Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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23 novembre 1999
San Clemente, Papa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli (Matt. 18, 3). Ai suoi discepoli, pieni di ambizione umana, Nostro Signore dà per modello un bambino. Per entrare nel Regno dei Cieli, è necessario diventare simili ai bambini: innocenti di qualsiasi vizio e soprattutto del peggiore di essi, l'orgoglio. L'umiltà è una delle basi fondamentali della vita cristiana.

San Benedetto, considerando la scala che apparve nel sonno a Giacobbe, e sulla quale questi vedeva Angeli che scendevano e salivano (ved. Gen. 28, 12), spiega: «Questa discesa e questa salita significano per noi, sicuramente, che si scende attraverso l'esaltazione e si sale attraverso l'umiltà. Questa scala così drizzata è la nostra vita terrena, che il Signore eleva fino al cielo, se il nostro cuore si umilia» (Regola, cap. 7).

Sant'Agostino afferma: «Se mi chiedete qual è la cosa essenziale nella religione e la disciplina di Gesù Cristo, risponderò: prima di tutto, l'umiltà; in secondo luogo, l'umiltà; infine, l'umiltà» (Lettera 118, 22). E, commentando queste parole del Vangelo: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, che sono dolce ed umile di cuore, e troverete pace per le anime vostre (Matt. 11, 28-29), ci presenta Gesù come il modello e la fonte alla quale possiamo attingere l'umiltà: «Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me non a creare tutti gli esseri visibili ed invisibili, non a stupire la terra con miracoli, nè a risuscitare i morti, ma imparate da me che sono dolce ed umile di cuore. Più alto ti proponi di elevare un edificio, e più profonde devi scavare le fondamenta... Ma se si tratta di innalzare l'edificio fino al Cielo, riserva le massime cure alle fondamenta... Quali fondamenta? Impara da Lui che è dolce ed umile di cuore. Scava in te il fondamento dell'umiltà e giungerai al coronamento della carità» (Sermone 69).

Bellezza indicibile

«L'umiltà è la verità» ha detto un giorno Santa Teresa di Gesù Bambino e della Sacra Sindone. Infatti, l'umiltà sta nel riconoscere qualsiasi verità, e prima di tutto la nostra condizione di creature dipendenti dal Creatore. Ecco un esempio concreto di umiltà preparato dalla Provvidenza perchè ci servisse di modello.

La domenica 7 gennaio 1844, al mulino di Boly, a Lourdes, nasce una bambina, in una famiglia molto povera ma profondamente cristiana; sarà chiamata Bernadetta. Sarà la primogenita di nove figli. Fin dall'età di 6 anni, è affetta da crisi d'asma che la faranno soffrire per tutta la vita. Il Signor Soubirous, suo padre, lavora sodo; ma la povertà porta la famiglia a rifugiarsi in un bugigattolo composto di una sola stanza, chiamato «la prigione». Bernadetta si occupa della «casa» e dei suoi fratelli e sorelle. Si vogliono tutti un gran bene e pregano, a tal punto che la miseria non impedisce la felicità domestica.

11 febbraio 1858. Nella «prigione», fa freddo: Bernadetta va, con alcune amiche, a raccogliere legna secca nella grotta di Massabielle, in riva al torrente. Improvvisamente, scorge, in una anfrattuosità della roccia, una Signora straordinariamente bella. Il corpo, che l'occhio ritiene palpabile come la carne di tutti noi, non differisce da quello di una persona qualsiasi, se non per la bellezza indicibile. È di statura media e sembra giovanissima. La curva ovale del volto ha una grazia celeste e gli occhi azzurri hanno una soavità che fa struggere il cuore di che è guardato da essi. Le labbra spirano una bontà ed una mansuetudine divina. Colta da un terrore soprannaturale, ma piena di gioia, Bernadetta non osa avvicinarsi; recita il rosario con la Signora. L'apparizione svanisce: Bernadetta si riscuote dall'estasi e, spinta dalla compagne, si lascia sfuggire quel che avrebbe voluto tenere per sè.

