppiare mortificazioni e penitenze. Ma ciò non basta a Gesù, che la vuole suora, come essa glielo aveva promesso. Finalmente, dopo sei anni di lotta, prende una decisione definitiva.

Il 26 maggio 1671, si reca alla Visitazione di Santa Maria a Paray-le-Monial. Non appena entra nel parlatorio, una voce interiore la avverte: «È qui che ti voglio». Un mese più tardi, entra per sempre nel monastero. La sua prima preoccupazione è quella di chiedere all'incaricata delle novizie di insegnarle a pregare. La Madre le risponde: «Va' a metterti davanti a Nostro Signore presente nel tabernacolo, e diGli che vuoi essere davanti a Lui come una tela in attesa davanti al pittore». La giovane postulante non capisce, ma ubbidisce. Gesù le spiega interiormente: «Questa tela in attesa è la tua anima. Voglio dipingerci i tratti della mia vita che ho trascorso nell'amore e nella rinuncia, nell'occupazione e nel silenzio, insomma nel sacrificio più assoluto... Voglio purificarti da tutte le macchie che rimangono in te».

Il 25 agosto 1671, Margherita veste l'abito religioso e aggiunge al suo nome di battesimo quello di Maria. Il 6 novembre 1672, pronuncia i voti di povertà, castità ed ubbidienza. Le viene attribuita la funzione di ausiliaria presso l'infermeria.

Il simbolo e lo strumento della misericordia

13 giugno 1675. Durante un'apparizione, Nostro Signore, scoprendo il suo Divino Cuore, rivela a suor Margherita Maria: «Ecco il Cuore che ha amato gli uomini talmente tanto, che non ha risparmiato nulla, al punto di spossarsi e consumarsi per testimoniar loro il suo amore». Dio si è voluto far uomo per poterci amare con un Cuore umano. Lo scopo ultimo di un tale amore è espresso da queste parole del Vangelo: Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Giov. 3, 16). Ma, prima di introdurci nell'intimità della vita divina, Dio ha dovuto rimuovere l'ostacolo costituito dal peccato, il maggiore dei mali che colpiscono l'uomo. «Agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1488).

La manifestazione dell'amore divino prenderà dunque un'espressione particolare: si chiamerà «misericordia».

La misericordia è al centro del messaggio affidato da Gesù a santa Margherita Maria. Essere misericordiosi significa avere un cuore pieno di tristezza alla vista della miseria altrui, come se si trattasse della propria. L'effetto della misericordia è quello di allontanare per quanto possibile tale miseria dal prossimo. Così, Dio ha pietà degli uomini, nel vedere i mali che il peccato ha introdotto nel mondo. E, benchè offeso dalle nostre colpe, ci offre instancabilmente la grazia del pentimento e del suo perdono. La misericordia è la Sua caratteristica peculiare. «Mostrarsi misericordiosi, è considerato come la qualità peculiare di Dio, ed è soprattutto in questo che si manifesta la sua onnipotenza», insegna san Tommaso d'Aquino (Summa theologica).

Il Cuore di Gesù, trafitto sul Calvario dalla lancia del soldato, è il simbolo e lo strumento di tale misericordia. Ne uscirono sangue ed acqua (Giov. 19, 34), immagini dei sacramenti dell'Eucaristia e del Battesimo, che purificano le anime ed aprono loro la via della salvezza. Il Battesimo, simboleggiato dall'acqua, ci lava da tutti i peccati. L'Eucaristia, rappresentata dal sangue, ci applica, nel Santo Sacrificio della Messa, i meriti della Passione di Cristo; essa nutre anche le nostre anime, attraverso la comunione. Gesù ha scelto suor Margherita Maria per ricordare agli uomini questi misteri; le dice: «Voglio manifestar loro le ricchezze del mio Cuore, e dar loro nuove grazie per toglierli dall'abisso del fuoco eterno in cui li precipitano i peccati mortali. Per compiere questo, ho scelto te, proprio per via della tua debolezza e della tua ignoranza. Si vedrà così chiaramente che tutto viene da me».

«Che cos'è ancora questa storia?»

