Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


[Cette lettre en français]
15 agosto 1999
Assunzione di Maria


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Dall'inizio della predicazione cristiana nel Sud-Est Asiatico (nel secolo sedicesimo) a questa parte, la Chiesa, nel Vietnam, ha subito persecuzioni che si sono succedute come quelle che colpirono la Chiesa di Occidente durante i primi tre secoli. Ci furono migliaia di cristiani martirizzati... Il Vangelo ci ricorda le parole con cui Gesù Cristo ha annunciato le persecuzioni che i discepoli avrebbero dovuto sopportare... Gesùha parlato con grande franchezza agli Apostoli: Sarete odiati da tutte le nazioni per causa del mio nome... ma chi avrà perserverato fino alla fine, questi sarà salvo (Matt. 24, 9, 13)» (Giovanni Paolo II, Omelia per la canonizzazione di 117 martiri del Vietnam, il 19 giugno 1988). San Gianluigi Bonnard, martirizzato a Nam Dinh (Vietnam), il 1° maggio 1852, è uno di questi testimoni della fede nell'Estremo Oriente.

«Voglio farmi prete»

Gianluigi, quinto dei sei figli di Gabriele Bonnard e di Anna Bonnier, è nato il 18 marzo 1824. Viene battezzato lo stesso giorno, nella chiesa di Saint Christo-en-Jarez (Loira, Francia). La famiglia è molto cristiana. La sera, si legge e si conversa; si fanno anche progetti: «Sarò muratore», dice il primogenito; «diventerò mugnaio», dice il secondo. «Voglio farmi prete», dichiara Gianluigi, che ha cinque anni. Vocazione precoce! Tuttavia, gli anni passano, ma il progetto di Gianluigi non varia. In famiglia, ci si rallegra all'idea di aver un sacerdote, «ma, chiede il padre, realista, e gli studi? e le spese per il collegio?» I fratelli hanno una bella risposta: «Ebbene, faremo quel che potremo: ci limiteremo tutti!»

Gianluigi fa la prima comunione nel 1836. Benchè sia molto assiduo, fa fatica a seguire l'insegnamento del catechismo. Uno dei suoi compagni di quel tempo così lo descrive: «Devoto, allegro, calmo di carattere, placido, mai arrabbiato; qualità intellettuali mediocri, forse anche meno che mediocri». È incapace di servire la Messa, perchè non riesce ad articolare correttamente le risposte in latino. Eppure, si ostina a ripetere che vuol farsi prete. Gli inizi, in collegio, sono difficili. Molto spesso, perdendo la pazienza, le parole che gli si dicono, circa le sue capacità inadeguate ed i suoi scarsi progressi, sono dure! Gianluigi non si scoraggia mai.

Il sogno di essere missionario

A forza di mettercela tutta, entra in terza media al seminario minore di Saint-Jodard. Ivi, il parere è unanime: lo si giudica un buon seminarista, quasi troppo perfetto, ma un alunno mediocre. La sua estrema mitezza gli attira le vessazioni dei burloni. Non manifesta nessuna irritazione, ma talvolta un po' di tristezza. L'anno seguente, questo ragazzo dal volto angelico, comincia ad appassionarsi agli «Annali della Propagazione della fede», rivista che ha per scopo quello di far conoscere l'opera dei missionari cattolici: immagina le immensità, la grande avventura spesso pericolosa, talvolta drammatica. La visita che fa a Saint-Jodard uno degli ex allievi, Padre Charrier, superstite del Vietnam, dove ha sopportato catene e canga per parecchi anni, non fa che rafforzare gli insoliti progetti del giovane. In attesa, studia assiduamente, ed i progressi si manifestano: in classe di retorica, ottiene la media, e talvolta è addirittura fra i primi della classe!

Un po' alla volta, Gianluigi prepara la sua famiglia ad accettare la volontà di Dio «qualsiasi sia il luogo in cui Egli lo chiamerà per servirLo». Si nota, dopo l'anno scolastico di filosofia, quanto si sia legato con un compagno, Giambattista Goutelle. Alla fine delle vacanze, si recano entrambi al seminario maggiore di Lione. Goutelle, bruciando la tappa lionese, se ne va direttamente a Parigi, al seminario delle Missioni Estere. Gianluigi spera di raggiungervelo tra breve. Prima di tutto, se ne apre con il sacerdote che l'aveva preparato alla prima comunione, e che ha attualmente una carica a Lione. Egli muove qualche obiezione, per mettere alla prova la sua vocazione. Ma nulla lo può far vacillare.