Apprendendo il fatto, la Signora Soubirous teme un'illusione e vieta alla figlia di tornare alla grotta di Massabielle. Ma la domenica 14, cede alle insistenze delle amiche di Bernadetta. Appena giunta alla grotta, la veggente annuncia: «C'è»; poi, avvicinandosi, l'asperge di acqua santa dicendo: «Se vieni da parte di Dio, rimani, altrimenti, vattene!» «La Signora sorrise, racconterà Bernadetta, e più l'aspergevo, più sorrideva».

Il 18 febbraio, la Signora dice a Bernadetta: «Vuoi farmi il piacere di venire qui quindici volte?» Raggiante di gioia, la ragazzina dice di sì e la Signora riprende subito: «Non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell'altro». Il 21, è una vera folla che Bernadetta deve fendere per giungere alla grotta. La Signora guarda in lontananza, con il volto triste; poi si rivolge a Bernadetta: «Prega Dio per i peccatori». Il 24, Bernadetta, in lacrime, può soltanto ripetere alla folla gli ordini della Signora, che riassume in una parola: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!»

«Va a bere alla fontana»

Il 25, Bernadetta avanza in ginocchio fino al centro della grotta dove la Signora l'ha preceduta. Essa le dice: «Va a bere alla fontana ed a lavarti». Bernadetta gratta con le dita la sabbia ammucchiata. Dalla roccia profonda, una sorgente si è aperta la strada fino alla mano di Bernadetta. La ragazzina beve il primo sorso di quell'acqua, ancora fangosa, e si bagna il viso con essa. La sorgente diventerà ben presto una fontana inesauribile, strumento divino di numerose guarigioni stupefacenti.

Il 25 marzo, la raggiante visitatrice della grotta svela il suo segreto: «Sono l'Immacolata Concezione». Bernadetta corre a ripetere questa frase che non capisce al Signor Parroco. Questi, sconvolto, crede allora alla realtà delle apparizioni. Esclama: «È la Santa Vergine!» Infatti, quattro anni prima, Papa Pio IX aveva proclamato infallibilmente che la Vergine Maria era stata concepita senza peccato.

L'ultima apparizione della Santissima Vergine ha luogo il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine: «Non l'ho mai vista tanto bella», dirà Bernadetta. In seguito, inchieste approfondite porteranno il Vescovo di Tarbes a pronunciare solennemente: «Noi riteniamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, è veramente apparsa a Bernadetta Soubirous, l'11 febbraio 1858 ed i giorni seguenti, per diciotto volte».

Nel corso di una delle apparizioni, la Santa Vergine rivela a Bernadetta che si farà suora. Otto anni più tardi, dopo aver esitato a lungo sulla scelta di una comunità, la veggente di Lourdes, che ha allora 22 anni, è ammessa presso le Suore della Carità e dell'Istruzione cristiana di Nevers: «Sono venuta qui per nascondermi», le capita di dire.

«Vattene, è troppo presto!»

Le novizie del Convento di Nevers sono affidate a Madre Maria Teresa Vauzou. Rimasta un po' gran signora malgrado il velo, è zelante per la santificazione delle sue religiose, ma concepisce a modo suo la loro promozione. Le vuole umili e fiduciose, e non ammette che tali anime abbiano segreti per lei. Bernadetta, cui la Santa Vergine ha confidato parecchi segreti da non svelare a nessuno, sembrerà poco aperta alla sua Superiora. Ai suoi occhi, la veggente di Lourdes è una ragazza comune, che deve esser formata alla vita religiosa. Non si possono ignorare i favori inauditi di cui è stata oggetto, ma bisogna premunirla contro le tentazioni di orgoglio.

Al noviziato, la giovane religiosa è incaricata di lavoretti, ora in sacristia, ora in infermeria. Essa conserva sempre il suo sorriso tranquillo, ma il volto lascia trasparire la stanchezza. Infatti, ha più coraggio che salute. L'asma la opprime e confessa di soffrire di mali di stomaco e di testa. Ben presto, deve mettersi a letto, e, il 25 ottobre, è giunta all'estremo. Dietro l'insistente consiglio del suo confessore, chiede di pronunciare i voti. Il Vescovo, Monsignor Forcade, rilascia l'autorizzazione necessaria e si reca in persona al capezzale della moribonda per ricevere i di lei voti perpetui. Immediatamente dopo la cerimonia, la salute di Bernadetta si ristabilisce in maniera inattesa. «Sto meglio, dice con un po' di rammarico, il Buon Dio non mi ha voluta, sono andata fino alla porta ed Egli mi ha detto: «Vattene, è troppo presto!»». Sopravviverà ancora 12 anni.