L'ingratitudine e l'oblio degli uomini davanti alla misericordia divina feriscono il Cuore di Gesù, come testimonia la corona di spine che Egli porta durante la sua prima apparizione. Gesù se ne è lamentato con la santa: «Come riconoscenza (per il mio amore) non ricevo dai più che ingratitudine, irriverenza, sacrilegi, freddezza e disprezzo». Ed anche: «Guarda come mi trattano i peccatori... Corrispondono soltanto con freddezza e disgusto a tutte le mie premure per far loro del bene... Ma tu, almeno, fammi il pacere di supplire alla loro ingratitudine... Partecipa alle amarezze del mio Cuore».

Per rispondere all'attesa di Nostro Signore, la santa si avvicinerà ai misteri della Passione. Gesù le chiede di unirsi alla sua agonia nell'Orto degli Ulivi, facendo, tutti i giovedì, dalle undici a mezzanotte, un' «ora santa», pregando e domandando perdono per i peccatori. Deve dunque ottenere dalla Superiora l'autorizzazione di fare tale «ora santa». Va a trovarla... ma che delusione! «No e poi no! Che cos'è ancora questa storia?» Suor Margherita Maria si sottomette. Poco tempo dopo, cade gravemente ammalata: «Chiedi a Nostro Signore che ti guarisca, le dice la Superiora. Se lo fa, ti darò l'autorizzazione». Essa ubbidisce e ritrova la salute: questa volta, la Superiora comincia a credere alle vie straordinarie lungo le quali il Buon Dio conduce quest'anima. Ma per mettere alla prova la sua santità, la subissa di rimproveri, di ordini e contrordini e di umiliazioni di ogni specie, che la santa visitandina riceve in silenzio e di buon grado, ma non senza risentirne vivamente le spine.

Un giorno, Gesù le impone di rimproverare pubblicamente alle suore i peccati che vengono commessi nella Comunità e che Egli le rivela. Con l'autorizzazione della Superiora, più morta che viva, ubbidisce. Subito, esplodono le proteste delle suore; gli animi si eccitano, l'indignazione è al colmo. Le si dà della pazza. Le si butta addosso acqua santa, come per scacciarne il diavolo. Resa così conforme a Cristo nella Passione, potrà dire più tardi: «Non ho mai sofferto tanto».

Le frequenti comunicazioni divine che riceve suor Margherita Maria, la turbano, talvolta: teme di essere vittima della propria immaginazione o di Satana. Ma Nostro Signore manda come confessore del convento un uomo di Dio, il Padre gesuita Claudio La Colombière, che sarà un giorno canonizzato. Questi la rassicura: «Ti dichiaro, da parte di Dio, che tutto quel che ti capita viene da Lui».

«Ho sete d'amore...»

«Se sapessi, dice Gesù a suor Margherita Maria, quanto grande è la mia sete d'amore da parte degli uomini, non risparmieresti nulla... Ho sete, ardo dal desiderio di essere amato!» Infatti, vi è qualcosa di più penoso che amare qualcuno e non essere riamati? L'amore di Cristo ci sprona, dice san Paolo (II Co. 5, 14); ci sprona soprattutto a rendere amore per amore.

Un mezzo privilegiato di manifestare il nostro amore per Gesù, è quello di onorarlo nella Santissima Eucaristia, il «Sacramento del suo Amore». «Ho una sete ardente, confidava Gesù alla nostra santa, di essere onorato ed amato dagli uomini nel Santissimo Sacramento e non trovo quasi nessuno che si sforzi, secondo il mio desiderio, di dissetarmi, ricambiandomi un po'». Nostro Signore desidera in particolare che i cristiani lo ricevano nella Santa Comunione con spirito di riparazione, offrendo al Padre eterno il suo Cuore veramente presente sotto le specie eucaristiche. Ma che cosa si intende con «riparazione»?

L'anima che progredisce sulla via della santità non può impedirsi di riconsiderare il proprio passato. Vuole allora ricuperare il tempo perduto e compensare con un amore più grande tutti i rifiuti o le negligenze anteriori. Si accorge così con dolore che le premure della carità divina nei riguardi degli uomini sono assolutamente misconosciute. Allora, vuol compensare l'indifferenza e le offese di molti con un amore delicato e generoso verso il Salvatore; desidera anche unirsi a Cristo e partecipare alla sua opera di riparazione e di salvezza, seguendo l'esempio di san Paolo: Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa (Col. 1, 24).