Poi, bisogna ottenere l'autorizzazione dell'arcivescovo. Se ne incarica, con esito positivo, un sacerdote amico. Gianluigi lo ringrazia ed aggiunge: «Siete stato un buon avvocato, ma la causa non era difficile: la diocesi non perde niente con la mia partenza, anzi ci guadagna! - Ma allora, che cosa andrai a fare nelle missioni, replica il prete, se sei un buono a nulla per la tua diocesi? - Voglio esser martire, risponde il seminarista, e farò all'uopo tutto il possibile. Ecco la mia ambizione: cogliere la prima palma del martirio che mi si presenterà a portata di mano!» Per molti, solo la terra conta: l'eternità, il Cielo, l'inferno, non hanno importanza. Gianluigi, al contrario, ha puntato sul Cielo ed ha visto giusto. Non desidera la morte in sè e per sè, ma vede il sacrificio della propria vita come il più bell'atto d'amore verso Dio, attraverso la testimonianza suprema resa alla Verità. Poco prima di morire, scriverà ai suoi genitori: «Quando riceverete questa lettera, potrete esser certi che la mia testa sarà caduta sotto la lama del gladio. Sarò morto per la Fede in Gesù Cristo».

Testimone della Verità

I martiri sono i testimoni della verità. Gesù, Re dei martiri, asserisce a Pilato: Sono nato, sono venuto nel mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce (Giov. 18, 37). Che cosa è la verità? ribatte il governatore romano, mettendo in dubbio l'esistenza della verità, o la possibilità di conoscerla. Ancor oggi, molti, influenzati dal relativismo ambientale, pensano che tutto sia questione di opinioni, avendo le une e le altre, a priori, pari valore, finchè non sia fatta una selezione, per un certo periodo, dall'efficacia o dalla decisione di una maggioranza.

Se tutto si equivale e si uguaglia, se non si può affermare che esistano una verità ed un errore, un bene ed un male, se c'è una verità che dura solo per un giorno, è inutile farsi uccidere, come i martiri, ed è anzi inutile farsi scrupolo per essa. Al contrario, se una verità esiste, se l'armonia e la felicità dell'ordine umano, ed altresì la salvezza eterna delle anime, dipendono da una gerarchia di beni da promuovere e da difendere, qualsiasi cosa succeda, tale verità merità una dedizione disinteressata, intelligente e tenace.

Sperimentiamo ogni giorno l'esistenza di una verità nell'ordine fisico. Siamo nella verità, quando il nostro pensiero è conforme alla realtà delle cose; nel caso contrario, siamo nell'errore. Il compito della scienza è appunto quello di descrivere la parte di verità che la concerne. Ignorare le leggi che essa espone, ingenera catastrofi. Per esempio: un ponte mal costruito, crollerà in breve tempo. La verità esiste anche nell'ordine morale e religioso. Tutti gli uomini conoscono questa verità primaria: bisogna compiere il bene ed evitare il male. Essa testimonia, unitamente alle altre verità morali iscritte nella coscienza umana (onora il padre e la madre, non uccidere, non rubare, ecc.) l'esistenza di una Verità suprema trascendente: Dio. «Quando ascolta la voce della propria coscienza, l'uomo può raggiungere la certezza dell'esistenza di Dio, causa e fine di tutto», insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, 46). Infatti, la fonte di ogni verità e di ogni bene si trova in Dio, Essere infinitamente perfetto, e Creatore di tutte le cose. «L'ordine morale - universale, assoluto, ed immutabile nei suoi principi - ha il suo fondamento oggettivo nel Dio vero trascendente e personale, Verità prima e Bene Sovrano, la fonte più profonda di vitalità per una società ordinata, feconda, e conforme alla dignità delle persone che la compongono» (Giovanni XXIII, Pacem in terris).