«Umili dentro, umiliati fuori»

Novizia ardente e regolare, Suor Maria Bernarda sparisce umilmente in mezzo alle sue compagne. Alla fine del noviziato, Monsignor Forcade attribuisce alle giovani suore i compiti che dovranno esercitare. Ciascuna riceve l'incarico cui la si destina, ma Bernadetta è omessa dall'elenco. «E Suor Maria Bernarda? domanda il vescovo. – Monsignore, risponde la Superiora, non è buona a nulla. – È vero, Suor Maria Bernarda, che non sei buona a nulla? – È vero, risponde l'umile suora. – Ma allora, povera ragazza, che faremo di te? – Se volete, Monsignore, interviene la Superiora, potremo tenerla per carità nella Casa Madre, e utilizzarla in un modo o nell'altro nell'infermeria, non fosse che per le pulizie e le tisane. Siccome è sempre ammalata, sarà proprio quel che ci vuole per lei». Il vescovo acconsente e, portando la discussione su un piano più elevato: «Ti incarico della preghiera», dice alla giovane suora. Di fronte ad una simile umiliazione pubblica, che risente dolorosamente, Bernadetta si ricorda degli ordini della Santa Vergine: «Soffrire per la salvezza eterna dei poveri peccatori», e la gioia profonda non la abbandona. Scriverà più tardi, nel suo diario intimo: «O, anima mia, sii la fedele imitatrice di Gesù, che era dolce ed umile di cuore. Una persona che sia stata soltanto umile di cuore dovrà esser glorificata; quale sarà la corona di coloro che, umili dentro ed umiliati fuori, avranno seguito l'umiltà del Salvatore in tutta la sua ampiezza?»

Dopo aver goduto di numerose apparizioni della Vergine Maria, Bernadetta avrebbe potuto prevalersi di tale privilegio per mettersi in luce. Al contrario, ha dato un esempio di profonda umiltà, che costituisce una lezione particolarmente importante per la nostra epoca. L'uomo di oggigiorno, infatti, è spesso geloso di una libertà mal intesa; rivendica un'indipendenza totale di fronte a chiunque, anche di fronte al suo Creatore, e cade così nell'idolatria di se stesso: «La radice dell'idolatria primaria, diceva il Cardinal Balland, arcivescovo di Lione, è l'adorazione di sè e della propria libertà. Una libertà che si vuole affrancata da qualsiasi condizionamento e da qualsiasi norma esterna. Questa forma è, probabilmente, la forma più attuale dell'idolatria di sempre. Adorazione di sè che ci fa senz'altro perdere il contatto con gli altri, con il mondo e che ci fa tacitamente complici della disumanizzazione della nostra società» (17 febbraio 1998).

«L'essere umano non è la misura universale»

L'uomo moderno, constata Papa Giovanni Paolo II, «è talmente preso dall'occupazione di edificare la città terrena, che ha perduto di vista o addirittura esclude volontariamente la «città di Dio». Dio rimane fuori dall'orizzonte della sua vita» (11 ottobre 1985). Un simile atteggiamento comporta gravi conseguenze. «Si moltiplicano le voci, dice ancora il Santo Padre, che presentono nella totale autonomia morale e religiosa dell'uomo, ed in una società che si secolarizza sempre di più, un avvio al fallimento e ad un caos crescente. Per la sua stessa natura, l'essere umano non è nè l'inizio nè la fine. L'essere umano non è la misura universale! Deve ammettere che, al di sopra di sè, vi è un essere tangibile: Dio, suo creatore, Padre e giudice. [Dobbiamo essere disposti] a riferirci a Lui in tutti i campi della nostra esistenza» (4 maggio 1987).

Tale è la prospettiva di San Benedetto, per il quale tutta la nostra vita si svolge sotto gli occhi di Dio, come egli afferma a proposito del primo grado dell'umiltà: «L'uomo deve esser persuaso che Dio lo considera continuamente e a qualsiasi ora dall'alto del cielo; che le sue azioni si svolgono sotto gli occhi della Divinità, e sono riferite a Dio dagli Angeli ad ogni istante» (Regola, cap. 7).