Ma lo spirito di espiazione o di riparazione non costituisce la pienezza della devozione al Sacro Cuore. La pratica essenziale è la consacrazione, vale a dire, secondo la definizione della santa, una totale donazione di sè, di tutte le proprie azioni. Cristo viene allora a vivere in noi: «Bisogna che questo divino Cuore di Gesù si sostituisca talmente ai nostri, che lui solo viva ed agisca in noi e per noi... che i suoi affetti, i suoi pensieri e desideri sostituiscano i nostri, ma soprattutto il suo amore». La devozione al Sacro Cuore si esprime anche con segni esteriori, per esempio con l'esposizione della sua immagine. Istituendo tale devozione, Nostro Signore non ha voluto aggiungere esigenze complementari, nè appesantire i nostri fardelli, ma metterci in condizione di ricevere una nuova effusione di grazie, secondo le promesse fatte a santa Margherita Maria (ved. immagine allegata).

Tutti i cristiani sono chiamati ad onorare il Cuore di Cristo, ma specialmente le anime consacrate e le famiglie. In cambio, il Cuore accorderà loro una «protezione speciale di amore e di unione». In occasione della sua visita pastorale a Paray-le-Monial, il 5 ottobre 1986, Papa Giovanni Paolo II dichiarava: «Davanti al Cuore aperto di Cristo, cerchiamo di attingere in lui l'amore vero di cui hanno bisogno le nostre famiglie. La cellula familiare è fondamentale per edificare la civiltà dell'amore». Se le famiglie della nostra epoca conoscono troppo spesso la prova e la rottura, non sarebbe perchè i nostri cuori, invece di esser pieni dell'amore vero che si dà, sono resi duri come la pietra, abbandonandosi all'egoismo? Gesù ha offerto il suo Cuore ferito per trasformare i nostri cuori di pietra in cuori di carne, pieni d'amore per tutti e pieni di premure per i nostri parenti.

Delle vie per oggi

Dopo aver trasmesso a tutta la Chiesa il messaggio della divina misericordia, suor Margherita Maria ha terminato la sua missione terrena. Il 17 ottobre 1690, muore, pronunciando quest'unica parola: «Gesù». Sul finire della sua vita, scriveva al suo direttore spirituale: «Mi sembra che non sarò mai in pace se non mi vedrò in abissi di umiliazione e di sofferenza, ignorata da tutti e sepolta in un oblio eterno». Se Nostro Signore ha portato la confidente del suo Cuore ad una simile umiltà, è perchè partecipasse alla sua gloria, poichè: Chi si umilia sarà esaltato (Matt. 23, 12). Suor Margherita Maria, tanto piccola ai suoi propri occhi, è oggi proclamata santa dalla Chiesa, di fronte a tutti. Da dovunque, i fedeli vengono a raccogliersi davanti alle sue reliquie e ad implorare la sua intercessione. Paray-le-Monial è diventata il centro di un'intensa vita spirituale.

Papa Giovanni Paolo II riassumeva così il messaggio di Paray-le-Monial, in una missiva al R.P. Kolvenbach, Superiore Generale della Compagnia di Gesù, il 5 ottobre 1986: «Gli abbondanti frutti spirituali che ha prodotto la devozione al Cuore di Gesù sono ampiamente riconosciuti. Esprimendosi in particolare con la pratica dell'ora santa, della confesione e della comunione nei primi venerdì del mese, ha contribuito ad incitare generazioni di cristiani a pregare di più ed a partecipare più di frequente ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Sono queste vie che è auspicabile proporre ai fedeli, ancora oggi».

Onorando il Sacro Cuore di Gesù, rispondiamo all'appello pieno di bontà del nostro Salvatore: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me che sono dolce ed umile di cuore; e troverete pace per le anime vostre (Matt. 11, 28-29). «Che cosa c'è di più dolce per noi, fratelli carissimi, della voce del Signore che ci invita? Ecco che, nella sua bontà, il Signore medesimo ci mostra il cammino della vita!» (san Benedetto, Prologo della Regola). Che ci sia dato di seguirLo sul cammino in cui tesori ineffabili di grazie sono preparati per le nostre anime! Fiduciosi nella misericordia infinita del Cuore di Gesù, Gli raccomandiamo Lei, la Sua famiglia, i Suoi defunti e tutte le Sue intenzioni.

Dom Antoine Marie osb

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