L'unico vero bene dell'uomo

Tuttavia, la ricerca e l'adesione alla verità sono lasciate alla libertà dell'uomo. Dio, infatti, ha creato l'uomo libero: «Dio volle lasciare [l'uomo] in mano al suo consiglio (Sir. 15, 14), così che esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l'adesione a lui, alla piena e beata perfezione» (Vaticano II, Gaudium et spes, 17). Ma la libertà dell'uomo non significa che egli possa creare lui stesso la verità, i valori e le norme morali, poichè li riceve dal suo Creatore. Così, secondo la fede cristiana, «solo la libertà che si sottomette alla Verità conduce la persona umana al suo vero bene. Il bene della persona è quello di essere nella Verità e di fare la Verità» (Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis splendor, 84).

La cultura contemporanea ha perso di vista, in gran parte, il legame essenziale che esiste fra verità, bene e libertà. «Indurre l'uomo a riscoprire tale legame, dice Papa Giovanni Paolo II, è oggi una delle esigenze proprie della missione della Chiesa, per la salvezza del mondo. La domanda di Pilato: Che cosa è la verità? scaturisce al giorno d'oggi anche dalla perplessità sconsolata di un uomo che non sa più chi sia, da dove venga e dove vada. E allora assistiamo spesso al crollo spaventoso della persona umana in situazioni di autodistruzione progressiva. Se si ascoltassero certe voci che corrono, sembrerebbe che non si debba più riconoscere il carattere assoluto e indistruttibile di alcun valore morale. Ed è anzi accaduto qualcosa di più grave: l'uomo non è più convinto di poter trovare la salvezza soltanto nella verità. La forza salvifica del vero è contestata e si affida alla sola libertà, sradicata da qualsiasi obiettività, il compito di decidere in modo autonomo quel che è bene e quel che è male... Non si crede più, tutto sommato, che l'unico vero bene dell'uomo sia la Legge di Dio» (ibid.).

Considerando la debolezza umana, il nostro Celeste Padre ha avuto la bontà di munirci di soccorsi soprannaturali, per farci accedere più sicuramente e più rapidamente alla conoscenza della verità. Infatti, Dio ha voluto rivelarci «le verità religiose e morali che, di per sè, non sono inaccessibili alla ragione, affinchè nella presente condizione del genere umano, possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore» (CCC, 38). Ma esiste un altro ordine di conoscenze a cui l'uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze: si tratta delle verità della fede: «Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l'eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo» (CCC, 50). Ecco perchè Nostro Signore ha detto: Io sono la Via, la Verità e la Vita (Giov. 14, 6). Ha chiamato tutti gli uomini a venire a Sè, per arrivare all'eterna salvezza: Io sono la porta. Chi per me passerà, sarà salvo (Giov. 10, 9). I martiri hanno testimoniato fino alla morte la verità di Cristo.

«Un'anima angelica»

Alla fine delle vacanze del 1846, Gianluigi Bonnard si prepara a lasciare definitivamente la sua famiglia: è il primo atto del suo martirio, perchè, a quell'epoca, la partenza di un missionario per l'Estremo Oriente era quasi sempre senza ritorno. Dopo la preghiera della sera, chiede la benedizione dei genitori. «Ma perchè? - Il fatto è che quest'anno devo ricevere i primi Ordini sacri», dice con esitazione, non volendo annunciar loro ancora la sua partenza per il seminario delle Missioni Estere. Il giorno seguente, all'atto di lasciarli, sembra più commosso del solito. Arriva a Parigi il 4 novembre.

Nel suo nuovo istituto, Gianluigi è raggiante di gioia. Angelo di pace, umile, modesto, dotato di un'immensa carità nei riguardi di tutti, si dice di lui; deve probabilmente queste virtù gentili all'innocenza battesimale perfettamente conservata. Angelo? I suoi genitori, addolorati per la sua partenza, non sono di questo parere. Egli si sforza di rassicurarli: «Non mettetevi in testa che, appena arrivato fra gli infedeli, sarò ucciso... Ahimè! Non sono degno di un onore tanto grande quanto quello di morire per la Fede, martire di Gesù Cristo! Fareste bene a chiedere questa grazia per me al Buon Dio. Ma se quest'idea vi dà noia, cacciatela piuttosto, poichè ora non ci sono quasi più persecuzioni nei paesi cui ci destinano. Per convincervene, basta che leggiate negli Annali della Propagazione della Fede, quel che riguarda l'India, la Malesia, la Manciuria e la Cina». Perchè dimentica il Vietnam? Eppure, è lì che andrà.