Così l'umiltà è fonte di unione con Dio e di fiducia nella sua paterna presenza. Essa dispone alla preghiera, la quale ci fa ottenere le grazie di cui abbiamo bisogno per salvarci. «L'umiltà è il fondamento della preghiera... È la disposizione per ricevere gratuitamente il dono della preghiera» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2559). Infatti, la vita umilissima di Santa Bernadetta è una vita di preghiera. Ma è anche una vita segnata da un grande coraggio, perchè, contrariamente all'opinione corrente, l'umiltà non è la virtù dei pusillanimi o di coloro che non hanno nessuna personalità. Essa suppone al contrario una forza d'animo poco comune. Così, qualche anno dopo aver pronunciato i voti, Santa Bernadetta aggiunge al compito di «pregare», che giudica di gran lunga superiore agli altri, un nuovo compito, non meno elevato e proficuo. Allettata in un angolo dell'infermeria, riceve la visita di una Superiora: «Cosa fai lì, pigrona? – Ma, cara Madre, eseguo il mio compito. – E qual è il tuo compito? – Quello di essere ammalata».

Suor Maria Bernarda soffre fisicamente: la tubercolosi ha iniziato il suo lento lavoro distruttore. Si risente anche della povertà delle suore, che arriva all'indigenza e talvolta addirittura alla mancanza di pane. Ma accanto alla sofferenza fisica, c'è la prova morale, non meno difficile da sopportare. La freddezza che Madre Maria Teresa Vauzou si fa un pio dovere di manifestarle, è un cruccio profondo per Bernadetta, cruccio che durerà per una decina d'anni. La Madre riconosce il fervore religioso esemplare di Bernadetta; ma, non constatando niente di straordinario in quella «veggente», conserva un'opinione sfavorevole sui fatti di Massabielle. Tale penosa situazione provocherà il seguente commento di una novizia: «Che fortuna non essere Bernadetta!» Ma, parlando di Madre Maria Teresa, Suor Maria Bernarda dichiarerà con assoluta sincerità: «Devo esserle molto riconoscente per il bene che ha fatto alla mia anima».

Un posto nel Cuore divino

«Il mio divino Sposo, scrive Bernadetta, mi ha dato l'attrattiva della vita umile e nascosta, e mi diceva spesso che il mio cuore si sarebbe fermato solo quando gli avesse sacrificato tutto. E, per decidermi, mi ispira sovente che, dopo tutto, all'atto della morte, non avrò altra consolazione che Gesù, e Gesù crocifisso. Lui solo, amico fedele, porterò con me nella tomba, fra le mie dita gelide. O follia fra tutte le follie, quella di volermi attaccare ad altro che a Lui». Ad una signora che ha appena perso il marito ed i suoi due figli, consiglia di ricorrere al Sacro Cuore: «Dio mette alla prova quelli che ama, scrive. Lei ha quindi più particolarmente diritto ad un posto nel suo divino Cuore; solo lì troverà una vera e solida consolazione. È Lui medesimo che ci invita con queste dolci parole: O tutti voi che soffrite e siete afflitti, venite a me; vi darò sollievo e vi consolerò».

La tubercolosi guadagna terreno sul povero corpo spossato: si manifesta un tumore al ginocchio, che gonfia e diventa molto doloroso. Annota nel diario: «Ho perso totalmente l'uso delle gambe; devo subire l'umiliazione di farmi portare». A partire dall'ottobre 1878, il tumore provoca un dolore impossibile da lenire. Bernadetta trova forza solo in Gesù, e, per amore per Lui, arriva al punto di «amare» la sofferenza: «Sono più felice con il mio Cristo, sul mio letto, che una regina sul trono» scrive ad una suora che le ha mandato un'immagine di Gesù Crocifisso. Si fa così portavoce delle parole di San Paolo: Godo delle sofferenze in cui mi trovo per voi, e completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo, che è la Chiesa (Col. 1, 24). Associata al mistero della sofferenza di Cristo, partecipa veramente alla Redenzione ed alla santificazione delle anime. In questo senso, Bernadetta è luce per la nostra epoca in cui la ricerca smodata del piacere è spesso assunta a regola di vita.