Ordinato sacerdote il 28 dicembre 1848, Gianluigi parte, nel febbraio del 1849, per Hong Kong. Di lì, viene inviato nel Tonchino (Nord del Vietnam), dove, nell'aprile del 1851, è incaricato di due parrocchie. Scrive ai suoi genitori: «Gli abitanti di questo paese sono ottime persone. I cristiani ci amano molto e ci sono devoti di tutto cuore... Parliamo un po' di persecuzione, poichè, come voi ben sapete, non si può dire che qui siamo assolutamente in pace... Quel che più ci addolora, è il fatto di veder perseguitati i nostri poveri cristiani, che sono allora costretti ai più grandi sacrifici per conservare la Fede. Oh! Se sapeste i sacrifici che bisogna fare per diventare e rimanere cristiani!»

Il martirio quotidiano

Pochi sono chiamati a versare il proprio sangue; ma tutti i battezzati devono rendere tutti i giorni una testimonianza coerente della loro fede, anche a prezzo di sofferenze notevoli. Quando l'ordine morale voluto da Dio è messo in causa e respinto dallo spirito pubblico, la fedeltà a detto ordine può dar luogo a numerose difficoltà, nelle circostanze più banali. Il cristiano, sostenuto dalla virtù della forza, viene allora chiamato ad un impegno eroico, per rimanere fedele a Dio. Arriva al punto di «prediligere le difficoltà di questo mondo, in vista delle ricompense eterne» (San Gregorio Magno).

All'eroismo di tutti i giorni appartiene, per esempio, «la testimonianza silenziosa, ma quanto feconda ed eloquente, di tutte le madri coraggiose che si dedicano senza riserve alla loro famiglia, che soffrono dando la vita ai figli, e sono poi pronte a sopportare tutti i fastidi, ad affrontare tutti i sacrifici, per trasmetter loro quel che possiedono di migliore in sè. Nel compimento della loro missione, queste madri eroiche non trovano sempre un sostegno nell'ambiente che le circonda. Anzi, i modelli di civiltà, spesso promossi e diffusi attraverso la comunicazione sociale, non favoriscono la maternità. In nome del progresso e della modernità, si presentano come ormai superati i valori della fedeltà, della castità e del sacrificio che hanno illustrato e continuano ad illustrare una moltitudine di mogli e di madri cristiane» (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitæ, 86).

Sempre ed in qualsiasi circostanza

Ma se i cristiani tengono ad onorare Dio ed il prossimo a prezzo di croci quotidiane reali, anche se spesso oscure, sono assolutamente determinati a non violare in nessun caso la legge di Dio. «La Chiesa propone l'esempio di numerosi santi e sante che hanno difeso la verità morale fino al martirio, preferendo la morte ad un solo peccato mortale. Essa ha dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l'amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, ed il rifiuto di trasgredirli, anche con l'intenzione di salvare la propria vita» (Enciclica Veritatis splendor, 91). Sant'Ignazio di Loyola scrive, negli 'Esercizi spirituali': «Il primo grado dell'umiltà è necessario per la salvezza eterna. Consiste, per me, nell'abbassarmi e nell'umiliarmi quanto più mi sarà possibile e quanto è necessario per ubbidire in tutto e per tutto alla legge di Dio, nostro Signore: in modo che, anche se mi si minacciasse di togliermi la vita, non vagli nemmeno la possibilità di trasgredire un comandamento di Dio o degli uomini, che mi obblighi, pena un peccato mortale». Il comandamento dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo non comporta nessun limite superiore, ma ha un limite inferiore, al disotto del quale esso è violato. Vi sono comportamenti che non possono mai, ed in nesuna situazione, essere la risposta giusta, vale a dire conforme alla dignità della persona. Il limite, al disotto del quale l'amore di Dio e del prossimo è violato, è quel che vietano i comandamenti negativi (per esempio: Non desiderare la donna altrui): questi comandamenti vincolano ogni uomo «semper et pro semper», sempre ed in qualsiasi circostanza (ved. Enciclica Veritatis splendor, 52).

La Speranza non inganna!