Di solito, Suor Maria Bernarda appoggia la gamba destra su una sedia, fuori del letto, a causa del tumore. La carie delle ossa, analoga alla più acuta crisi di mal di denti, le strappa sordi gemiti. Nessun moto d'impazienza in lei, ma sempre lo stesso gemito inconsulto, ansante, quello di una volontà che combatte eroicamente. «Quando si è a letto, dice, nel momento di un dolore più grande, bisogna rimanere immobili, come Nostro Signore sulla croce». Non sempre ci riesce: «Non badate ai miei contorcimenti, non è nulla!», e, stringendo il crocifisso: «Sono come Lui». Durante lunghe notti, sgrana il Rosario: «Sono felice, durante le mie ore di insonnia, di unirmi a Gesù Ostia. Uno sguardo a quest'immagine (che rappresenta un ostensorio) mi dà la forza di immolarmi, quando risento maggiormente l'isolamento e la sofferenza». La sua massima felicità è quella di associarsi col pensiero alle messe che vengono celebrate, in quel momento, in questa o quella parte del mondo. Negli istanti di tregua, si rende utile alla comunità, ricamando, disegnando, dipengendo, ecc.

19 marzo 1879, festività di San Giuseppe: «Che grazia gli hai chiesto, Suor Maria Bernarda? – La grazia di una buona morte!» risponde.

28 marzo: le sono amministrati gli ultimi sacramenti. Il martirio si prolunga per ancora tre settimane. «Il Cielo, il Cielo! mormora... Si dice che ci siano santi che non vi sono andati dritti dritti, perchè non lo avevano desiderato abbastanza. Per quanto mi riguarda, non sarà il mio caso». «Ricordati della promessa della Santa Vergine: alla fine c'è il Cielo, le si dice. – Sì, risponde debolmente, ma la fine tarda ad arrivare... Mi sento le ossa peste...»

«Ho fretta di andare a rivederla»

Durante la notte dal 14 al 15 aprile, il demonio prova a gettarla nella disperazione. Invoca: «Gesù!» poi esclama: «Vattene Satana!» Il cappellano le chiede: «Vuoi offrire il sacrificio della tua vita? – Che sacrificio? non è un sacrificio lasciare questa povera vita in cui si incontrano tante difficoltà per appartenere a Dio!... Oh! quanto ha ragione l'Imitazione di Gesù Cristo di insegnare che non bisogna aspettare l'ultimo momento per servire Dio!... Si può allora talmente poco!»

La mattinata del 16 aprile è molto penosa. Suor Maria Bernarda soffoca. «Chiedo alla Madre Immacolata di darti consolazioni, le dice Madre Eleonora. – No, non consolazioni, ma la forza e la pazienza... L'ho vista, continua guardando la statua della Santa Vergine, l'ho vista!... Oh! quanto era bella e quanto ho fretta di andare a rivederLa!»

Un po' prima delle tre pomeridiane, è in preda a sofferenze interiori. La Suora Assistente recita lentamente l' «Avemaria». Alle parole: «Santa Maria...», Bernadetta unisce la sua voce a quella della Suora, che la lascia continuare da sola... Umile e fiduciosa fino alla fine, Suor Maria Bernarda dice per due volte: «Santa Maria, Madre di Dio! Prega per me... povera peccatrice... povera peccatrice». Spira quasi subito dopo, stringendosi ancora al cuore il Crocifisso. Ha 35 anni. La Santa Vergine le aveva promesso che sarebbe morta giovane. Era giunta l'ora della ricompensa.

Bernadetta Soubirous è stata canonizzata da Papa Pio XI, l'8 dicembre 1933. Ancora oggi, le folle di tutti i paesi del mondo accorrono alla grotta di Lourdes: vi si vedono molte miserie, molte persone in preghiera e molti miracoli. Quel che non si vede, ma che si sente vicinissimo, sono gli splendori del Cielo, l'altro mondo in cui Santa Bernadetta è per sempre infinitamente felice, ed intercede per noi, mentre ci attira verso Dio.

Affidiamo a Nostra Signora di Lourdes e a San Giuseppe, tramite l'intercessione di Santa Bernadetta, le Sue necessità corporali e spirituali, nonchè le persone che Le sono care, i vivi e i defunti.

Dom Antoine Marie osb

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