In certe situazioni, l'osservanza della Legge di Dio può essere difficile; tuttavia, non è mai impossibile. «Dio non ordina cose impossibili, ma, ordinando, ti invita a fare quel che puoi ed a chiedere quel che non puoi, e ti aiuta a potere. I suoi comandamenti non sono gravosi (I Giov. 5, 3), il suo giogo è dolce ed il suo fardello leggero» (Concilio di Trento, VI Sessione, cap. 11). «È nella Croce salvifica di Gesù, nel dono dello Spirito Santo, nei sacramenti che nascono dal costato trafitto del Redentore, che il credente trova la grazia e la forza di osservare sempre la santa Legge di Dio, anche in mezzo alle più gravi difficiltà» (Enciclica Veritatis splendor, 103).

La speranza è dunque sempre aperta; ed essa non inganna (Rom. 5, 5). Così, «sarebbe un gravissimo errore pensare che la regola insegnata dalla Chiesa è, in sè, soltanto un ideale che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato, in funzione, si dice, delle «possibilità concrete» dell'uomo... Di che uomo si parla? Dell'uomo dominato dalla concupiscenza, o dell'uomo riscattato da Cristo? Poichè è appunto della realtà della Redenzione che si tratta. Cristo ci ha riscattati! Ciò significa: Ha liberato la nostra libertà dalla dominazione della concupiscenza... Il comandamento di Dio è certo proporzionato alle capacità dell'uomo, ma alle capacità dell'uomo cui è dato lo Spirito Santo, dell'uomo che, se è caduto nel peccato, può sempre ottenere il perdono e godere la presenza dello Spirito» (Ibid.). Praticamente, è soprattutto nella preghiera che ci vien data la forza dello Spirito Santo. Per questo, il Catechismo insegna: «Pregare è una necessità vitale... Niente vale quanto la preghiera; essa rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile» (CCC, 2744).

«Prigioniero per Cristo!»

Il 1° marzo 1851, l'imperatore Tu Duc aveva promulgato un editto di persecuzione. Mentre visita, nel marzo 1852, la comunità dei cristiani di Boi Xuyen, Padre Bonnard viene arrestato, a seguito della denuncia di un mandarino pagano, ed è condotto a Nam Dinh. «Eccomi in prigione, scrive al suo vescovo, Monsignor Retord, con la canga e incatenato durante la notte... Me ne rallegro, dicendomi che la croce di Gesùera di gran lunga più pesante della mia canga, che i vincoli che legavano Gesùerano di gran lunga più dolorosi della mia catena, e sono felice di dire come San Paolo: Sono prigioniero per Cristo... Sono ancora giovane; avrei desiderato aiutarvi ed occuparmi di questi cari cristiani che amo tanto... La carne ed il sangue sono tristi, ma forse che Gesùnell'orto degli Ulivi non mi insegna a soffrire con pazienza e per amore di Lui, tutti i mali che mi manda?»

Poi seguono gli interrogatori. Si vuol sapere dove abbia soggiornato il missionario: «Colpitemi pure tanto quanto volete, ma non sperate di strapparmi una parola che possa nuocere ai cristiani». Gli si propone di calpestare la Croce, altrimenti sarà frustato con la verga e condannato a morte: «Non temo nè le vostre verghe, nè la morte. Mai commetterò una simile vigliaccheria! Non sono venuto per rinnegare la mia religione, nè per dare cattivi esempi ai cristiani».

L'8 aprile, Giovedì Santo, Padre Tinh, inviato da Monsignor Retord, porta la comunione a Padre Bonnard: «Veramente, dice quest'ultimo, bisogna essere in prigione e con la canga al collo, per capire quanto sia dolce ricevere il proprio Dio!» E scrive ai suoi genitori: «Non piangete, sono lieto di morire così. Vi do appuntamento lassù. Vi aspetto tutti lì. Non mancate». Decapitato il 1° maggio 1852, entra nella letizia infinita, accolto per sempre dalla Corte celeste.

Seguiamo le sue orme, con un'immensa fiducia nella Santissima Vergine e in San Giuseppe, attraverso l'accettazione tranquilla delle moltiplici piccole croci della nostra esistenza ordinaria. «San Gianluigi Bonnard, ti affidiamo tutti coloro che ci sono cari, vivi e defunti!»

Dom Antoine Marie osb

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